Le persone sono luoghi

 
“Le persone sono luoghi. Meridiani e paralleli sono nomi e desideri, e ciascuno di noi è un punto preciso d’un reticolo di nomi e desideri, spazio e ricordi, tempo e intenzioni.” (manginobrioches, invenzioni, sacripante! n. 7)
 
Ci si chiede, nel racconto e ancora tra i commenti (7-11) di Herzog, “se è solo da molto lontano che le persone si conoscono, e si possono amare, e quando ci si va dritti accanto sono solo una confusione di gesti e parole che soffoca
 
Io credo che sia vero, e non lo sia, allo stesso tempo. Come questa cosa sia possibile, non è dato spiegarlo, ma ognuno lo sa.
 
Forse perché non si ama che ciò che si conosce, e non si conosce veramente ciò che non si sente. Non con le orecchie, col cuore. E perché si percepisca il battito di un cuore occorre essere molto, molto vicini.
 
Forse l’intensità dell’amore è una formula complessa, calcolata su distanze e prospettive, e specchi che riflettono e rimpiccioliscono o deformano, forse la visione è personale, forse ognuno di noi, come i porcospini di Schopenhauer ha una “propria” distanza di sicurezza anche – o soprattutto – nell’amore.
 
E questa varia non solo per noi, ma anche per le persone che ci sono accanto, si stringe o si dilata contemporaneamente – in tutte le direzioni o in una soltanto – e tutto questo lo fa costantemente, rispondendo agli stimoli di chi ci sta accanto. Non uno statico equilibrio, ma continui aggiustamenti, come se tutti noi fossimo ricci dagli aculei elastici.
 
A volte è la “velocità di marcia” che ci condiziona. Se ci avviciniamo troppo rapidamente, corriamo il rischio, davvero, di non riuscire a percepire più quello che ci ha fatto avvicinare, ma solo confusione.
 
A volte, invece, è proprio una questione di “sicurezza”. Io penso che ognuno di noi abbia uno "spazio privato" nel quale non vuole che nessuno, neanche la persona più vicina, possa entrare se non autorizzato. Non so agli altri, ma a me piace essere io a decidere quanto rivelare o no di me stessa, e non lo faccio mai completamente: ho bisogno di uno spazio che sia mio, e mio soltanto.
 
Questo significa, forse, che una vicinanza “eccessiva” rischia davvero di essere soffocante, di risultare in un’identità forzata (ma quale sia il limite “eccessivo”, ciascuno può deciderlo solo per sé).  
 
Malgrado ciò che ho appena scritto, capita anche a me, a volte, di voler capire, di "forzare un po’ la mano" a chi mi trovo davanti, specialmente se ho la sensazione che ci sia un dolore da lenire, o qualcosa da portare alla luce. Per cui, se c’è un amico (bontà sua) che mi dice che "mi muovo con la leggerezza di una farfalla" ce n’è un altro (o saranno molti) che pensa che in realtà io sia più una "scavatrice".
 
Né l’una né l’altra, un mix di entrambe… chi lo sa? E in fondo, è importante saperlo?
 
Forse, infatti, è proprio la distanza residua, la capacità di scoprire cose nuove in coloro che amiamo, e di pensare che ne esistono ancora, che ci consente di amare. La sensazione di infinito, di non completo, di costruzione in corso. La curiosità.
 

Forse. O forse no.

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in ammatula, sperciate. Contrassegna il permalink.

11 risposte a Le persone sono luoghi

  1. shemale ha detto:

    Io sono d’accordo con te.
    Ma il punto mi sembra un altro.
    Affermare che “è solo da molto lontano che le persone si conoscono, e si possono amare, e quando ci si va dritti accanto sono solo una confusione di gesti e parole che soffoca”, con tutto il riguardo per l’intrinseca ambiguità del linguaggio artistico, non mi sembra possa intendersi come un riferimento all’esigenza di uno “spazio privato” o un (giusto) rifiuto di una specularità fittizia.
    C’è un “conoscere” di troppo, infatti.
    Se le persone si possono conoscere solo da lontano, significa che abbiamo la necessità di mantenere una distanza per potercele inventare (non nel senso latino di “trovare”, ma in quello di “fantasticare”), perchè siamo incapaci di conoscere, accettare ed amare quello che esse sono, effettivamente, nella realtà.
    Il che, con tutto il rispetto per la sublime scrittura della brioche, è veramente molto triste.
    E anche falso, ovviamente.
    Perchè, nonostante tutte le tiritere che forse seguiranno sul fatto che le cose (e le persone) non sono che nostre (soggettive) rappresentazioni, non ci vuole poi tanto per conoscere davvero un amico, un figlio o una donna.
    Basta un po’ di buona volontà.
    E, soprattutto, occorre prima “conoscere se stessi”, come tutti sanno. Perchè è lì che comincia l’imbroglio. Uno si mette in testa di essere qualcosa che non è e, poi, quando scopre di essere lui stesso soltanto “una confusione di gesti e parole che soffoca”, finisce per scaricare la colpa sugli altri.
    Come al solito.

  2. Flounder ha detto:

    (e mi sa che ha ragione)

  3. riccionascosto ha detto:

    Shemale, nel racconto quella che tu chiami affermazione è una domanda, e anche doppia (“mi chiedevo come si fa, ad avvicinarsi davvero, e se…”) che rimane però senza risposte – quantomeno esplicite.

    Tu dai le tue: “con un po’ di buona volontà” e “no”; io credo che ognuno abbia le sue, e che ciò dipenda dalle dimensioni del suo “spazio privato”, e di conseguenza di ciò che giudica lo “spazio privato” degli altri.

    E questo per me, come dicevo, è essenzialmente elastico. Ci sono persone che avvicino di più, altre di meno, ma in ogni caso occorre “regolare il fuoco”, come nelle fotografie, a secondo della distanza. Che, in alcuni casi, potrà essere piccolissima, ma ci sarà sempre.

    E’ vero anche che chi osserva da lontano e non si lascia avvicinare, più che conoscere, vede, immagina, e rimane quasi un’ombra. Da vicino forse perdi il quadro d’insieme, ma guadagni in dettagli (anche spiacevoli, come rughe o brufoli, ma certamente più reali, come dici tu).

    In tutto, è una questione di punti di vista (e di obiettivo).

  4. Effe ha detto:

    (una farfalla scavatrice?)

    E allora continuiamo il ragionamento di shemale,
    Dice: “occorre prima conoscere se stessi”
    Giusto, son passati millenni ma siamo ancora allo stesso punto.
    Ma come si può consocere se stessi, se non allontandoci da quella immagine di noi che abbiamo creato e che manteniamo in vita?
    Come si può, senza creare una differenza tra soggetto che conosce e oggetto conosciuto?
    Così come le parole, per essere comprese, deveono essere separate tra di loro, così le persone possono conoscere la realtà attraverso la focalizzazione di una distanza prossima.

  5. shemale ha detto:

    Il mio era un discorso un po’ più terra, terra, in verità.
    Non sapremo mai nulla di definitivo su noi stessi, filosoficamente e scientificamente parlando.
    Io, però, mi riferivo a quello che un mio amico chiama “Il corpo disabitato” (sta scrivendo un libro con questo titolo). Chirurgie plastiche estreme che nascondono interamente la nostra storia fisica e psicoloica, oppure nick e blog che, invece di moltiplicare, servono per dissociare (e dividere) da noi stessi una porzione assolutamente fantasticata (e inesistente) di noi e per veicolare rappresentazioni illusorie che non hanno nessun riferimento con la realtà. Potrei dirvi che faccio i cento metri in dieci secondi netti, ma non è vero. O che il mio naso è di proporzioni contenute, ma non è vero. Posso fare la plastica al naso e non mi sembra neppure una pessima idea, ma c’è un limite, superato il quale, il virtuale e il possibile, invece di diventare propaggini della realtà, sono soltanto lo scivoloso terreno dell’immaginario. Abbiamo il vizio di gonfiare a dismisura noi stessi anche nella vita di tutti i giorni, raccontando frottole su quanto sia importante o impegnativo il nostro lavoro o andando in delirio su nostre inesistenti abilità.
    Ecco, mi sembra che a volte, fermandoci a guardare la realtà che ci sta intorno (marito, moglie, figli, amici, colleghi) ci si renda improvvisamente conto che non è la realta confacente all’ideale di noi stessi che avevamo concepito. E, a quel punto, ce la prendiamo con gli altri e con la vita troppo stretta che qualcuno ci ha cucito addosso.
    Ma è l’ideale a essere falso, non le cose che abitano la nostra vita.
    Credo sia bene coltivare un ideale di se stessi e perseguirlo.
    Purchè non ci si scordi mai del fatto che i cento metri in dieci secondi netti non li abbiamo mai fatti.
    E che il bel naso che mettiamo in mostra ce l’ha fornito un chirurgo.

  6. riccionascosto ha detto:

    Punti di vista (e obiettivi) diversi, come si diceva.
    (a me, mentre voi dibattete, rimane però il dubbio su chi abbia ragione secondo Flounder)

  7. shemale ha detto:

    Tutti e due. Flounder si riferiva a tutti e due. Anzi, a tutti e tre. A tutti e quattro, volevo dire.

  8. riccionascosto ha detto:

    shemale: e a nessuno, ovviamente.

    Herr: preferirei un cespuglio pensatore (ma poi dovrei trovarle i riferimenti, e al momento il Salto del Canale non è disponibile)

  9. Effe ha detto:

    Cocnordo con quello che hai detto, Shemale
    )neppure io faccio i cento in 01 secondi)

    Ma appunto, è questione di prendere le distanze, prima di tutto da noi stessi, dall’immagine di noi che abbiamo costruito (non necessariamente per distruggerla, basta rendersi conto che è un immagine)

  10. anonimo ha detto:

    Sempre l’anonimA Bea che non riesce a disanonimarsi;):
    credo che la soluzione stia nella CICLOTIMIA DEI RAPPORTI.
    Ci credo davvero, non è una boutade.
    Credo che qualunque quotidianità uccida qualunque team ma altrettanto credo che qualunque rapporto lontano prima o poi faccia precipitare il sogno.
    Perché i sogni si ha bisogno prima o poi di realizzarli.
    Ma se li si realizzano… allora bisogna inventarsene altri.
    E tutto ricomincia da capo.
    Insomma come al solito hai ragione.
    Non c’è mai una risposta decente, logica, definitiva.
    Per questo la vita è meravigliosa.
    E anche la ciclotimia;)

  11. anonimo ha detto:

    Già. Un’immagine, appunto.
    Ciò che veramente siamo non lo sapremo mai
    se dal rumore continueremo a farci seppellire.
    Perché di semplice rumore si tratta.
    Oggi, nella babele della più sedicente libera parola.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...