Mis(t)ure di donna

Coming out, si dice ora.
Una volta le chiamavano “confessioni”, ma certo la parola dava un che di peccaminoso che, a volte, non c’era. Rimane, nel termine inglese, qualcosa di sensazionale, come Braccobaldo che vien fuori dal cerchio di carta (o la ragazza dalla torta, a scelta).

Qui di sensazionale non c’è niente, lo dico prima per evitare delusioni. Solo pensieri sparsi, nati sull’onda di chiacchiere telematiche che – coincidenza – in questi giorni girano intorno a un argomento: le misure.

Le feste non ancora finite (domani l’Epifania, che tutte le feste si porta via) hanno portato quasi a tutti qualche centimetro in più sulla “zona compresa tra cassa toracica e inguine” – come la descrive Squonk.

Io non ne sono stata indenne, come ho già scritto, insieme ad altre cose, nel post qui sotto.
Curiosamente (?), su questo – e su trenta e due, ventotto – si sono concentrati i commenti.

Da circonferenze e zavorre varie, si è passati alle misure, appunto, e alle diverse valutazioni delle stesse, con qualche lamentela (mia) e un “elogio dell’abbondanza” di MarioB.

Ora non voglio dissertare sull’evoluzione del gusto e delle mode, sulle “maggiorate” o sulle “donne grissino”, ma parlare, più semplicemente, di quello che quasi tutte noi donne viviamo sulla nostra pelle – pure in senso fisico, visto che si parla (anche) di ciò che indossiamo.

Nei commenti al post che dicevamo, Flounder scrive:

sono arrivata a pesare 43 chili.
quando cercavo dei vestiti mi dicevano che la mia taglia non era prevista, era una misura “sotto-donna”.
così.
sotto-donna.
non è mica bello.
adesso volteggio tra una 38 e una 40.
e vado a comprare le gonne da 0-12 benetton.
sono passata da sotto-donna a super-bambina.

Questo problema, confesso, non l’ho mai avuto. Ho convissuto – e convivo ancora – con la faccia opposta della medaglia, però. Tranne una parentesi (circa 6-7 anni) in cui “entravo” tranquillamente in una 44, ho sempre usato taglie superiori, ai limiti di quelle che si chiamano, ora, taglie più. Anche a me, a volte, hanno detto che “la mia taglia non era prevista”, perché si arrivava alla 46 e in quella alcune volte ci entravo, altre no. Super-donna, quindi?

No, i termini adottati erano peggiori, quelli che gli eufemismi di oggi e il linguaggio “politicamente corretto” vela soltanto.

Ma non di questo. O non solo, almeno.

Il fatto è che per anni, io, i vestiti li ho usati per nascondermi. E avendo vissuto sempre tra stoffe e abiti, credetemi, è stata una fatica non indifferente.
Maglie oversize e spalle un po’ curve a camuffare il seno e nascondere la vita, creando un effetto “sacco” che distraesse gli sguardi; gonne quasi eliminate a favore dei più pratici pantaloni, larghi anche quelli.
Anni passati a guardarsi allo specchio il meno possibile, a vestirsi quasi a casaccio, e perché poi? Perché non corrispondevo al modello “imposto”, e anche per non … ma questa è un’altra storia, e per fortuna superata.*

Leggendo Flounder, pensando a mie amiche che hanno il suo stesso problema e poi pensando a me e ad alcune mie amiche – ne ricordo una che dice di non usare abbigliamento sportivo perché ha paura di non essere troppo femminile – mi chiedevo se davvero essere Donna (e la maiuscola non è a caso) è una questione di misure.

La risposta (mia) è no, ma non crediate sia così scontata, specialmente in una società dove l’immagine è tutto, tale da condizionare anche persone intelligenti – lo ha fatto con me, quando glielo consentivo, e – senza sembrare presuntuosa – non mi considero una stupida.

Non credo nelle ricette, anche se per gioco ne ho create alcune (vedi, ad esempio, il flan dell’amicizia). Anche quando cucino, faccio tutto “a occhio” cercando sempre nuove combinazioni a seconda dell’umore.

Però credo che nella mistura che crea una Donna, gli ingredienti siano più intangibili che esteriori.
Il fascino, ad esempio. Che può rendere assolutamente irresistibili anche i difetti ma che, se assente, rende insipida anche la più rara bellezza.
La prontezza di spirito, che consente di far fronte alle situazioni più disparate e venirne fuori.
La resistenza (alla fatica, alle avversità, a tutto ciò che volete), data da secoli di abitudine alla gestione di risorse (proprie e altrui, umane e non).
L’elenco potrebbe essere ancora lungo, ma lo chiudo qui.

Perché troppo spesso, davanti a uno specchio, lo dimentichiamo.
Fosse anche lungo un chilometro.

 

 

* per i più curiosi: non mi nascondo più (tanto). Capirete però che quando qualcuno – come il mio capo l’anno scorso, nel descrivere a un assente la festa di Natale – cita la mia scollatura, a volte ho la tentazione di farlo ancora. Ah, per evitare le malelingue: alla suddetta festa ero accompagnata dal consorte.

 

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18 risposte a Mis(t)ure di donna

  1. Flounder ha detto:

    stiamo entrando in un terreno minato, difficile, doloroso.

    tu hai usato i vestiti per nasconderti.
    vale anche il contrario.
    uiare il corpo per nascondersi, ed è una cosa che si può fare in entrambe le direzioni: caricandosi di peso o perdendolo fino a scomparire, con una sorta di illusione di assomigliare alla pietà Rondanini, di riuscire ad essere puro spirito.

    nel 1992 ho rinunciato agli specchi a figura intera.
    ancora oggi in casa mia non ce ne sono: abbiamo solo quello del bagno.
    a volte mi scopro a guardarmi nelle vetrine e capita che non mi riconosco.
    mi stupisco di me, ma in positivo.
    come se aver smesso di controllarmi mi avesse dato l’autorizzazione a piacermi.
    in questo punto esatto si diventa donne.
    in questo e non un altro.

  2. riccionascosto ha detto:

    Flo’, io ho usato i vestiti, ma anche il corpo.

    L’ho usato per nascondere, sviare, per distogliere gli sguardi. Fino a distogliere anche il mio.

    E se ora ne parlo – e ne posso parlare – è perché finalmente mi sono resa conto che non è una “colpa”, essere come sono, e soprattutto non è “colpa mia”.

    E ho cominciato a piacermi, io. E a non nascondermi.

    E’ un terreno minato, difficile e doloroso, hai ragione. Ma stiamo – e nel noi includo te – camminando con gli occhi aperti, finalmente.

  3. Gemisto ha detto:

    Scegliete la vita, scegliete un lavoro, scegliete una carriera, scegliete la famiglia, scegliete un maxi televisore del cazzo, scegliete una lavatrice, macchine, lettori CD e apriscatole elettrici.
    Scegliete la buona salute, il colesterolo basso e la polizza vita, scegliete un mutuo a interessi fissi, scegliete una prima casa, scegliete gli amici. Scegliete una moda casual e le valigie in tinta, scegliete un salotto di tre pezzi e ricopritelo con una stoffa del cazzo, scegliete un “fai da te” e chiedetevi chi cacchio siete la domenica mattina, scegliete di sedervi sul divano a spappolarvi il cervello e lo spirito con i quiz mentre vi ingozzate di schifezze da mangiare. Alla fine scegliete di marcire, di tirare le cuoia in uno squallido ospizio ridotti a motivo di imbarazzo per gli stronzetti viziati ed egoisti che avete figliato per rimpiazzarvi…
    …scegliete un futuro, scegliete la vita!
    Ma perché dovrei fare una cosa così?
    (Ewan Mc Gregor da “Trainspotting”)

  4. fuoridaidenti ha detto:

    “Il fascino, ad esempio. Che può rendere assolutamente irresistibili anche i difetti ma che, se assente, rende insipida anche la più rara bellezza.”
    E’ questa una società dove la fruibilità delle cose deve essere immediata e veloce. Il fascino richiede dedizione e tempo (indubbiamente è un piacere molto maggiore, sia come misura che mistura). Occorre impattare in chi non ha fretta. Adesso ad esempio ho una fretta bestia (per motivi di lavoro) e non so se sono stato chiaro ma spero tanto di sì (io in ogni caso l’equazione scollatura-festadinatale lo considererei un pregevolissimo complimento)

  5. riccionascosto ha detto:

    io in ogni caso l’equazione scollatura-festadinatale lo considererei un pregevolissimo complimento

    io invece, quando a un anno di distanza le mie colleghe – il capo fece la battuta l’indomani, al brindisi, in presenza di una ventina di colleghi – me lo rinfacciano ancora, mi sento arrossire fino alla punta dei capelli. Come al solito, caro fdd, è questione di punti di vista… 😉

  6. shemale ha detto:

    Il tuo “coming out” in ordine all'”overweight” (o anche “oversize”) è “touching”, direi. Ma al tempo stesso “low-profile” e, in definitiva, “relaxing”. D’altronde, non è mica obbligatorio andare sempre in giro con magliette “shaping-mood”…

    Però, mi dispiace molto, ma devo darti torto sulla questione degli ingredienti intangibili.
    Il fascino di una donna non può certo dipendere dalla sua prontezza di spirito.
    Dipende solo dalla sua ciccia, che deve essere copiosa e traboccante.
    Mi dispiace tanto per Flounder (che, come lei sa, io adoro sotto tutti gli altri profili), ma Mario, come sempre, ha perfettamente ragione.
    La donna in linea o addirittura esile piace solo alle donne (e agli stilisti che cercano qualcosa di simile – od identico – alle stampelle). A noi uomini piace l’esagerazione, l’opulenza e la morbidezza di seni vacillanti e glutei-mappamondo.
    Tutto il resto è noia, direbbe Califano.

  7. Minervaa ha detto:

    facevo l’indossatrice, mai avuto problemi di linea e mi piacevo pure troppo.
    il mio problema è al contrario.
    i quarantanni mi pongono fronte al problema del declino.
    non ho mai dovuto badare a quello che mangiavo, ho sempre comprato tg 42 sapendo che l’avrei indossata perfettamente .
    ora il mio metabolismo sta cambiando e diventerò la caricatura di quella bella ragazza di ventanni fa.
    a proposito di caricature c’è da dire che non c’è nulla di più triste di una ex bella che non accetta il passare del tempo e da caricatura diventa maschera con botulino, silicone e plastiche varie.

  8. Minervaa ha detto:

    comunque nulla è perduto…
    la parola magica delle carampane è “fascino” ….e che ci vuole?

  9. anonimo ha detto:

    leggendo con attenzione ciò che hai scritto e sai bene che conivido in pieno, ma che si fa quando pur non volendo, torni indietro e ti ritrovi a desiderare anche di poter piacere, principalmente a te stessa e poi anche un pò agli altri e dall’altro dover lottare per non ritornare a come non ti piaci?devo assolutamente riuscirci un grosso bacio tittisole

  10. riccionascosto ha detto:

    Titti, che si fa? Si stringono i denti e si va avanti. Tornare indietro è una sconfitta, è dare ragione a chi non ci piace. No, no, lasciarsi alle spalle le cose negative e guardare solo a quele belle. E so che ci riuscirai, ci riusciremo. Un grosso bacio.

    Minnie, io e te prima o poi dobbiamo parlare. Perché non puoi buttar lì con indifferenza questa cosa dell’indossatrice (e lo sai che poi broono è sensibile) e subito dopo il “fascino della carampana”, quando sai benissimo di esserne piena… è uno schiaffo alla miseria, signora mia. 😛

    Shemale, “low-profile” e “relaxing”. Centrato in pieno. Ma che vuoi farci, io sono così, solo che lo chiamo “effetto camomilla”. E funziona benissimo… però col fascino, c’entra pochino. 😉

  11. Minervaa ha detto:

    ah perchè il sooltano si interessa d’antiquariato?

  12. broono ha detto:

    Mi interesso di ogni cosa il cui valore è vsibile solo se non si ha fretta.

    Il mio interesse per te, nato molto prima di questa tua ammissione, dimostra che il fascino, quando c’è, non è questione di misure.
    Si “sente” che sei bella.
    “Quanto”, a quel punto, diventa irrilevante e, nel tuo caso, tutta roba piacevolmente in più.

  13. broono ha detto:

    Alla discussione sul post invece non partecipo.
    Letto il post non posso che, essendo uomo, stare ad ascoltare.
    Son discorsi “da donne” questi.

    Io nemmeno la conosco la mia taglia e ogni volta che vado a comprare qualcosa mi devo affidare (un po’ ne approfitto naturalmente) all’occhio esperto della commessa.
    Eppure, accidenti, che bello che mi sento.
    E non è nemmeno un problema di specchi.
    Io mi vedo proprio bello pure allo specchio.
    E trovo le donne che non si girano per strada delle assolute incompetenti.

    Sulla scollatura di Riccio mi autocostringo a un religioso silenzio.
    Devo ancora capire se qui si può dire davvero tutto o un minimo di etichetta va comunque mantenuta.
    Mi accodo al “natalizia” se può servire a capire.
    Un dono, in sostanza, per gli occhi degli uomini.

    😉

  14. PlacidaSignora ha detto:

    Mai nascosto il mio fisico, anche perché ho sempre saputo che
    non si può nascondere nulla completamente, mai: figuriamoci l'”essenza”.
    Burrose e pannose siamo e restiamo, ringraziandiddio, anche e soprattutto nella voce e negli occhi (e quelli nemmeno un burqa te li cela… ;-D

  15. riccionascosto ha detto:

    Minnie, il sooltano ti ha già risposto, vedi? E meglio di quanto avrei potuto fare io.

    Broono, scoosa, ma con tutto quello che mi hai scaraventato addosso, quella volta, hai avuto pure il tempo di vedere la mia scollatura? Mi sorprendi (ma anche no) 😉
    Quanto all’etichetta: qui puoi dire tutto quello che vuoi; l’unico rischio che corri è che io arrossisca (ma non credo ci sia niente di compromettente).

    Placida, la mia voce, oggi, potrebbe essere scelta per il doppiaggio de “la notte dei morti viventi”, e leggo che anche la tua non sta meglio… “Burrose e pannose” mi piace molto, comunque :*

  16. anonimo ha detto:

    la taglia tu ce l’hai come ricercato (wanted) caro sultano adoolatore.
    “l’uomo che parlava alle donne”.

  17. Minervaa ha detto:

    moi

  18. broono ha detto:

    Si.
    Dai mariti, però.

    “L’uomo che amava le donne”

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