La mia terra

Tornata ieri dopo due giorni di sole e di vento, dopo che gli occhi si sono posati su lenzuola con su scritto, in rosso, "Rita Presidente" e cartelli di un celeste sbiadito, a cura della Regione (chissà perché, comparsi in tutta la città dopo una certa intervista televisiva), che recitano " ‘la mafia fa schifo.’ Difendiamo le nostre libertà" mi son detta, ancora una volta, che la mia terra non lascia indifferenti, mai. La ami o la odi. E a volte, entrambi i sentimenti si dividono il cuore.
Mi è tornato in mente questo post; oggi potrei riscriverlo esattamente così.

La mia Terra

Ieri si parlava di posti visti e non vissuti, e Slowhand diceva che, passeggiando per la sua città, almeno sapeva cosa stava guardando.
E’ vero, le città vanno vissute, oltre che visitate, vanno guardate, oltre che viste.
Questa è la mia città (mia nel cuore, anche se vivo lontana), e vi invito a vederla con me.

S. Maria allo Spasimo - Interno

Certo, non è solo questo.
Come scordare l’annoso problema del traffico?

La mia Terra è dolce e amara.
Un miscuglio di luci e colori.
Netti, mai sfumati.
La mia Terra è Madre e Matrigna,
Ricchezza e abbandono,
Bellezza ed orrore.
L’Amore.
La mia Terra è un telone rosso
che addolcisce la luce del giorno
e regala colore alla morte.
La mia Terra è acqua sulle pietre
E’ voci, spintoni di gente.
Farsi largo o venire travolti,
una lezione che si impara da bambini.
La mia Terra è lontana, ma è qui
Nel mio cuore,
nel mio centro.

Mi piacerebbe portarvici, tra quei teloni rossi sui banchi dei pescivendoli alla Vuccirìa, fatti apposta per tingere di rosato la carne del pescespada e farlo sembrare fresco.
Oppure tra i vicoli della Kalsa, per farvi scoprire come, tra l’immondizia e stradine buie e strette, si aprono improvvisamente le rovine dello Spasimo, e in mezzo ad esse trionfa un albero enorme (la morte ha quasi sempre ragione sulla vita, ma accade anche il contrario). Oppure a trovare – sempre che mi ricordi dove sta – l’insegna liberty di un panettiere, decorata dal Basile, ora "sepolta" nei vicoli del Capo (uno dei mercati della città).
Ma vi porterei anche all’Albergherìa, a trovare bimbi già adulti nell’animo, che pensano che "Palermo" sia un’altra città, e non la loro. La loro, si ferma a Ballarò.
O nella periferia di Brancaccio, quella di Padre Puglisi, dove case fatiscenti si appoggiano alle mura del Castello di Maredolce alla Favara, il palazzo d’estate di un emiro arabo, poi "sollazzo" dei re normanni.
E tante cose, vi farei vedere, di questa città d’amore ed odio, ed altrettante ne vorrei scoprire io stessa, che non la conosco come vorrei.

Perché le parole non rendono giustizia agli odori – di spezie ed acqua, e pesce, e sudore – del mercato, né alle voci che si rincorrono l’un l’altra annunciando la freschezza del pesce, o il profumo dell’aglio, o la saggezza di approfittare del momento.
"Comprate il sale e conservatelo, quando mi cercate non mi trovate" grida il venditore, di tanto in tanto.
E l’aroma, seducente come il suono di un piffero, che fuoriesce dalle friggitorie dove le panelle navigano in un lago d’olio ormai quasi nero, ma che regala loro quel sapore inconfondibile.
E che possono dire, le parole, di sorrisi sdentati, di topi che si rincorrono sotto la pioggia nelle tubature scoperte delle vecchie mura cittadine, a due passi dal teatro più grande d’Europa?

(originariamente comparso su OCE  il 26 luglio 2005)

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12 risposte a La mia terra

  1. PlacidaSignora ha detto:

    Mentre ti leggevo, mi sono accorta di canticchiare questa:

    Amara terra mia

    Domenico Modugno

    Sole alla valle, sole alla collina, per le
    campagne non c’è‚ più nessuno.
    Addio, addio amore, io vado via,
    amara terra mia, amara e bella…

    Cieli infiniti e volti come pietra, mani
    incallite ormai senza speranza.
    Addio, addio amore, io vado via,
    amara terra mia, amara e bella…

    Tra gli uliveti ‚ nata gi la luna, un bimbo
    piange, allatta un seno magro.
    Addio, addio amore, io vado via,
    amara terra mia, amara e bella…

    :-**

  2. manginobrioches ha detto:

    ma guarda che sorpresa! riccionascosto s’è indovata! ha trovato un trispito e ne ha fatto un blog! e a me nessuno dice niente, che son sempre l’ultima a sapere… che meraviglia, amica mia, qui tra rovine e splendori, come solo nell’isola che sappiamo, che ci sa.

  3. Flounder ha detto:

    a me mi piace pani c’a meuza.

  4. riccionascosto ha detto:

    Vero, Placida, ogni tanto mi sorprendo a canticchiarla anch’io…

    M.me Brioche, se mi sono indovata non lo so davvero; questo cantuccio mi sembra comodo, però.

    Flo’, allora lo lascio tutto a te… pani ‘ca meusa, stigghiole e quarume mi piacciono solo da odorare. (Sì, l’ho detto, sono una figlia degenere)

  5. Effe ha detto:

    ci sono viaggi e parole che s’indovano

  6. Minervaa ha detto:

    e io ci verrei davvero.

  7. anonimo ha detto:

    Ciao sorellina, mi fa piacere che tu ti sia decisa. Complimenti e in bocca al lupo. Sei grande!! :*
    Sole.

  8. e.l.e.n.a. ha detto:

    una bella terra, la tua terra. io ci sono stata quest’estate e ne ho scritto ad agosto.
    non puoi restarle indifferente, assolutamente.
    mi piace aver trovato alcune cose che ho trovato anche io, da “straniera”.
    un saluto. elena

  9. Petarda ha detto:

    grazie per aver riportato alla luce questo bel pizzino, sabri.
    spasimo: non me lo ricordo mai come si chiama. spasimo. bellissima 🙂
    grazie, ancora. :)))

  10. riccionascosto ha detto:

    Lo Spasimo, in realtà.
    Bellissimo, sì (e non ci vado da un po’, spero la prossima volta che sono giù ci sia qualche concerto, lì dentro). 🙂

  11. nuccina1 ha detto:

    la nostra terra è proprio cosi.

  12. riccionascosto ha detto:

    E’ vero, nuccina.
    Nel bene e nel male.

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