Note (variazioni sul tema)

Dalla finestra aperta saliva, non filtrato, il suono di una fisarmonica.
Lente all’inizio, e poi vive d’improvviso, erano le note di Oblivion a rendere languida la controra.
Come i ricordi, che si fanno strada a poco a poco nella mente fino a colpirti all’improvviso, per poi lasciarsi chiudere in un angolo.
Solo fino alla prossima volta.
 
Si sorprese a sorridere, pensandoci.
La prossima volta sarebbe stato l’indomani.
Stessa ora, stesso posto. Era diventato ormai un appuntamento; un sollievo per le sue orecchie, quasi rassegnate all’ossessivo ritornello di un video pubblicitario che contendeva ai rumori stradali la colonna sonora delle sue giornate lavorative.
 
Le note, però, non sarebbero state le stesse.
Cambiavano di giorno in giorno, quasi corteggiando il suo umore del momento:  se era stanca, era una tarantella a tirarle su il morale, un tango a suggerire altre “sieste”. Talvolta era una canzone d’altri tempi – francese, forse – a disegnare nostalgie o a destare sorrisi.
 
Mai più di un brano o due, comunque.
Poi la fisarmonica taceva per tornare a farle compagnia nell’ora più calda, quando il sole cocente invitava ad accostare persiane e toglieva la fame.
Lasciava allora i vetri un po’ discosti, a cambiar l’aria della stanza ora vuota e silenziosa, gustando in solitudine un gelato acquistato di fretta.
A volte usciva per una breve passeggiata, sfidando l’afa e le ondate di turisti; aggirava entrambi seguendo l’ombra in percorsi tortuosi. In quei pigri vagabondaggi le sembrava, talvolta, di riconoscere il suono dello strumento appena dietro l’angolo. Non era però riuscita a vedere il suonatore. Provava a seguirne le tracce, ma quello sembrava svanire nel nulla e si convinse che, forse, era meglio così.
 
Dopotutto, in questo modo era come se la musica sorgesse quasi per magia, e per lei soltanto.
 
Lo vide invece,  un giorno, per accidente.
Aveva appena voltato l’angolo e si affrettava verso il supermercato, tentando di anticipare l’esercito degli impiegati in cerca di panini imbottiti o verdure precotte. Fu una nota lunga ad attirare la sua e l’altrui attenzione prima che la musica riempisse la stradina. Sollevò lo sguardo dal pavet sconnesso, ed era lì.
 
Alto, piuttosto magro, folti baffi e un cappello di paglia calato sugli occhi.
Contro la pelle scura i denti bianchissimi si aprivano in un sorriso, mentre le mani correvano veloci su tasti e pulsantiera.
Un gitano, forse, o un sudamericano. Non riusciva a capirlo bene, né voleva fissarne troppo a lungo il profilo mentre gli camminava incontro.
Accanto a lui una donna dai lunghi capelli scuri ed un sorriso intento agitava un tamburello senza un ritmo apparente, mentre la lunga gonna le oscillava intorno alle gambe in una danza accennata.
Sembrava più attenta all’umore dei turisti seduti ai tavoli del bar che alla musica del suo compagno. Ne studiava i volti, come a cercarne la generosità dai tratti. O forse erano i piatti colmi che guardava con tanta attenzione, chi poteva saperlo?
 
Affrettò il passo, superando musicanti ed avventori. Alle sue spalle, il suono gutturale del tedesco inizò a mescolarsi con le note di un valzer.
 
 

(a volte le parole seguono strade inaspettate. Come le note, sempre le stesse eppure ogni volta diverse, in combinazioni pressoché infinite. Ho provato a giocare con l’incipit di Suoni; uguali le note, diverse le risonanze).

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4 risposte a Note (variazioni sul tema)

  1. Effe ha detto:

    vite che ci passano accanto, che arrivano chissà dove, e sono lì per le nostre parole soltanto

  2. metallicafisica ha detto:

    “giri di vite” e “giri di note”… le strade, sonnesse o meno hanno sempre vite nuove da raccontare, con colonne sonore, le più varie, in sottofondo.*

  3. riccionascosto ha detto:

    vite da raccontare e vite da osservare, o da lasciarsi sfiorare.

    a volte solo per un attimo, e poi via, altrove

  4. riccionascosto ha detto:

    Mira o’ mare[..] (elloso che non è il titolo corretto, però mi piace) Ci sono giorni che nascono di cieli bigi, opachi e incerti, di sguardi assonnati e di pensieri che girano a vuoto. Poi ti guardi intorno e il cielo – lo spicchio che vedi dalla finestra [..]

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