Un segno dal cielo

(Pazzi a Palermo)
 
Ancora un commento “fuori luogo”. In realtà stavo tentando di scriverlo da Manginobrioches, nel suo Repertorio dei pazzi, ma oggi splinder si rifiuta ancora (o forse è la connessione, chissà).
 
Non so se Alajmo nel suo Nuovo Repertorio dei Pazzi di Palermo la citi o meno, ma sicuramente nella mia memoria la signora in questione ha un posticino riservato.
 
Era già anziana una ventina d’anni fa, per cui presumo abbia lasciato il suo balcone.
Se così non fosse, si vedrebbe ancora affacciata, spesso a seno nudo ma coperta fin sui capelli di una polvere bianca (farina, forse, o borotalco) che la rendeva simile a un fantasma.
 
Abitava in via Giusti, proprio sopra il commissariato di polizia (che però ha l’ingresso da via Libertà).
Durante la notte era solita gridare, svegliando i vicini – quelli di nuovo acquisto; gli altri,  ormai, non ci facevano più caso.
Una giovane coppia, che aveva incautamente affittato l’appartamento accanto a quello dove la donna viveva – sembra, in compagnia di una sorella – fu costretta a traslocare in fretta, perché la loro bimba non riusciva a chiudere occhio, spaventata dalle grida e dalle apparizioni notturne della donna.
 
Durante il giorno, invece, come dicevo, la “dama bianca” stava affacciata al balcone, bene attenta a chi passava per la strada.
Se il passante non le piaceva per qualche motivo, la donna esprimeva il mancato gradimento svuotandogli addosso, dal balcone, pentole o bacinelle che teneva, piene, a portata di mano. Se il malcapitato era abbastanza fortunato, queste contenevano acqua, ma più spesso urina.
I meno fortunati diventavano bersaglio del lancio del contenitore, che però, solitamente, finiva con l’ammaccare i tetti o sfondare i parabrezza delle auto posteggiate.
Pian piano – si può immaginare – il tratto di strada sotto il “balcone da lancio” si svuotava di auto posteggiate. La presenza di una farmacia – anche notturna – nel palazzo forniva però alla “dama” un adeguato ricambio di ignare vittime che, regolarmente, facevano poi una visita al commissariato – bastava infatti girare l’angolo – per denunciare l’accaduto.
Ma le numerose proteste di vicini, pedoni e automobilisti al commissariato sottostante, se non ricordo male, finirono nel nulla. In mancanza di danni a persone, infatti, i poliziotti dicevano di aver le mani legate.
 
E così tutte le mattine, quando passavo di là in bicicletta, non mi restava che tenermi il più lontano possibile da quel balcone.
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12 risposte a Un segno dal cielo

  1. shemale ha detto:

    Credo l’abbia già detto brioche che i commenti non sono mai “fuori luogo”.
    La prossima volta che passo a Palermo, farò un salto in Via Giusti per farti sapere se la “dama bianca” c’è ancora.
    Con l’ombrello, ovviamente.

  2. manginobrioches ha detto:

    ecco, questa inquietante “dama bianca” è una metafora perfetta: seminuda, imbiancata, incomprensibile nel suo stare di vedetta, vista da lontano è poetica e bizzarra quanto ci serve per dire “oohhh” e compiacercene, e stilare liste di virtù e necessità della follia, ma da vicino si finisce inzuppati o peggio, e si vuole solo scappare, anelando spazi e persone “normali”…

  3. Minervaa ha detto:

    di fronte alla pazzia si è sempre spiazzati e inadeguati;in realtà nessuno ha la chiave per entrare dentro certe menti.

  4. Detroit ha detto:

    anch’io ho conosciuto una pazza simile, quando ero bambina.
    una donnaona obesa che passava le giornate a passeggiare su e giu per il viale davanti a casa sua, con la sorella che la controllava dalla finestra.
    non tirava le cose addosso alle persone, gli sputava.

  5. metallicafisica ha detto:

    E’ così folle che sembra inventata…

    so che è vera, tranquilla:) ma è anche vero che potrebbe essere un personaggio di un film, non credi , sorellona?
    Un abbraccio, S*

  6. riccionascosto ha detto:

    Era vera, sorellona MF… talmente vera che una volta (io frequentavo un corso per accompagnatrice turistica lì in via Libertà, poco distante da via Giusti) giunse in aula una docente completamente fradicia, dalla testa al collo di pelliccia. E purtroppo per lei, non era acqua.

    Affascinante quindi come un personaggio da film ma, dice bene la Signora delle Brioches, solo da lontano.

    Detroit, gli sputi però sono più facili da schivare…

    Perché facesse così non lo so… confesso però, Minerva, che allora il pensiero di trovare la “chiave” non mi sfiorava neanche. Cercavo solo di evitare di essere trovata da un lancio dei suoi.

    Shemale, con l’ombrello senz’altro. Bada però che, mentre guardi in alto, con l’ombrello in mano, nessuno ti sorprenda a gridare “Caramella” 😉

  7. Flounder ha detto:

    ma il post del marito si è perduto?

  8. riccionascosto ha detto:

    Diciamo di sì, Flo’…

  9. Minervaa ha detto:

    parlavo di chiave pensando a chi ha a che fare con queste persone tutti i giorni, magari all’interno della famiglia e cerca disperatamente la maniera di “gestire” la malattia mentale.

  10. BBSlow ha detto:

    Anche vicino casa mia c’era una signora così. Lei gettava frutta o ortaggi sui passanti, sulle auto, su tutto ciò che entrasse nell’orbita della finestra dalla quale guardava il mondo e, evidentemente, lo disprezzava o lo temeva. Chissà…

  11. Effe ha detto:

    “e i pazzi siete voi”

  12. riccionascosto ha detto:

    Credo che ognuno di noi, in un modo o nell’altro, abbia conosciuto “una signora così”, Slow. Perché ce ne sono più di quante ne pensiamo. Solo, alcune non sono così “esposte”.

    Minnie, hai ragione. Forse questo tipo di malattia è la più difficile da “gestire”, come dici tu, proprio perché è più difficile la sua comprensione. (Però ui il discorso si fa più ampio, e confesso di non sapere quale potrebbe essere una migliore “gestione”).

    Herr Effe, “non è così che se ne andrà”.

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