Ludiche tradizioni

Lo so, oggi è Sant’Ambrogio.
Per i milanesi, certo.
 
Per noi siculi, anche in trasferta, è “solo” la vigilia dell’Immacolata.
 
A casa mia, come in molte case dell’Isola, questo era il momento di togliere i pastori del Presepe dalle loro scatole o addobbare l’albero di Natale. Anzi, entrambi, perché l’uno non esclude l’altro.
Mio fratello, appena ha avuto l’età della ragione, ha iniziato a dedicarsi al presepe. Prima aiutando mio padre, ma prendendo posizioni ogni anno fino a diventarne l’esclusivo artefice. Ora che si è sposato e vive per conto suo, ha portato con sé i vecchi pastori, i larghi pezzi di sughero che facevano da montagna, la capanna che ha costruito con le sue mani riciclando i pezzi di un fortino ormai distrutto, e che è diventata l’albergo del villaggio quando, con l’esperienza, ne ha costruita una più grande e bella, a simulare la grotta.
A me, invece, il compito dell’albero, la cui decorazione seguiva uno schema fisso.
Prima il controllo delle luci, con la sostituzione di quelle inservibili e la disposizione, fatta in modo tale che anche le intermittenze non lasciassero mai l’albero completamente al buio.
Poi le palle, che a dire la verità, del tutto sferiche non erano.
Ce n’erano di ogni forma: allungate a goccia, tagliate a sezione con l’interno decorato a rifrangere la luce, trasparenti e ricche di oro e colori.
C’erano perfino delicati pupazzi in vetro soffiato: topo gigio, l’orso, la fatina, ma anche uccellini e piccole fontane. Venivano avvolti nella bambagia, prima di riporli, e ogni anno l’apertura di quel caldo nido rivelava nuovi caduti o amici ritrovati.
Infine i fili – argentati e dorati, ma anche di altri colori – a riempire i vuoti residui.
 
Ma, cosa forse più importante, la vigilia dell’Immacolata segna l’apertura dei giochi natalizi. Le case diventano piccole bische, dove la tombola con i più piccini si alterna a baccarat, chemin-de-fer, ma anche giochi “nostrani”, come sette-e-mezzo o zicchinetta  e altri.
I salotti si aprono a turno, a casa di amici, fino all’Epifania, e su quei tavoli a volte non si gioca solo “per amicizia” (ho visto assegni di decine di milioni passare di mano, quando ero ancora piccola e i milioni significavano qualcosa, anche in lire), e anzi, qualche amicizia è finita proprio lì.
 
Però ci si diverte, anche, e molto. Sono buone occasioni per riunire le famiglie e fare giocare grandi e piccoli. Lo erano, almeno. Nella mia famiglia è rimasta memorabile una sera di tanti anni fa. La sera precedente, a casa degli zii, mio padre aveva fatto il banco a baccarat e ridotto “al lastrico” entrambi i tavoli. Quella sera gli fecero trovare una sedia speciale. Avevano legato alla spalliera due bastoni di scopa, e su quelli guanti rossi da cucina con le dita opportunamente disposte…
 

(Queste – e altre – tradizioni di famiglia si stanno perdendo, purtroppo. Ma quali sono le vostre tradizioni di Natale?)

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in facce conoscenti, ficurinnia. Contrassegna il permalink.

7 risposte a Ludiche tradizioni

  1. silvia67 ha detto:

    Sai, mi hai fatto riflettere. Per me ormai parlare di tradizioni è difficile; sono ligure, resciuta in giro per l’Italia, stabilita per anni in Emilia, vivo con un bergamasco, una parte della mia famiglia è ancora in Liguria, una parte in Toscana e una parte in Romagna!
    E così non riesco più a distinguere le tradizioni familiari da quelle che abbiamo raccolto o perso per strada…

  2. riccionascosto ha detto:

    Le tradizioni raccolte, però, a poco a poco diventano familiari (e quelle perse magari hanno fatto spazio ad altre più importanti, chissà) 🙂

  3. anonimo ha detto:

    sarò seria, e un po’ mi spiace… ma pur amando la tradizione del presepe, proprio nella forma che descrivi così bene, e pur riconoscendo che il natale, specie quando ci sono bimbi intorno (ma non necessariamente), può essere una festa divertente e piena di calore, lo stato d’animo con cui solitamente accolgo queste feste è di fastidio più o meno profondo. e comunque son convinta che se fosse natale, chessò, una volta ogni cinque anni, potrei apprezzarlo molto di più 🙂

  4. riccionascosto ha detto:

    Non sei la sola, sai, Petarda?
    A me quello che non piace, del Natale, è “l’obbligo della festa”.
    Allo stesso tempo ricordo i miei natali da bambina (avevo un prozio di nome Natale, quando ero piccola tutte le vigilie le passavamo a casa sua) come dei momenti magici…

  5. anonimo ha detto:

    natale da Natale è il massimo!!!

    il natale più bello che ricordo risale ovviamente all’infanzia. siccome compio gli anni molto avanti in dicembre, quell’anno si festeggiò tre volte, nel senso che sotto l’albero ci furono regaloni (anche una macchina rossa a pedali, mica pizza e fichi!) al mio compleanno, a natale e pure alla befana (mai stata così prodiga).

  6. riccionascosto ha detto:

    Compleanno a dicembre? Allora occorre festeggiare tra poco…
    Io della befana ricordo quella aziendale (di mia madre) che ci mandavano fino ai dodici anni. Un anno mi arrivò una stampatrice giocattolo (la distrussi quasi subito, ma nel frattempo mi divertivo a stampare volantini…)

  7. lontanoda ha detto:

    Confesso di sentirmi un po’ voyeur, perché non ho tradizioni familiari, sono una figlia unica di genitori figli unici, quindi niente cuginetti, fratelli, le mie feste erano sempre insieme a pochi adulti, sono quindi curiosa e incantata dalle narrazioni di amici e conoscenti! Avrei voluto viverle queste magiche giornate! Un saluto e un sorriso, fra luci colorate e palle di Natale, Claudia

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...