Uccelli di rovo

La leggenda narra di un uccello
 che canta una sola volta nella vita,
più soavemente di qualsiasi creatura al mondo.
Da quando lascia il nido, cerca e cerca un grande rovo
e non riposa finché non lo abbia trovato.
Poi, cantando tra i rami crudi,
si precipita sulla spina più lunga e affilata.
E, mentre muore con la spina nel petto,
vince il tormento superando nel canto
l’allodola e l’usignolo.
Una melodia suprema il cui scotto è la vita.
Ma il mondo intero tace per ascoltare,
 e Dio, in Paradiso, sorride.
Al meglio si perviene soltanto con grande dolore
       … o così dice la leggenda.
(Colleen Mc Cullough, Uccelli di rovo)
 
 
Che sia vera o meno, la leggenda, ogni tanto mi torna alla mente.
Come oggi.
Sarà il prezzo da pagare di cui parla Flounder, o l’eterna opposizione di cui si legge da Effe.
Oppure il fatto che a volte è necessario sublimare il dolore, sopraffarlo con qualcos’altro per andare oltre… anche verso la morte, ma cantando.
Sarà che a volte dobbiamo pensare che il dolore serva a qualcosa, o impazziremmo.
Sarà che in questi giorni l’orrore conduce ad altri pensieri, a costernazione e rabbia, a pugni chiusi e cuori serrati, a silenzi forzati per soffocare lacrime e improperi.
Sarà anche che ci sono giorni in cui dobbiamo pensare che esiste anche la bellezza, e la gioia, e il sorriso, per continuare a vivere, in qualche modo.
E che possono nascere dal dolore e con il dolore.
Anche quello della morte.
In quale modo, spesso non lo so.
Però ci penso.
Annunci
Questa voce è stata pubblicata in ammatula. Contrassegna il permalink.

13 risposte a Uccelli di rovo

  1. Effe ha detto:

    il modo non c’è

  2. giorgi ha detto:

    Il modo invece c’è, se qualcosa resta. Se la morte non ha portato via proprio tutto tutto. Qualcosa a cui aggrapparsi. Da proteggere e da amare.

  3. riccionascosto ha detto:

    Il modo c’è anche per me.
    Può sembrare retorico e/o utopistico, ma per me l’unico modo passa – come dice giorgi – per l’amore.
    Che anche di questo l’uomo è capace, per fortuna.
    Il difficile è crederci (e soprattutto, vivere di conseguenza)

  4. metallicafisica ha detto:

    io concordo con “F”… credo che soprattutto in alcuni casi non ci sia.*

  5. anonimo ha detto:

    Il modo è uno solo. Occuparsi del dolore degli altri. Forse è perfino più immenso del nostro. Non ho capito cosa sia accaduto ma a chiunque sono vicina.
    Bea.

  6. saltino ha detto:

    Sai che film mi è venuto in mente leggendoti, tu non ridere però. Il ponte sul fiume XXXX (che ora non ricordo), la marcetta fischiata.

  7. riccionascosto ha detto:

    Il ponte sul fiume KWAI, immagino (non rido, però non capisco com’è che ti è venuto in mente)

  8. Minervaa ha detto:

    a cosa mai può servire il dolore, riccio?
    quale dio perverso può creare la bellezza, l’amore e l’innocenza sapendo che saranno impietosamente annientate?
    come credere ad un progetto così perfido?

  9. riccionascosto ha detto:

    Il dolore serve ad apprezzare la gioia, Minerva.
    Perché il mondo vive per contrasti, e anche i colori più belli si smorzano, se non messi accanto ai loro contrari.
    E bellezza, amore e innocenza non possono essere annientati.
    Possono essere oscurati, a volte, ma la traccia del loro passaggio rimane. Rimane sempre, ed è più forte anche del dolore.
    E’ questo che mi fa credere che il progetto non è perfido (anche se a volte noi riusciamo a camuffarlo e a renderlo tale ai nostri occhi). Certo, non è un pensiero logico il mio, né vuole essere un invito al dolore e alla rassegnazione.
    E’ solo che penso che cadendo, facendosi male, bisogna rialzarsi e reagire. Agire per noi, non contro chi, magari, ti ha spinto. E pensare all’annientamento, in questo, non aiuta affatto.

  10. Minervaa ha detto:

    concordo sull’inutilità,dell’agire contro.

  11. monicamarghetti ha detto:

    anche io ci penso..e ci penso spesso putroppo.
    scusa passavo per caso..ecco lascio un caro saluto
    monica

  12. riccionascosto ha detto:

    Minnie… lo so.

    Monica, un caro saluto anche a te.

  13. anonimo ha detto:

    ma di fronte adun dolore profondo e inaccettabile come la morte di chi si ama tanto… come si può aiutarsi a cantare lo stesso?

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...