Sassi

che il mare ha consumato, sono le mie parole d’amore per te.
 
Senza un motivo preciso, la canzone continuava a rimbombarle nella testa. A dire la verità, solo quei versi, perché il resto della canzone non lo ricordava.
Forse – a dirla tutta, la verità – preferiva non ricordarlo, visto che da qualche angolo della memoria saliva un … io non ti ho saputo amare…  che cercava con ostinazione di rispedire in profondità.
Ma quali erano, poi, i confini tra sapere e non sapere amare?
Non era mica il risiko, non c’erano territori definiti da perdere o conquistare.
Qualcuno aveva scritto dei manuali, è vero, ma non credeva alle regole fisse, uguali per tutti.
Se ci fossero state, sarebbe stato possibile anche imparare ad amare: scegliere una persona per le sue caratteristiche e a quelle adattarsi, esercitare comunque un controllo sui propri sentimenti.
Azione, reazione. C’è niente di più semplice?
Forse però non ci sarebbe stata poesia, né stupore, né le montagne russe. Niente depressioni, quando sembrava ti mancasse il fiato da non poter sollevare la testa sott’acqua, ma neanche l’euforia delle altezze, quando una mano poteva contenere il mondo.
Solo una tiepida, piatta sicurezza.
Andavi lì, affidavi le tue scelte al computer che, in risposta, ti avrebbe sputato una scheda personale: la tua metà della mela, senza possibilità di errore.
Lo fanno già, si disse, ma non c’è la formula soddisfatti o rimborsati, il rischio di errore rimane a tuo carico ed è meglio così, in fondo.
Spazzolava i pensieri con i capelli.
Un colpo secco per ogni dubbio, che allisciava poi con una presa decisa, spingendolo di nuovo sotto la superficie apparentemente quieta.
A volte però qualche nodo la costringeva a fermarsi, rompendo il ritmo ipnotico del braccio.
Allora i pensieri fuggivano via, elettrici, e rincorrendoli trovava ancora le stesse domande, sentiva di nuovo le stesse parole.
 
Sei morbida tutta, anche nelle onde dei capelli, la voce di lui veniva dal passato, ma risuonava ancora come una carezza che neanche la spazzola riusciva a mandar via.
Sorrideva in eco, malgrado ricordasse bene anche quello che era arrivato dopo, quando alla morbidezza si era sostituito un filo d’acciaio e poi muri e fossati di incomprensioni e ripicche.
Come nei film americani, che all’inizio sono tutti candele, e vasche da bagno, e petali sparsi sul letto e poi ci si conosce a memoria, ci si incontra al buio senza più stupirsi, ma senza neanche guardarsi davvero.
Perché ogni attimo che noi viviamo è stato vissuto mille volte, è vero.
 
Dopo, per fortuna, aveva imparato che poteva essere vissuto in mille modi diversi.
Non con lui, certo.
Non con chi diceva di non voler cambiare, quando si cambia in ogni istante della vita.
Non con chi aveva paura di lasciare che qualcun altro entrasse nel suo cerchio.
Non con lui, ma con se stessa.
Sciolse anche l’ultimo nodo, con paziente lentezza, poi ripose la spazzola.
Un’ultima scossa ai capelli, e con questi ai pensieri.
 
Era pronta, adesso.  
 
 
 
 
 
 
Tempo fa Sphera chiese di tenere a mente alcune parole (confini, territori, sassi, candele, controllo, paura). Il guaio è, che quando si tengono in mente, le parole poi tendono a giocare tra loro…
 
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9 risposte a Sassi

  1. metallicafisica ha detto:

    Si ama o non si ama. Le regole non possono esistere ne ci possiamo imporre o meno di amare (salvo in casi dove si è “obbligati”).
    Personalmente evito di spazzolare i pensieri con i capelli: confusi gli uni, confusi gli altri rischio un bel casino:)*

    ps: anche i confini è bene non deninearli troppo, in certi casi, no sorellona?***

  2. riccionascosto ha detto:

    “Obbligati”? No, obbligo e amore per me sono antitetici.Perché considero l’amore una scelta, e se è obbligata, scelta non è.

    Quanto a regole e confini sì, credo che alcune volte siano un po’ sfumati.

  3. metallicafisica ha detto:

    Ti spiego per mail, meglio, il senso che davo all”Obbligo”

  4. riccionascosto ha detto:

    Ricevuto e risposto 🙂

    (OT: questo è il commento n. 1000. Non che li conti io, è splinder che lo fa. Ecco, volevo solo rubare una frase a Zu, a questo proposito, che rielaboro un po’: “Grazie di aver letto le mie parole. Sono sempre lieta di leggere le vostre”)

  5. Effe ha detto:

    ecco, questa è una cosa che ai calvi non può capitare

  6. riccionascosto ha detto:

    E non sanno quello che perdono (sì, a parte i capelli, intendo).

    Io credo che l’uso della spazzola, come tutti i gesti ripetitivi, a lungo andare provochi una specie di trance.

    L’unica eccezione è il mio cane quando lo striglio. Dopo i primi cinque minuti, almeno.

  7. Gemisto ha detto:

    Seguire ogni battito del mio cuore per capire cosa succede dentro, cos’è che lo muove, da dove viene, ogni tanto, questo strano dolore. Vorrei capire insomma che cos’è l’amore! (Lucio Dalla)

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