Dipendenze

Che la nostra vita sia ormai dominata dalle macchine, ce ne rendiamo conto quando un improvviso black-out ci lascia in preda a un imbarazzante silenzio.
Scopriamo allora come sia diventato familiare – tanto da non sentirlo più come un rumore – il ronzio delle ventole dei computer, o come il gesto più naturale, nel cercare un’informazione, sia spostare il mouse per aprire una finestra internet.
E quando davanti ci troviamo uno schermo funereo, ci guardiamo intorno smarriti, chiedendoci se il lavoro che ci ha occupato la giornata – e ci ha quasi fatto dimenticare di pranzare – sia irrimediabilmente perso, o se il salvataggio automatico ci ha risparmiato, almeno stavolta.
Proviamo quindi a riordinare le idee, ma la mancanza di energia elettrica ci rende simili a piccoli insetti, che un’improvvisa folata di vento o un bambino dispettoso ha messo pancia all’aria e che dibattono, impotenti, le zampette nel tentativo di rigirarsi.
Cerchiamo di prendere appunti, ma l’abitudine al correttore e ai ripensamenti riempie il foglio di tagli e cancellature, che rendono più difficile anche seguire i pensieri.
Alla fine, l’unica cosa utile che riusciamo a fare è riordinare la scrivania, eliminando le carte che per mesi abbiamo accumulato, gli articoli invecchiati e mai riletti, i dati ormai storici e non riutilizzati.
Non dimenticando mai di lanciare un occhio speranzoso al monitor, che rimane però muto e insensibile ai silenziosi richiami.
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10 risposte a Dipendenze

  1. Giocatore ha detto:

    Sono segnali, Riccio, che il Cosmo ci manda per avvertirci della necessità di tornare alla carta, prima, e alla tradizione orale, poi.

  2. IlNino ha detto:

    Quando qui c’è stato un black-out poco tempo fa lo abbiamo preso tutti stoicamente e siamo usciti in giardino a prendere il sole finchè non é tornata la luce. Ahhh, statali… ;-P

  3. riccionascosto ha detto:

    Giocatore, io alla carta ci tornerei pure, ma purtroppo più di metà del mio lavoro dipende dalla disponibilità di un collegamento internet (per dati e/o ricerche), il resto dalla posta elettronica e infine, in minima parte, dalle mie capacità di scrittura e sintesi (le uniche che funzionano senza presa, ma senza il resto servono a poco)

    IlNino, infatti è ciò che, dopo aver riordinato il riordinabile, ho fatto anch’io.

    Per la nota legge di Murphy, comunque, è ovvio che i documenti facilmente sostituibili sono stati agevolmente recuperati, mentre sto passando la mattinata a ricostruire il lavoro di ieri sull’unico file che NON è stato salvato automaticamente.

  4. Effe ha detto:

    perdonate la pendanteria
    tra la carta e la tradizione orale, ci sono i carateri scolpiti sulle tavole di pietra.
    Quel ch’è giusto, è giusto.

  5. miles.gloriosus ha detto:

    Troppo vero…
    Quando da me la corrente salta le facce diventano buie e tristi, gli sguardi impotenti.
    Meno male che io ho il portatile che mi consente di prolungare la mia attività (mannaggia a lui!!!).
    Ciao

  6. riccionascosto ha detto:

    Herr, purtroppo l’amministrazione non fornisce scalpelli. Una carenza imperdonabile.

    Miles, in effetti il portatile è un’arma a doppio taglio. Me ne accorgo ogni volta che mi devo portare il lavoro in ferie (mannaggiamme). Ciao a te

  7. DanieleBurzi ha detto:

    Io sto diventando un tossico del computer. Forse avrei proprio bisogno di un bel black-out.

  8. metallicafisica ha detto:

    L’altra settimana per tre giorni siamo rimasti spesso senza corrente.
    L’isolamento era completo.
    Sembrava veramente di essere nell’età della pietra. E moi dinosauri in via di estinzione. Sai che le pochissime volte che mi capita di scrivere a mano dopo un po’ mi rendo conto che è una fatica?… Che brutta cosa, eh Riccio? Eppure fino a 20 anni fa circa scrivere su fogli (a parte coloro che scrivevano già a macchina) era la cosa più naturale del mondo! Dinosauri di carta, un titolo per un libro… lo scrivi tu, sorellona? a mano, ovviamente:)***

  9. fuoridaidenti ha detto:

    il fioccare delle mostruosità ortografiche qual’è quì quà un’usciere un pò và llacchiamare

  10. riccionascosto ha detto:

    Daniele, non sei il solo. Ieri, per esempio, durante il black-out sentivo ogni tanto dei clacson strombazzare per strada, e mi chiedevo quale ne fosse il motivo (escludendo un festeggiamento preventivo per la partita di oggi). Inutile dirti che arrivata a casa ho aperto il sito di un giornale per capire che fosse… ed erano i tassisti.

    Sorellona, io scrivo ancora – per esempio, prendo appunti – ma mi stanco anch’io (e soprattutto, spesso riscrivo quando devo correggere, quindi lavoro il doppio).
    Per fare prima (e lo facevo anche all’università) non sapendo stenografare, uso delle abbreviazioni che si chiamano “note tironiane” (un sistema di abbreviazioni inventato da Tirone, liberto di Cicerone) e che ho studiato in Diplomatica e Paleografia latina. Per cui finiva che, ogni volta che prest(av)o gli appunti, d(ov)evo anche consegnare una legenda delle abbreviazioni.

    Fdd, quelle non si contano (ma nella scrittura manuale, puoi sempre barare, almeno un po’, dicendo che t’è scappata la penna, o che si tratta di macchie)

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