Passi

Una volta qualcuno mi disse che il diavolo lo riconosci dal passo claudicante (certo, i piedi di capra si sentono a disagio, in scarpe di capretto, e tendono a protestare) e su questo passo, sentito attraverso un soffitto, tentai di costruire una certa tensione per la protagonista di un racconto, tanto tempo fa.
Una ventina e più di pagine, stampate su un tabulato continuo formato A4 con una vecchia olivetti ad aghi, dove si parlava di incontri (scontri, più che altro), inquietudini, solitudini e buon (?) vicinato. E di un mathom.
Se vi chiedete cos’è, non avevo ancora deciso, sapevo solo che la protagonista se l’era ritrovato in borsa non si sa come, e che aveva una luminescenza azzurrognola.
(Abbiate pietà, era un periodo in cui leggevo solo fantasy, e non sempre di quella buona. Credo infatti di essere l’unica ad avere la collezione completa di URANIA Fantasy, una collana che per circa sei anni inseguii, con costanza, mese per mese, anche se alcuni numeri non ho neanche finito di leggerli. Ma dov’ero? Ah, sì)
 
Il programma su cui l’avevo scritto (Framework II, se qualcuno lo ricorda) e il supporto su cui l’avevo conservato (un dischetto da 5’ ¼) ci hanno graziato, con la loro obsolescenza, di quegli oscuri deliri, e anche la mia amica Lucia, “cavia di lettura” che a suo tempo sembrava curiosa di “come andrà a finire”, avrà cancellato l’episodio – e i passi claudicanti – dalla memoria.
 
Però, senza arrivare a scomodare il Moretti di “Bianca” che stabiliva le personalità dalle scarpe, è vero che i passi sono importanti per capire stato d’animo e carattere delle persone, e sono quindi forme di comunicazione.
 
Per esempio, camminare ad un passo deciso e spedito – come chi ha fretta di arrivare a un appuntamento ed è già in ritardo – ti aiuta a non essere fermato dal solito ragazzo che ti vorrebbe offrire un’enciclopedia, ma anche ad attraversare una strada semideserta e poco illuminata.
 
Il passo svogliato della mattina scoraggia, invece, i familiari dal rivolgerti la parola. Almeno quello dovrebbe essere il suo intento (io, perlomeno, per almeno un quarto d’ora mi limito a grugnire).
 
Un passo incerto è sempre fonte di fregature. Se all’esterno, sembra un segnale di via libera per qualsiasi richiesta (dalla sigaretta alla suddetta enciclopedia, passando per firme varie e/o altri tipi di richieste, a scelta); all’interno di un negozio, sollecita l’avvicinamento di una volenterosa commessa, ove disponibile. Esattamente quando non ne hai bisogno – altrimenti la cercheresti tu, no? E non la troveresti, scommetto.
 
Passeggiare mi rilassa. Quando sono arrabbiata o devo riflettere, scendo in strada e cammino, se ne ho la possibilità. Lo faccio per ore, ma con una meta più o meno definita. A volte mi infilo in un parco, e cammino, mi siedo a leggere e poi ricomincio a camminare, altre volte preferisco le strade affollate, ma quasi mai mi soffermo a guardare le vetrine. (lo shopping è un’attività che odio, in genere).
 
Preferisco però passeggiare in solitudine, tenere il mio ritmo nel passo, che è veloce nella passeggiata, più lento – ma costante – nelle camminate in montagna. Forse perché troppo spesso, in passato, ho dovuto adeguare il mio passo a quello degli altri, oppure fare il doppio della strada per andare a recuperare i troppo lenti, o a fermare i troppo veloci.
 
Perché i passi, in compagnia, bisogna saperli adattare – e al ritmo del più lento – o sono guai. Come i passi di danza, che in coppia diventano sempre più facili col passare del tempo, quando sai già, per istinto e senza guardare, cosa sta per fare l’altro, e lo assecondi o lo contrasti quel tanto che basta perché sia lui, ad assecondare te.
 
E poi ci sono i passi che ti affascinano, quelli che segui con l’occhio per la loro grazia o la loro comicità, quelli che riconosci con un battito del cuore e quelli che – al cuore – ne fanno saltare uno. I passi stanchi di chi è alla fine della vita e quelli precipitosi – e precipitati – di chi è invece all’inizio.
 
Ci sono passi e passi, quelli da intraprendere e quelli più lunghi delle gambe, da non fare mai… (e troppo ci sarebbe ancora da dire, ma un passo alla volta).
 
 

Come direbbe Calma, il solito esercizio di link… ma stavolta alla fine. Ho di fatto raccolto, passo passo, i pensieri suscitati dalla lettura di queste cronache  (e relativi commenti), da un paso doble in allenamento e da perizie nella scelta di tavoli e di passi da seguire.

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11 risposte a Passi

  1. fuoridaidenti ha detto:

    Il mio, quello lì dico, è un passo assai malandrino. (Onorato. D’essere qui, e di cotanta compagnia)

  2. Flounder ha detto:

    qua si sta imparando il paso doble finanche su un solo piede.

  3. riccionascosto ha detto:

    Fdd, dev’essere questione di postura. (e anche di rapidità, direi)

    Flounder, per questo serve l’ombrello (non il gesto, ma l’equilibrio)

  4. metallicafisica ha detto:

    Ho da sempre il problema di camminare troppo velocemente. Infatti sono sempre puntuale (anzi, in anticipo)… La parola passeggiare in un certo senso, almeno in quello di “passeggiata che rilassa” mi è sconosciuto… e me ne dispiace. Non so se rispecchi o meno la personalità di chi lo possiede, forse si ma io ad andare a 1 all’ora fatico più che ad andare a 10 all’ora:)

    ps: Sorellona, un’altra cosa che stavolta ci “divide”= il Fantasy… a me non è mai piaciuto molto… ci stiamo sparentando? Mi preoccupo?:)
    Un abbraccio***

  5. Effe ha detto:

    riporto qui il commento di Colfavoredellenebbie:

    “I passi sui marciapiedi bagnati, così pieni di cigolanti ci, miste ad un’acquetta fangosa che indovina le pieghe dove la pelle della scarpa s’infradicia;
    i passi del mattino che sono quasi senza impronta, se non di tacco: c’è forza d’impressione nella giornata che comincia;
    e poi quelli fitti come spilli per la fretta e ancora quelli lunghi e un po’ strascicati, sbilanciati in avanti, per arrivare prima, la sera”

    Facciamo un passo in avanti, dichiariamo veloci, a passo di carica, di qual passo siamo (lungo, corto e via di questo passo).
    Io, ad esempio, ho passo di poca frequenza ma discreta ampiezza.
    Stile Pippo Baudo, per dire.

  6. riccionascosto ha detto:

    Sorellona, io mi preoccuperei se fossimo proprio del tutto uguali; quindi vive la difference, se poi arricchisce anche i confronti. Comunque, se ti può consolare, le “passeggiate che rilassano” non sono mica fatte a passo lento… quello non lo reggo neanch’io.

    Herr, per rispondere a lei (e grazie, intanto, per il commento di Colfavore, era proprio al suo che mi riferivo) e per rassicurare la sorellona, io compenso la minor ampiezza con la maggior frequenza.

  7. silvia67 ha detto:

    i miei passi sono silenziosi, al punto che spesso spavento le persone che raggiungo di spalle perché non mi hanno minimamente sentito arrivare; ho il passo morbido e lieve anche se veloce…
    …tranne quando piombo in ufficio dal responsabile di produzione e allora sembro John Wayne speroni compresi, ma quella è tutta un’altra faccenda ed anche una scelta tattica! 🙂

  8. riccionascosto ha detto:

    Silvia, silenziosa come un serpente mortale, eh? 😉
    (Però un po’ lo immaginavo…)

  9. metallicafisica ha detto:

    Grazie siter, tu sai sempre come rassicurarmi:)****

  10. anonimo ha detto:

    Ben tornata!:) ti credevo strapiena di ncombenze fino al 7 luglio per via delle scritte di strada mumble mumble… evidentemente me so’ sbajata la data sob:(
    Un passo per volta?
    Ma IE ciò almeno vent’anni più de voi, si permettete:) e pertanto anche qualche passetto npiù non credi?
    Volevo dire: un po’ di rispetto alli vecchi, sarebbe ora no?
    c’è una stupenda frase con la quale l’antagonista cattivo ammazza il protagonista buono in Ritorno a Could Mountain che è espressione da se medesima di un intero trattato sull’argomento:
    “Ho un’arma in più – dice il cattivo mentre gli spara – ed è l’arroganza dei giovani”.
    Ecco, a vent’anni mi credea d’aver capito tutto. Se mi guato ndietro me sento nverme:(
    (… creto che nme so’ capita, qua s’è fermato il pseudo ponentino neanche doc e dunque graziosamente saluto).
    Sinserely yurs
    bea:)

  11. riccionascosto ha detto:

    Bea, no, era il 7 maggio. Il 7 luglio è un’altra data (e non è male, 7/7, dà un’idea di magico, non credi? 😉
    L’arroganza dei giovani, le loro certezze assolute, sono un’arma in più ma ti dirò, non mi dispiace averla persa per strada…

    Sorellona, lieta di essere stata utile ;**

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