Le parole si fanno strada

No, non si tratta di quelle scritte con lo spray bianco – PRINCIPESSA TI AMO (con tanto di cuoricino) – sulla strada di fronte casa mia.
E non pensate male, sono rivolte verso il palazzo di fronte; e d’altra parte nella strada siamo avvezzi alle pubbliche dichiarazioni: qualche mese fa, per una settimana almeno è rimasto posteggiato uno di quei camioncini con i manifesti pubblicitari, solo che questo conteneva una proposta di matrimonio in 6×3. In cima alla strada, invece, c’è un’altra principessa, cui il devoto innamorato ha chiesto – sul marciapiede – di perdonarlo, giurando imperituro amore.

Ho detto dunque di cosa NON si tratta. Ma di che si tratta, allora?

Di liberare le parole. 

Ne avevamo già parlato, no? Bene, ora c’è qualcosa di più.

Una data: 7 maggio 2006. Giornata Nazionale delle Scritture di Strada.

E un blog, per percorrere il cammino fino a destinazione. 

(ora è anche il vostro turno, di liberare le parole; e per farlo, basta scriverlo qui. Anzi, non qui; )

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19 risposte a Le parole si fanno strada

  1. saltino ha detto:

    Si ci vado, poverina gli diedero una strizzata su Ineditablog…

  2. PlacidaSignora ha detto:

    Per amor di verità e chiarezza, non ci fu nessuna “strizzata”.
    Quando Flounder propose a Marbel di presentare la domenica 5 febbraio una relazione sull’iniziativa “scritture di strada”, allegò un link a un post di Herzog dove se ne parlava (ora non ho sottomano il link,Ricciolina di certo con la sua memoria lo saprà trovare). Flounder stessa nei commenti lì scriveva chiaramente “non c’entrano i blog”, e altri commentatori spiegavano altrettanto chiaramente che si voleva portare “la scrittura fuori dalla rete”.
    Le relazioni presentate e il tema del convegno invece erano per regola ferrea tutti incentrati sui blog, le tematiche, le sperimentazioni e le scritture strettamente “in rete”.
    Oggi che “scritture in strada” è diventato un blog, sarà se lo vorrà certamente accolto con gioia come relatore al convegno dell’anno venturo che già si sta organizzando.
    :-*

  3. riccionascosto ha detto:

    Il post di Herzog di dicembre è quello linkato a sua volta nel post “Liberare le parole?” e comunque lo rimetto qui.

    Sulla “strizzata” credo che Placida abbia già detto le sue motivazioni, e le regole sono regole, senza di esse non si può giocare.

    A questo proposito forse qualcuno potrebbe obiettare che la “Pazziata” – presentata la sera di sabato 4 – non si svolgeva strettamente “in rete”, però è da considerare anche il fatto che la scrittura che si presentava “fuori rete” (i testi della pazziata, cioè) provanivano “dalla rete” (e cioè da un blogrodeo lanciato appositamente) e quindi, sempre di rete si tratta.

  4. PlacidaSignora ha detto:

    Giustissimo Riccio; inoltre la Pazziata è stata presentata come performance e non come relazione da mettere agli atti 🙂

  5. Flounder ha detto:

    saltino, non è questione di andarci o meno.
    qui è tutto da organizzare, costruire, pensare e animare.

  6. riccionascosto ha detto:

    Sono d’accordo Flo’… c’è un mucchio di lavoro da fare, e molto di questo è da fare prima.

    Se vogliamo, il 7 maggio sarà la parte divertente, ma rappresenterà la punta dell’iceberg.

  7. riccionascosto ha detto:

    Placida, vuoi dire che se Flounder e io (magari, visto che c’ero) ci fossimo messe con un banchetto estemporaneo, anche accanto alla postazione di Zop, a farla effettivamente, la “scrittura di strada” (anzi, di fiera) non domenica ma sabato sera, sarebbe stato possibile?

  8. PlacidaSignora ha detto:

    No, perché sarebbe stata una iniziativa di scritture non di blogger né nata né fatta in rete, in ogni caso. I pazziati (tutti blogger) hanno recitato testi nati in rete.

  9. saltino ha detto:

    Bisognerebbe inziare a rimediare quei tendalini, tipo quelli che usano i radicali… intanto.

  10. anonimo ha detto:

    Adoro le scritte per strada, veramente ridipingerei tutte le periferie a murales.
    Perché non fai qualche scatto e ce le metti qua in bella mostra?
    Poi da cosa nasce cosa.
    Magari a quei ragazzini farebbe piacere che le loro scritte, puntualmente fotografate, girino in internet.
    Magari tra loro c’è qualche artista in pectore la cui arte non vedrà mai la luce del sole.
    Liberare le parole? o per carità, le mie sono già uscite tutte e magari a sproposito.
    Vorrei liberare tanta gente da quella sensazione di impotenza a vita. Vorrei dare a qualcuno un’opportunità.
    Vorrei che ognuno riacquistasse dignità e orgoglio.
    E che sappia che in molti sono fieri di lui.
    Buon otto marzo sorellina;)

  11. riccionascosto ha detto:

    bea, le scritte di cui parlo sono poco artistiche (il manifesto con la dichiarazione, con tanto di uccellino titti e contorno di cuoricini valeva siì una foto, ma ormai è andato).
    E sì, ci sono scritte per strada che andrebbero fotografate. E chissà che qualcuno non lo faccia, rima o poi…

  12. briciolanellatte ha detto:

    E se poi un giorno fossero le parole a liberarsi di noi?

  13. riccionascosto ha detto:

    Vorrà dire, Briciola, che ce lo saremo meritato.

  14. shemale ha detto:

    Non so perchè lo scrivo qui, invece di scriverlo sul blog “scritture di strada”. Forse per non infastidire la complessa organizzazione dell’evento che sta avvenedno in quel luogo.
    Ma c’è qualcosa che non mi convince.
    In linea di principio, nulla da dire, ovviamente. E’ una “promozione”, un’occasione che serve per sollecitare la creatività (scrittoria, nella specie) che molti non hanno modo (materiale) di esprimere nella vita di tutti i giorni. Un po’ come le scuole di ballo serali per ultrasessantenni. Cosa c’è di male?
    Forse, quello che non mi suona è il rischio che possa sembrare tutto una forzatura. Una spinta ad esprimersi (di cui i creativi irresistibili, come Clelia di Colfavoredellenebbie, non hanno bisogno, non importa quale sia la loro condizione sociale) e che, per gli altri (a creatività media, diciamo), può finire col lasciare il tempo che trova, perchè alla fine, nella vita di tutti i giorni, non sono nelle condizioni pratiche per riappropriarsi (o appropriarsi per la prima volta) della scrittura.
    Ecco, mi sembra un po’ come il Telethon. Si raccolgono un pochino di soldi e ci si emoziona tanto, ma, in fondo, quel denaro è una goccia nel mare, più consolatoria che simbolica, più narcisistica che caritatevole.
    Mi sentirei un po’ falso e a disagio seduto su uno di quei banchetti.
    Ma, forse, sono io che sbaglio.
    Però ho scritto qui quel che penso (e che sento) perchè questa casetta mi mette fiducia e ho la sensazione che le mie parole non possano essere fraintese o percepite come una stupida polemica fine a se stessa (che, naturalmente, non ho la minima intenzione di accendere).
    Grazie dell’ospitalità, riccionascosto.

  15. Flounder ha detto:

    daniele, il punto è che non si tratta di un lavoro sullo stile o la capacità di scrivere, ma sulle emozioni

  16. shemale ha detto:

    No, forse mi sono espresso male.
    Liberare le emozioni è, comunque, un bene, anche se lo si fa occasionalmente (come, appunto, è un bene la solidarietà occasionale del Telethon). E’ che io sono un privilegiato e posso permettermi di coltivare ed esprimene, non importa se bene o male, le mie emozioni. Viaggio (anche se low-budget), ho tempo per leggere e coltivare emozinanti relazioni sui blog e quant’altro.
    Ma un tempo non era così.
    Ero, nel contesto della società italiana, uno abbastanza sfigato (ma fortunatissimo su scala mondiale, ovviamente). E dovevo occuparmi di problemi pratici (i debiti di mio padre, tanto per fare il più piccolo degli esempi), mentre tanti miei coetanei potevano utlizzare il loro tempo libero e i loro privilegi per emozionarsi ed essere creativi.
    Allora, ho deciso di farmi un culo come una casa (anzi due) e mi sono costruito una posizione attraverso dei “quasi martiri” (studiare di notte, rinunciare alle vacanze dopo aver lavorato tutto l’anno, etc.). L’ho fatto con il solo scopo di costruirmi un mio spazio per emozionarmi.
    Ma, ovviamente, mi ricordo bene di quando uscivo alle sei del pomeriggio dall’Assoleasing s.p.a (dove facevo tutto il giorno le fotocopie) e cominciavo a studiare sin dal tragitto in metropolitana. I miei fortunati amici, invece, avevano tempo per suonare, leggere, viaggaire e, volendo, scrivere.
    Se mi avessero proposto una domenica di premio per farmi sfogare un po’ e dare libero corso alle mie emozioni l’avrei fatto volentieri.
    Ma prendendoli a calci in culo, in verità.

  17. riccionascosto ha detto:

    Il dubbio che possa restare una cosa fine a se stessa prende anche me, di tanto in tanto.
    Sarà che mi ricordo di alcune domeniche passate nelle piazze dei quartieri “a rischio” di Palermo per “lo sport in piazza”, a giocare con i ragazzi e a chiedermi, allo stesso tempo, se non era meglio tentare di costruire qualche struttura che stare lì, una volta ogni tanto, a segnare il campo con del nastro adesivo bianco e a tendere una rete provvisoria.
    La risposta che mi diedi allora, e che provo a dare ora a te (anche se limitata) è ogni ficatieddu ‘i musca è sustanza, e cioè meglio un’idea, anche se fosse un buco nell’acqua, che niente.
    Se anche fosse un sasso, che lascia cerchi nell’acqua… qualche cosa avrà smosso. Fosse anche in una sola persona in tutta Italia, ne sarà valsa la pena.

  18. Effe ha detto:

    non si tratta, credo, di condizioni materiali, ma emozionali, o addirittura morali.
    La maggior pare della gente vive in modo apatico, informe.
    E’un diritto.
    Ma è anche possibile avere una diversa consapevolezza, una diversa attezione verso l’esterno.
    Per spiegare questo alla gente – meglio: per suggerirlo, si possono prendere le persone a schiaffi. per esempio (è un modo certo per risvegliare dal torpore).
    Oppure, si può provare a essere un punto di rottura nel solito orizzonte.
    Ecco, più o meno questo.

  19. shemale ha detto:

    La gente ha diritto di vivere in modo apatico, è vero. Ed è un diritto sollecitarli in qualche modo a liberarsi dal proprio torpore. Le scritture di strada, in questa prospettiva, non sono affatto una cattiva iniziativa (d’altronde non l’ho mai detto).
    Io penso, piuttosto, alla gente costretta a vivere nel torpore, a dispetto di enormi risorse imprigionate dentro. Penso a Tsega, la ragazza eritrea molto intelligente che viene a casa mia per fare le pulizie e badare ad Andrea. E’ molto più ricca di tanta povera gente che conosco, ma, purtroppo, questa gente è ricca e lei è povera. Fa appena in tempo a portare avanti la baracca e non ha un millesimo di secondo da dedicare a se stessa. Niente emozioni di troppo o scritture di strada.
    Ci sono tante risorse imprigionate per sempre nelle ingiustizie sociali (e altrettante povertà spirituali in bella mostra). Per questo, come già avevo scritto, bisognerebbe restituire all’umanità il proprio tempo. Si potrebbe finalmente vedere chi ne ha davvero bisogno e chi no. Fonderò un partito, il P.T.I.: Partito del Tempo Italiano. Invece di promettere sgravi fiscali, prommetterò di restituire alla gente il tempo che gli spetta. Sarebbe anche un gran guadagno in termini di sfruttamento delle risorse. Tante anime ricche potrebbero finalmente incrementare il patrimonio spirituale
    (e non solo) della nostra società.
    La verità è che questo colpevole sciupìo di umanità mi fa un po’ incazzare. E una domenica offerta in consolazione mi sembra, per questa gente derubata del suo tempo, una presa per il culo.
    Ma so perfettamente che lo spirito dell’iniziativa è un’altro e che io tendo, invece, a farne una questione quasi personale, perchè in passato mi hanno sottratto ingiustamente una grossa fetta del mio tempo. Che era molto prezioso. Più di quello di tanti altri, secondo me.

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