Sciatu di l'arma, pezzi di cori

Di quale materia è fatto l’amore? Di cosa si nutre per crescere, cosa gli avvolge il cuore per proteggerlo? E quanti tipi di amore si possono cantare?


Un padre, un re.
Ha avuto solo una figlia, nessun figlio maschio a ereditare la corona. E questa figlia l’ha crisciuta nni l’amuri, pasciuta cu lu sciatu tra li pampini e li ciuri, amandola tanto da pensare di rifiutare la proposta di matrimonio di nu re putenti e granni,  se lei non fosse d’accordo: si nesci di ‘sta casa ha nesciri contenta, e sinnò rimani ‘cca. E a sua figlia dona ciò che di più prezioso possiede: oro, certo, e stoffe preziose, e sete e gioielli, ma soprattutto

sciatu di l’arma, pezzi di cori,
(chistu a so figlia so patri ci dà)
ca vali cchiù di ducentu tesori

E la lascia andare.

 
Una figlia, Berta.
Conosce il destino che l’attende fin dalla nascita – Rignanti vonnu ‘mparintari autri rignanti, chista è la liggi –  ma quando giunge il momento…
Di quantu tempu l’aspittava
pariva un sonnu
chistu mumentu chista nova
stu bellu jornu
ora ci semu, ma chi fà
lu cori è chinu di timuri.

Attesa e speranza si sciolgono nel timore, come sempre accade quando un sogno diventa realtà. Un sogno, non un incubo ma neanche un desiderio: un vali soccu c’avi mpettu ‘na creatura, dovere e amore filiale prevalgono sul timore.  
E parte.

 

Due amanti, Falista e Magante.
Nascosti nella notte, uniti nel segreto e nel complotto. Eppure, per un attimo,  nun ci ponnu timpesti p’astutari st’ammuri;
l’ambizione scompare e  ramuzzi ‘ mprofumati, chini ‘e sciuri dint’a lu pettu serranu lu cori. L’amato riempie l’anima e il cuore, quel cuore che gli innamorati si scambiano, fondendo le loro voci in un reciproco dono:

Io nun avia milli cori ‘mpettu
Unu ca l’eppi, ti lu desi a ttia
Veni si nni vo’ vidiri l’effettu
‘nta lu me’ cori trovi stampatu
Lu ‘to ritrattu.

Ma è un attimo, e l’ambizione di Falista torna a prevalere, usando l’amore di Magante come un’arma per raggiungere i suoi scopi.

Il resto è vita di corte, intrighi, sotterfugi e piccole furbizie per andare avanti. Risate, vanterie e tele ricamate. Ma è una commedia, e il lieto fine vuole che giustizia trionfi.
 


Nei commenti al post precedente, Shemale dice di aver sentito parlare per l’ultima volta di Tony Cucchiara quando aveva sei anni. Io ne avevo un po’ di più quando ho scoperto due sue commedie musicali: "Caino e Abele" e, soprattutto, "Pipino il Breve", la più famosa, tanto da essere rappresentata persino a New York, pur essendo stata scritta in siciliano. Di questa ho provato a raccontare – più che la storia – le impressioni, e il filo che le unisce, attraverso le parole di alcune canzoni. (Se poi la curiosità vi punge, i testi delle canzoni – bene o male – li trovate qui;
il copione, invece, qui).

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9 risposte a Sciatu di l'arma, pezzi di cori

  1. manginobrioches ha detto:

    guarda un po’, nel commento scritto un minuto fa per il post precedente non m’ero accorta di questo, e ho scritto quanto mi piacesse, quello “sciatu di l’arma”. Non so quanti tipi di amore esistano, ma l’anima partecipa del vento e del fiato (anemos, non a caso), e cantare è sempre “dare anima alle cose”.

  2. riccionascosto ha detto:

    Cantare, per me, è allargare il cuore (oltre che il petto, nel respiro).
    E’ liberare l’anima.
    Forse per questo non riesco a cantare bene sottovoce, e anche nei cori la voce “esce” troppo, a volte.
    Però se riesco a dimenticare chi mi sta intorno (e infatti, spesso canto da sola), con il canto volano via gli affanni, ed è bellissimo.

  3. manginobrioches ha detto:

    sono d’accordo: a pieni polmoni. come l’anima si muove, di solito.

  4. Effe ha detto:

    ma dove siamo, all’Antoniano?

  5. riccionascosto ha detto:

    No, certo.
    Però lei, Herr, non faccia tanto lo spiritoso… ho idea – e anche qualche prova – che a lei, cantare (e suonare), piaccia assai.
    (E’ fortunato, però… ero sicura ci fossero anche le foto)

  6. manginobrioches ha detto:

    ragazzi, questi sono documenti preziosissimi! (altro che Antoniano… questo è Sanremo…)

  7. Falista ha detto:

    ADORO Pipino il Breve,conosco il copione quasi tutto a memoria,le canzoni poi…non ne parliamo…
    “Diu di l’amori veni cca
    ancora nun m’abbannunari
    chi sta picciotta un voli, no
    cu li vint’anni soi murir…” qst è uno dei canti che m’ha preso il cuore.
    come puoi ben vedere il mio Nickname è Falista ma, x fortuna, non le assomiglio caratterialmente…diciamo che sono tendenzialmente una “Berta” ma sceglierlo cm Nick…mmm…no…non era il caso! 🙂
    cmq…bel blog! il mio è appena nato ma sxo di renderlo interessante quanto il tuo!ciao

  8. riccionascosto ha detto:

    No, forse Berta non era il caso, e sono contenta che Falista non ti assomigli troppo come carattere. Anche se, in fondo, era una donna che sapeva ciò che voleva 😉

    “Dio di l’amuri” è un bellissimo duetto, hai ragione. Lo cantavo spesso, una volta.

    Grazie poi per i complimenti, ma ti assicuro che ci sono blog molto, ma molto più belli.

    Ciao

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