Amarsi un po'…

E’ come bere, canta Battisti. Più facile è respirare.
 
Ma Battisti parlava di un amore in due (oppure no?), e qui invece…
 
Dice il “solito” Brezsny, questa settimana:
 
Cancro (21 giugno – 22 luglio)
Noi nati sotto il segno del Cancro spesso siamo patologicamente autosufficienti. Possiamo dispensare amore in abbondanza, ma abbiamo problemi a chiedere e ad accettare l’amore di cui abbiamo bisogno. Tienilo a mente quando mediterai su questo consiglio: è ora che tu cominci ad amare di più e meglio te stesso, che sperimenti nuove strategie per prenderti cura di te, per nutrire la tua creatività e procurarti piacere. Non lasciare però che questo nobile compito ti renda cieco ai doni che gli altri vogliono offrirti.
Mentre finisco di leggerlo, mi arriva la mail di un amico, che si autodefinisce “cancraccio” e si lamenta di essere sempre la spalla disponibile per chi ha bisogno, e quando succede il contrario… deserto.
Lo capisco, eccome. Il fatto è che chiedere appare, a volte, come un segnale di debolezza. O meglio, il discorso è più complicato. Spesso lo stare con le “antenne tese” a cercare di percepire i bisogni degli altri ci fa dimenticare che non tutti hanno la stessa predisposizione. Allo stesso tempo, chiedere significa aprire una fessura nella corazza e rinunciare all’idea di fare tutto da soli (insomma, ammettere che la “santità” non fa per noi).
E la stessa fessura si apre accettando l’amore offerto. A volte, è altrettanto difficile, forse di più. Perché accettarlo significa creare un legame, dipendere da qualcuno, e l’innato pessimismo ci fa pensare che, prima o poi, questa “debolezza” potrebbe farci male.
E’ per questo che spesso, se abbiamo bisogno di aiuto, ci limitiamo a fermarci sul ciglio della strada, aspettando che qualcuno ci veda – e, lo dico da “riccio” – correndo il rischio di essere investiti. Io penso di essere migliorata, in tal senso, ma la strada è ancora lunga; forse sono a metà (e dunque, ancora di più "a rischio investimento").

Tutto questo per dire che Brezny ci conosce bene… cancraccio, anche lui.

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8 risposte a Amarsi un po'…

  1. metallicafisica ha detto:

    Da cancraccio: come capisco bene la tua amica, sorellona***

    ps: ora aspetto i dono che mi verranno (perché verranno, vero?:) offerti

  2. riccionascosto ha detto:

    E’ un amicO, sorellona (ma sì, come ho detto, lo capisco bene anch’io).

    Per i doni, sto facendo spazio (dici che verranno, sì? 🙂 )

  3. manginobrioches ha detto:

    mah, io temo i cancri, et dona ferentes. (però gli scorpioni peggio: di più distruttivo conosco solo la nitroglicerina. pura).

  4. riccionascosto ha detto:

    Brioche, io spesso temo i doni tout court, ma è un po’ difficile da spiegare.

    (Sugli scorpioni, hai pienamente ragione; ne ho uno come padre, e lo so bene)

  5. metallicafisica ha detto:

    certo che verranno, hai dubbi?*

  6. riccionascosto ha detto:

    Io? Sempre
    (abbi dubbi è il mio motto. O forse no, non sono sicura) ;)*

  7. anonimo ha detto:

    “chiedere significa aprire una fessura nella corazza…ammettere che la “santità” non fa per noi….E la stessa fessura si apre accettando l’amore offerto”. Di certo la santità non fa per me. Ma l’aprire la fessura non mi pare difficile in quanto ammissione delle proprie imperfezioni. Il problema è trovare la sensibilità adatta nella controparte. La corazza è null’altro che un paravento per evitare le scocciature degli insensibili, dei guardoni, di coloro secondo cui l’abito fa il monaco.

    Dipendere da qualcuno significa debolezza ? E può quindi far paura ?
    Si e no. Nessuno è perfetto, neppure l’amico che ci da una mano nel momento del bisogno. Quindi perchè focalizzare la cosa sul sentirsi inferiori ? Mica tutto deve sempre essere un confronto.
    E poi il piacere, in entrambe le direzioni della transazione umana, della gratuità di alcune cose.

    E poi certamente tra il dire ed il fare… per cui è meglio che mi feermo qui 🙂

    Da ultimo, Riccio, non mi fermo sul ciglio della strada aspettando che qualcuno mi vedà. Da qualche parte chiedo udienza. Trovare qualcuno che abbia una buona sensibilità per darti una mano è un conto. Eppero anche qualcuno che ti ascolta soltanto con comprensione, beh, da una mano.

    Salutone

    Otto

  8. riccionascosto ha detto:

    Sai, Otto, credo che alla fine la “santità” non faccia per nessuno (neanche per i santi).
    Però a me capita spesso di mettermi “in riserva”, nel senso di cercare di soddisfare prima i bisogni di chi amo e di chi mi sta intorno, e pensare dopo ai miei. Non è spirito di santità, né mi ritengo perfetta o “superiore”, per questo, sono fatta così (male, forse, alla prova dei fatti;) ). Il guaio è che, alla fine, tutto questo dagli altri viene dato per scontato, mentre io mi stanco (è normale, umano, ma pesa lo stesso) e magari sbotto.
    Questo, volevo dire.

    Credo che un altro tratto del nostro carattere sia la contraddittorietà tra la “voglia di casa” (intesa più come famiglia ed affetti, che come abitazione) e l’indipendenza.
    Difficile da definire, almeno per me. Non è che dipendere significhi essere inferiori. Significa solo essere più vulnerabili.

    Infine, sul fatto che trovare qualcuno che sa ascoltare sia già un aiuto, mi trovi perfettamente d’accordo (potrebbe essere altrimenti?)

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