Uno sguardo d'insieme

E se…

vi chiedevate che fine abbia fatto oggi, vi dirò che ho passato la giornata lavorativa tentando di spiegare a dei tecnici (dislocati tra Italia e Svizzera) che cosa dovevano fare per aiutarmi a risolvere un problema che va avanti, ormai, da tre o quattro settimane.
E questo non tanto perché non sapessero fare il loro lavoro – anche se qualche dubbio in proposito l’avrei, ma da utOnta mi esimo dall’esternarlo – quanto per il fatto che nel mondo di oggi la specializzazione, forse eccessiva, porta a perdere di vista lo sguardo d’insieme. (Per dirne una, ho dovuto spiegare a un tecnico dove trovare gli add-in di excel, o come funzionano i link su word, perché lui conosce – di entrambi i prodotti – solo quello che gli serve per le sue applicazioni specifiche).

Ecco, é come se si fosse persa la curiosità per le cose, e ci si limitasse a imparare solo quello che serve nel giornaliero. Come i tennisti, che sviluppano in modo abnorme il braccio che utilizzano per la racchetta creando, nell’armonia del corpo, una disarmonia. Quindi se qualcosa non funziona, capita di dover fare intervenire tre o quattro persone differenti, perché chi capisce di software non sa niente di rete, e chi è responsabile del database non può verificare i collegamenti.

E nel frattempo, tra un palleggio e l’altro, tu, povero nuotatore, resti immerso in un mare di difficoltà (per non dire altro), cercando di tenerti a galla e utilizzando come salvagente tutti gli espedienti che ti riesce di escogitare, e anche di più. Che magari non dureranno, ma nell’immediato qualche cosa risolvono. L’acqua alla gola consiglia peraltro di non mettersi a urlare, anche se la tentazione sembra quasi irresistibile.

Se invece (come penso) non ve lo chiedevate affatto… meglio per voi.

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in ammatula, pizzini. Contrassegna il permalink.

15 risposte a Uno sguardo d'insieme

  1. shemale ha detto:

    Hai ragione. Sono perfettamente d’accordo. Eccesso di specializzazione. Esattamente il contrario dell’ideale rinascimentale (e pure un po’ maoista, secondo me), secondo cui l’uomo doveva spaziare dalle lettere alle scienza, dalla filosofia alla tecnica.
    Qualcuno ha detto che la specializzazione consiste nel sapere tutto su niente.
    Magari sbaglierò, ma io preferisco non sapere un cazzo su tutto.

  2. fuoridaidenti ha detto:

    io non so nemmeno se non so un cazzo su tutto

  3. IlNino ha detto:

    Non si é persa la curiosità per le cose. Solamente che i tecnici informatici ne hanno tantissime che hanno come base il NON contenere l’informatica. 😉

  4. riccionascosto ha detto:

    Shemale: io mi accontenterei di sapere poco, ma di molte cose. Non mi sento una tuttologa, né vorrei esserlo. Sono curiosa, questo sì. Cerco di non fermarmi alla superficie delle cose, se riesco. E poi non amo dipendere dagli altri, quindi cerco di rendermi il più possibile autonoma.

    Calma: questo neanch’io, davvero.

    IlNino: non è un’accusa… è solo la constatazione di una frammentazione forse eccessiva, che costringe a perdite di tempo, mentre forse un po’ di dialogo ne farebbe risparmiare. (il discorso è un po’ lungo, però)

  5. Effe ha detto:

    poche idee, ma confuse, che diamine

  6. BBSlow ha detto:

    Un curioso libretto divulgativo uscito qualche anno fa “L’ultimo teorema di Fermat” parlava di come i matematici averssero tentato invano, per secoli, di fornire una dimostrazione a un assioma sui numeri primi (vado a memoria e non sono del ramo, potrei sbagliare) di cui Fermat, matematico francese del ‘700, asseriva di avere una dimostrazione che, però non aveva trascritto.
    Dopo, appunto, tanti inutili sforzi di menti non da poco, la dimostrazione è stata trovata grazie a un collegamento interdisciplinare avvenuto per caso: quello che i matematici cercavano da secoli i fisici lo avevano già a disposizione.
    Il fatto è che è cambiato il significato di “conoscenza”, che è sempre più volto alla specifica risoluzione di problemi pratici; ed è sempre meno diffusa la cosiddetta “cultura generale”, quella che riusciva a spiegare perché in Brasile il caffè lo fanno in un certo modo e in Arabia in un altro.
    Si è, appunto, persa di vista la nozione che per tanti secoli è stata fondamentale, e cioè che il “sapere” è uno, perché riconducibile all’unità di fondo dell’universo naturale. Negare questa unità è stato lo scopo principale di gran parte degli intellettuali (o presunti tali) dal ‘700 in poi: grazie, che poi uno esce da scuola che non è capace di vedere al di là del naso se non glielo mostrano.
    Gli informatici, poveretti, sono i più esposti: conoscenza recente, frammentaria, diversificata… Ci diventano matti, poveretti. E pensare che tutto è basato su tre regole, le stesse di Aristotele…

  7. riccionascosto ha detto:

    Herr Effe: per quello, abbiamo già dato.

    Slow, l’interdisciplinarietà, tuttavia, non è del tutto dimenticata. Ad esempio, molti degli strumenti finanziari – le opzioni, per dirne uno – si basano su presupposti derivati dalla fisica. E infatti, nelle grandi banche, i fisici sono molto corteggiati.

  8. Flounder ha detto:

    io ho l’abitudine di mischiare le cose.
    solo così, a volte, riesco a trovare, riferendomi ad altri ambiti, soluzioni e spiegazioni a problemi che sorgono altrove.
    ma è vero che esiste sempre un dilemma insanabile tra eccesso di specializzazione ed eccesso di spontaneità creativa.
    potendo, io mi situerei su una creatività specializzata 🙂

  9. metallicafisica ha detto:

    Ora mi spiego perché ho una testa piccola!!!!!!

    Grazie, sister… se non ci fossi stata tu:)***

  10. riccionascosto ha detto:

    Flounder, anche io tenderei per la creatività specializzata. Anche perché una specializzazione creativa sarebbe forse divertente, ma poco affidabile…

    MF, sorellona, ora mi sfugge una cosa… ma perché mai avresti la testa piccola?

  11. BBSlow ha detto:

    Qui nelle assicurazioni, invece, si assumono i diplomati dell’Istituto d’Arte. Non è questione di multiculturalità, ma di parentele. 🙂
    Scherzi a parte: non è solo interdisciplinarietà, è la perdita della consapevolezza (magari teorica, ma utile) che esiste un “filo unico” che lega i diversi ambiti del sapere, in quanto specchio del mondo reale; che consentiva, ad esempio, a uno scienziato di comprendere il perché di una norma giuridica, e a un latinista di essere illuminato sulle regole dell’informatica. E’ anche vero che, in certi casi, è evidente che a mancare di collegamento non è il sapere, ma i cervelli…

  12. metallicafisica ha detto:

    Riccio…. 4 neuroni, ricordi? sviluppano una superficie limitata:)***

  13. riccionascosto ha detto:

    Slow sull’ultima affermazione (e dopo l’ennesima riunione semi-inconcludente, ieri) non puoi che trovarmi d’accordo. Non aggiungo altro, perché potrei aprire un vaso di Pandora (la legge di Murphy sulle gerarchie e il loro rapporto con le connessioni cerebrali).

    MF: che siano 4 non discuto, ma dalla confusione che fanno, di superficie ne sviluppano tanta (e poi i capelli contribuiscono alla massa) 😉 :**

  14. metallicafisica ha detto:

    Riccio… la confusione non è proporzionale alal superficie… e i capelli sono fuori la “massa cranica”… fanno solo scena, per farla sembrare più grossa… in realtà ho un cranio piccolissimo proprio per la scarsa quantità di “produzione interna”:)***

    Un abbraccio, sister

  15. riccionascosto ha detto:

    Va là… è tutta una finta 😉

    Un abbraccio

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...