Nello stesso momento

Credo di avere accennato, qua e là, alla mia passione per gli archivi. Se fossi un personaggio Disney, credo sarei Eta Beta, più per la mania di conservare tutto nelle tasche – e tirarlo fuori nel momento più opportuno, magari – che per le p in eccesso.
E dunque?
Dunque stamane, mentre cercavo altro – come spesso accade – ho trovato un file .doc dal titolo “scontato”. L’ho aperto, e conteneva un branetto che scrissi per un esperimento collettivo, fatto su proposta di B.Georg  in un blogrodeo di qualche anno fa (14 giugno 2004) dal titolo, appunto, "Nello stesso momento".
Si trattava di scrivere – in prima persona e, possibilmente, come una sceneggiatura – ciò che accadeva, in contemporanea, a vari personaggi in un’unica situazione, la seguente:

Paese e città ignoti
Anno ignoto
Interno ospedale, sala operatoria
Un chirurgo sta eseguendo una difficile operazione di trapianto del cervello
La sua équipe lo assiste
I familiari del paziente attendono in sala d’aspetto
Nei corridoi dell’ospedale il solito viavai
Tutto il resto del mondo, fuori, scorre come sempre
Note
La situazione consiste in ciò che accade simultaneamente.
Personaggi possibili: un chirurgo, un paziente, due cervelli, una vasta équipe, parenti del paziente, altri pazienti, personale dell’ospedale, altri parenti di pazienti, passanti di ogni tipo, oggetti e materiale di ogni tipo, alcuni tipi di animali, altre ed eventuali secondo l’immaginazione.
Il personaggio cui si sceglie di dare voce viene messo a titolo del proprio post e parla in prima persona, mentre gli accadimenti sono indicati tra parentesi come nei testi teatrali.

 
Mi sembra un peccato che poi, queste storie non siano più state legate fra loro e che la polvere le abbia ricoperte. Perciò ho deciso di rispolverarle e metterle qui, a prendere aria per un po’. 
Vi consiglio la lettura del rodeo originale. Scoprirete, fra gli altri la scatola di Isntitapity, gli addetti alle pulizie di sphera, l’intruso – di un Demetrio alle “prime uscite” – e qualche vecchia conoscenza… ma ce ne sono tanti, che non andrebbero dimenticati.  
 
Il mio contributo? Come da titolo del file: ovvio, scontato, quasi banale; e cioè…
La fidanzata del candidato al trapianto
 
(Vede gli sportelli chiudersi dietro la barella… l’ha salutato prima che entrasse, ha guardato a lungo quegli occhi, quel volto, per fissarli un po’ di più nella memoria, se fosse necessario. Si guarda intorno, un po’ smarrita. Il corridoio è vuoto, dietro la porta a vetri smerigliati si scorgono delle figure in movimento. Durerà a lungo l’operazione, non è una cosa semplice e lo sa già… ora non può far altro che aspettare. Fruga nella borsa, tira fuori un pacchetto di sigarette, ma lo ripone e si avvia verso l’uscita con passo deciso. Ascensore, corridoio, atrio… respira e si ferma solo all’aperto. Accanto al portone una colonnina regge un finto braciere, pieno di sabbia e mozziconi schiacciati. Molti di più si trovano però tutt’intorno, dove passeggiano avanti e indietro individui in vestaglia)
 
Non sarà più lui… (è questo il pensiero che l’ha tenuta sveglia quasi tutta la notte, a spiarlo mentre dormiva, seduta sulla poltrona nella stanzetta della clinica). Qualsiasi cosa succeda, qualsiasi l’esito dell’operazione, non sarà più lui… Dove saranno i ricordi delle nostre giornate, dove si perderà l’odore di terra bagnata la prima volta che siamo andati in campagna, quando si mise a piovere all’improvviso e ci colammo come pulcini? Ridevamo, quella volta, ridevamo ancora… Lo rivedo, coi capelli fradici, che si butta indietro il ciuffo con quel gesto un po’ strano… ci sarà ancora, quel gesto, oppure no?
Forse sarebbe meglio che morisse… (spegne il pensiero e la sigaretta con lo stesso gesto, come se la rabbia potesse cancellarlo) No, certo, sarà bello poterlo riabbracciare senza vedere più la sofferenza nei suoi occhi, o quello sguardo assente, quando morfina e stanchezza avevano fatto il loro dovere, ma… non sarà mai più lui. Le sue mani, le stesse eppure diverse, senza più ricordi del mio corpo e dei sentieri che tracciavano, la sua voce uguale ma con nuove parole, forse… riuscirò a sopportarlo?
 

(Guarda l’orologio. E’ passata solo mezz’ora, eppure sembra un secolo) Devo portare il vestito in lavanderia… è il suo preferito, glielo voglio portare per uscire dall’ospedale. Chissà quando, però… il chirurgo ha detto che sarà una lunga convalescenza, dovrà passare un po’ di tempo e vedere che tutto sia andato a posto… ci vuole pazienza. Dillo a lui che non sta mai fermo, io vorrei stare a casa e lui no, ci soffre, lo fa per amor mio ma poi è un leone in gabbia e afferra giubbotto e chiavi della moto… lo faceva, almeno, fino a qualche mese fa, poi i dolori sono diventati più forti e… basta, inutile tormentarsi con i ricordi, ci vuole fiducia, dice il chirurgo, è difficile ma non impossibile e andrà tutto bene però come può andare bene se comunque vada i pensieri non saranno più i suoi ma quelli di un altro che non ho mai visto, che non so come si chiama e magari è pure una donna e se era una donna magari riusciremo meglio a capirci ma non sarà più la stessa cosa ed ora voglio dormire… sì dormire almeno mezz’ora che stanotte l’ho passata in bianco a guardarlo, chissà se posso andare nella stanza e stendermi un po’ sul letto e soprattutto non pensare, non pensare, spegnerlo per un poco questo cervello che qualsiasi cosa faccia dopo un po’ ritorna sullo stesso pensiero… Non sarà più lui.

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3 risposte a Nello stesso momento

  1. Effe ha detto:

    son storie morte e sepolte (nel senso: l’operazione ha poi avuto esito infausto)

  2. riccionascosto ha detto:

    L’esito fu infausto davvero – o almeno fu un non-esito – in quanto l’operazione (intesa come esperimento collettivo) non ebbe seguito e l’opera di collage non fu mai attuata.
    Ma neanche questo è vero, perché dopo questo rodeo, il buon (?) Puliafito si ricredette sull’intera faccenda, e da ciò scaturì il rodeo “Benvenuti nella macchina”, e da esso si arrivò a Kandiskij (percorso lungo e tortuoso, forse, ma proficuo).

  3. manginobrioches ha detto:

    la polvere è la cosa più persistente che c’è, per fortuna. ci si scrive sempre col dito.
    e poi ci vuole, ogni tanto, un rimescolìo di link, in questo brodo postmordiale… brava riccio

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