Sotto un cielo di ciliegio…

il sole d’Africa.

Non sono un critico e ho sempre detto che musicalmente sono una capra, ma il concerto di Dee Dee Bridgewater, ieri sera all’Auditorium, è stato un’esperienza magica.
Sarà stata l’acustica della Sala Santa Cecilia o l’atmosfera, resa subito “calda” da questa signora del Jazz dalla voce stupenda e dalla risata cristallina, ma le due ore di concerto – una contaminazione tra jazz e musica (tradizionale e non) maliana – sono volate, nonostante sonno e stanchezza.
Alla fine i piedi si muovevano da soli, e l’ultimo pezzo è stato salutato da una danza corale del pubblico, che l’invito di DeeDee ha  “liberato” dalla staticità delle poltrone.
 
Un appunto per marzo 2007, quando sarà pubblicato l’album sul “Malian Project” (intanto, se vi dovesse capitare, non perdetevi il concerto).
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10 risposte a Sotto un cielo di ciliegio…

  1. ehvvivi ha detto:

    eh sì, la “ragazza” ha una voce potente!

  2. riccionascosto ha detto:

    Vì, non è solo la voce, è la presenza scenica, il rapporto col pubblico, l’autoironia…
    Con il consorte facevamo il confronto con il concerto di Diana Krall, quest’estate.
    Non dal punto di vista musicale, ma proprio come approccio con il pubblico. DeeDee calda, aperta, pronta al sorriso e allo scherzo. Diana gelida. Formalmente perfetta, si è limitata ad eseguire i brani in scaletta e poi è andata via…

  3. giorgi ha detto:

    Me ne sono accorta in ritardo del concerto, mannaggia.

  4. metallicafisica ha detto:

    Come fai a dire di essere una “capra” dopo aver assistito e ad aver pprezzato due concerti come quello della Krall e della DD. bridgewater?***

  5. riccionascosto ha detto:

    “Sono una capra” vuol dire che non sono un critoco musicale, non arrivo a certe sottigliezze.

    Mi spiego meglio. Anni fa, il consorte decise che era ora di cambiare le casse dell’impianto. Dopo molti giri, giunse in un negozio, nel quale iniziò una serie di consultazioni con il proprietario. In una stanza insonorizzata sul retro, si misero a provare le diverse casse, con musica diversa per vedere le relative prestazioni. Una seconda volta il consorte tornò con alcuni dei suoi cd, la terza volle che lo accompagnassi. Avevano ristretto la scelta a due modelli: uno della faber (concertino, se non ricordo male) e uno della magnat. Cd di test: Diana Krall. Stesso brano con le une e con le altre; il consorte si gira e mi chiede che ne penso. Io rispondo che da una il suono mi arrivava più “legato”, dall’altra il suono degli strumenti era più netto, “staccato” (non so spiegarlo meglio), ma a parte questo, non sentivo differenze.
    Fu lì che il consorte commentò: “Che ti chiedo a fare, sei una capra” 😛 (e tale rimasi)

  6. metallicafisica ha detto:

    ah, ecco… quindi era una Consor-citazione:)*

  7. riccionascosto ha detto:

    Già
    (a sua parziale discolpa, lo disse sorridendo)

  8. riccionascosto ha detto:

    Giorgi, c’erano anche posti liberi (a volte, anche all’ultimo momento, vale la pena tentare. Per la prossima volta, dico).

  9. BBSlow ha detto:

    Incredibboli
    C’ero pure io, omaggiato di biglietto poche ore prima (che se no neanche io lo sapevo, che c’era la Bridgewater all’Auditorium…)

    Concordo sulla simpatia della DD e sull’atmosfera calda. E dico pure che la classe non è acqua.
    Il Malian project, invece, mi ha lasciato un po’ perplesso. Niente da dire sulla qualità dei musicisti (a parte il pianista, un paio di gradini sotto gli altri e almeno in un caso evidentemente “fuori”, e non ditemi che era un effetto voluto…), e anche i brani, presi in sè, sono interessanti. Ma l’effetto globale è un po’ ripetitivo (il problema è che i pezzi scelti si basano tutti sulla ripetizione di uno schema di base molto, troppo semplice, e non sempre basta la classe dei musicisti a vivacizzare quattro battute ripetute tremila volte).
    Magari su disco viene fuori qualcosa di meglio, in musica le cose più sono semplici più le devi “lavorare”…
    Oh, questo non significa che sia stata una brutta serata, anzi, tutt’altro… certo, le sale dell’Auditorium non sono proprio l’ideale per far ballare la gente…
    🙂

  10. riccionascosto ha detto:

    Vero quello che dici, Slow (anche se io, da brava capra, al pianista non avevo fatto caso, ma d’altra parte “usciva” solo nel brano prettamente jazz, negli altri era un po’ in secondo piano), però io mi sono anche appassionata ai testi, che pur nella relativa semplicità mi parevano abbatanza “forti” anche dal punto di vista sociale. Non so, io ci ho visto più di un semplice concerto, in quel progetto. Magari mi sbaglierò…

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