No, non è la gelosia…

Da Flounder si parla di gelosia.

Ora, come ho scritto nei commenti da lei, non è che io dalla gelosia sia immune.

Il fatto è che, in fondo, sono troppo pigra per essere veramente gelosa (e qui entra il discorso delle due fatiche di cui si parlava anche di là).

Inutile farsi il sangue marcio cercando di interpretare tutte le parole (o i silenzi), i gesti (o la loro assenza), financo i possibili pensieri della persona che ci sta accanto; si finisce per rovinare la relazione anche se nella stessa non c’è il terzo incomodo.

Se invece ci fosse, meglio un confronto diretto – artistico, magari, come scrive Flo’ – e chiarificatore che una lunga agonia (perché tale è, secondo me, la vita del geloso patologico). Oppure, dato che a volte tertium datur (con buona pace dei puristi), cercare di capire il perché della scomoda presenza. Quest’ultima ipotesi, certo, prevede che alla relazione si dia una notevole importanza, visto che comporta un certo sforzo, anche di autocontrollo. 

Ma siccome il mostro dagli occhi verdi ha modi subdoli di insinuarsi, anche a me capita di essere gelosa. Capita soprattutto quando non mi fido di me stessa e delle mie capacità, quando temo il confronto con le altre persone, quando mi sembra di essere solo parzialmente percepita da chi mi sta accanto, che potrebbe quindi cercare altrove ciò che ritiene io non possa dargli.

Qui, come scrivevo da Flo’, il discorso si fa un poco più ampio.

Io penso infatti che non esistano, nel mondo, le perfette “mezze mele” o, se ci sono, è molto difficile trovarle.

Ed è oltretutto quasi impossibile – secondo me addirittura malsano, ma questa è solo la mia opinione – pensare che le necessità di relazione di un individuo comincino e finiscano nella vita di coppia.

Che due persone debbano fare tutto insieme, avere gli stessi interessi, frequentare esclusivamente le stesse persone e vivere praticamente in simbiosi mi sembra la strada più breve per arrivare alla pazzia, o comunque a una dissociazione da se stessi per arrivare alla fusione in una nuova entità: la coppia.

Qui lo dico subito, e sono pronta – per quanto lo sia la mia indole pigra, che delle liti si stanca presto – a litigarci su: scordatevelo.

Per me, all’interno della coppia bisogna sempre ricordare di essere individui. Non si può pretendere che tutto ciò che interessa noi debba interessare per forza anche il nostro compagno, e viceversa. Dovranno quindi esserci dei momenti in cui ciascuno dei due sarà libero di seguire i propri interessi senza “annoiare” l’altro. E questi momenti, che secondo me rappresentano una potenziale ricchezza della coppia – perché, rendendo felice l’uno, lo rendono anche più contento e disponibile nei confronti dell’altro – debbono essere rovinati da controlli e/o bronci e/o gelosie? No, grazie.

Questo non vuol dire che io creda alla “coppia aperta” – che secondo me è lo stiracchiamento del concetto nella direzione opposta. Credo però nel fatto che si possa cercare altrove ciò che non si trova nel proprio compagno/a, e che invece si ritiene importante per la propria persona. O anche un confronto di tipo diverso.

Per esempio, io ho un po’ di terrore quando mi dicono “mio marito è il mio migliore amico”, mi sembra una forma di dipendenza ulteriore. Già è difficile, dopo i primi momenti di nuvolette rosa, portare avanti la vita di coppia confrontandosi tutti i giorni non solo con le cose che si amano (di sé e dell’altro) ma anche con quelle che, inevitabilmente, si finiscono con l’odiare. Vogliamo toglierci anche la possibilità di sfogarci con chi – il migliore amico – è al di fuori della situazione e, volendoci bene, penderà magari un poco dalla nostra parte, ma ci dirà anche in faccia i nostri torti? Eh, no… va bene la sincerità e il dialogo, nella coppia, ma tutto ha un limite.

E poi, se si sa tutto, ma proprio tuttotutto, del nostro compagno, e viceversa, finisce anche la voglia di scoprirsi giorno per giorno, che è uno dei collanti della coppia – e in un matrimonio, ancora di più. Finisce anche che non si ha più niente da dirsi, da raccontarsi, ci si ripete le stesse cose fino a che non c’è bisogno più di dirle.

Ma il bisogno di dirle c’è sempre, è una forma di concime senza il quale una pianta vivrà magari lo stesso, ma a stento.

C’è anche il bisogno di confronto con l’esterno, che poi magari ti porta a rientrare all’interno della coppia e dirti quanto sei fortunato, oppure ti fa capire quali sono i tuoi errori, oppure ancora ti consente di “sfogarti” ed essere più sereno.

E, soprattutto, in una coppia c’è bisogno di fiducia. Senza di quella, ogni minuto trascorso lontani è una goccia di veleno nella relazione. Insieme a quella, la gelosia è messa in secondo piano (non dico che sparisca, ma almeno sta al guinzaglio, che quello è il suo posto).
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2 risposte a No, non è la gelosia…

  1. Flounder ha detto:

    io direi piuttosto: mio marito è il mio miglior nemico 😉

  2. riccionascosto ha detto:

    Nel tuo caso, tenderei a darti ragione 😉
    (aggiungerei anche che è il suo peggior nemico, da quel che so)

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