Ho visto un amo sulla sabbia…

 ma non ho abboccato
 
Giornata delle Scritture di Strada - Roma Villa Celimontana (foto di almostblue58) 
(foto di almostblue58
 
In questi giorni è difficile staccarsi dai ricordi della Giornata delle Scritture, e questa scatola mi fa venire in mente alcune cose.
 
La prima, è che in molti ci siamo divertiti a tracciare dei segni su questo volubile supporto, sapendo già che presto avrebbero lasciato il posto ad altre scritte, ad altri passaggi.
 
La seconda mi è stata raccontata non ricordo da chi, a proposito di questa scatola. Un uomo si è avvicinato al tavolo, per chiedere cosa stessimo facendo. Uno dei ragazzi gli ha risposto che eravamo lì per liberare le parole, e l’uomo: “Lo faccio anch’io, sono uno scrittore”.
“Ci lasci un segno del suo passaggio, allora” lo hanno invitato i ragazzi, “anche qui” indicando la scatola della sabbia.
E lui, di rimando: “Ma non vedete che qualcuno l’ha già fatto?” e ha scosso le spalle, andando via.
Nella scatola, tracce leggere segnavano degli ideogrammi, che altre mani hanno trasformato in fiori, in parole d’amore  o di protesta.
 
E infine, l’amo mi ha fatto pensare alla storia che non voleva essere raccontata.
 
Mi chiedo se abboccare a un amo è sempre segno di stupidità, o a volte può rappresentare una scelta di vita, anziché di morte.
 
A volte tirarsi indietro e rinunciare è come perdere senza aver giocato.
A volte bisogna rischiare, cercare di afferrare l’esca anche se sappiamo che l’amo può essere pericoloso, solo perché rischiare è vivere.
 
E rifiutare di rischiare può non voler dire essere furbi, ma semplicemente non aver vissuto.
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3 risposte a Ho visto un amo sulla sabbia…

  1. Flounder ha detto:

    vorrei commentare, ma ho paura.

    (no, è che proprio oggi ho fatto una dichiarazione di resa, di tregua, un’alzata di bandiera bianca, un lascia che sia .)

  2. giorgi ha detto:

    Oh, sì, abboccare all’amo a volte è una splendida scelta. Forse lo dico perché sono una che abbocca sempre… Lo “scrittore” che non ha voluto lasciare parole sulla sabbia è stato antipaico assai. Ma lo sai che neanche io le ho lasciate? Ogni volta mi ripromettevo di farlo, e poi, paf!, mi dimenticavo.

  3. riccionascosto ha detto:

    Flo’, paura perché?
    Comunque, in questi giorni ho pensato che a volte bisogna fare le cose non perché se ne può trarre un vantaggio, ma perché vanno fatte. Anche se, potenzialmente sono un rischio o sembrano inutili (l’amo o la scrittura sulla sabbia). Il discorso è un po’ lungo, se riordino le idee lo scrivo meglio.

    Giorgi, invece io mi sono divertita a lasciarle, le tracce sulla sabbia, per poi cancellarle e riscrivere qualcos’altro. A volte fa bene pensare che scripta non manent 😉

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