Forse non tutti sanno che…

“Do ut des?”, mi ha detto la sorellona Metalla quando mi ha passato ‘sta catena (speriamo meno forte della passione, visto che – ve lo dico subito – ho intenzione di spezzarla). E siccome lei ha dato a proposito di libri, ora tocca a me, anche se in ritardo.
Che cosa, vi chiederete (o forse no, immagino possiate vivere senza saperlo, ma se continuerete a leggere, lo saprete lo stesso).
Ebbene sì: cinque – e dico cinque – cose che ancora non sapevate di me, o forse sì ma avete preferito dimenticare.
Io, per esempio, qualcuna la dimenticherei volentieri, ma non ci riesco.
 
Andiamo per ordine:
  1. A otto anni volevo andare a scuola di danza con la mia amichetta (ma chi fosse, non lo ricordo più). Però ero troppo piccola per quella scuola, e i miei genitori mi promisero che avrei fatto l’esame l’anno successivo. Così, a nove anni, feci l’esame di ammissione ed entrai alla scuola del Corpo di Ballo del Teatro Massimo. Da ottobre a giugno tutti i pomeriggi, dal lunedì e venerdì, l’ora tra le quindici e le sedici era scandita dal suono dei passi sul pavimento di legno, ma soprattutto da Loro. Lei è stampata nel mio cervello anche se ne ho rimosso il nome: russa, una severa crocchia di capelli biondi e morbidi abiti neri a nascondere gli almeno novanta chili che le erano cresciuti addosso da quando aveva smesso di danzare. Lui era il suo compagno inseparabile: un lungo bastone da scopa, che usava indifferentemente sul pavimento per segnare il tempo della musica, o sulle nostre schiene se l’arabesque  era un po’ storto o se, nel grand-plié  la schiena veniva inclinata in avanti. Ma il momento peggiore della giornata era quando, a fine lezione, chiamava me e un’altra ragazza “rotondetta”  al centro della sala per chiederci cosa avevamo mangiato. La musica che segnava l’uscita dalla sala prove mi trovava “aragosta in insalata”, rossa di rabbia e umiliazione nel mio tutino verde. A fine giugno avevo capito che dovevo scegliere: continuare a danzare (ed essere messa sotto accusa per ogni boccone che non fosse d’insalata) o mangiare senza sentirmi in colpa (ma appendendo le scarpette al chiodo)? Fu così che “sbagliai” nel dire a mamma la data degli esami di fine corso, e rinunciai a essere la nuova Fracci (ma un arabesque, a volte, riesco ancora a farlo).
     
  2. Non so se per qualche sintonia astrale o perché è cosa normale (magari tutte e due), il mio numero due somiglia al quattro della sorellona. Anche io giocavo con la coppia Barbie e Ken cercando maldestramente di farli accoppiare, ma con alcune varianti. La prima, è che gli avevo costruito un letto con una scatola da scarpe, ovatta ad imbottire una specie di materasso e le lenzuola fatte con gli scampoli rubati al laboratorio di papà: tigrate. La seconda, che nel gioco ogni tanto facevo entrare il Big Jim di mio fratello (che non era troppo contento, in verità). Un menage a trois, insomma. O quasi.
  3. I sogni che ricordo bene sono quasi sempre incubi (ne ho due o tre stampati nella testa da almeno vent’anni), ma riesco a fare anche sogni a puntate. Non riesco ancora a sognare a soggetto, ma non dispero.
  4. Sul mio libretto di lavoro (ma esisterà ancora?) oltre al generico “impiegato di concetto” c’è una qualifica secondaria: “accompagnatrice turistica” (e credo pure “in lingua inglese”). Ci ho lavorato per un anno, accumulando le esperienze di tre/quattro congressi, un giro di Sicilia e parecchi alberghi, prima di vincere il concorso per un “posto sicuro” che non ho saputo rifiutare. Ed ero pure bravina, tanto da essere richiamata, anche dopo l’assunzione, per un ultimo congresso. Ma quello, non me l’hanno mai pagato… (ci ho guadagnato solo il biglietto aereo, Roma/Palermo a/r).
  5. Monkey Island I e II hanno costituito la base di una specie di torneo che giocavamo in ufficio, durante i momenti di “buco”. Tranquilli, il capo lo sapeva e qualche volta giocava anche lui: serviva a scaricare la tensione di un lavoro altrimenti piuttosto impegnativo. La verità è che, dopo un poco, qualcuno aveva trovato le soluzioni con internet e nei momenti di impasse, se eravamo proprio sulla via della resa, ci suggerivamo vicendevolmente i trucchi tramite mail. Beh, tutti tranne uno: era l’unico disgraziato che rimaneva indietro, e continuava a  dire: Ma come fate? A distanza di quasi 10 anni, credo non lo sappia ancora. Ah, ma al secchio sopra la porta, da far cadere sopra il malcapitato pirata (I), o alla gara di sputi (II) ci sono arrivata da sola!
Bene, ora che sapete tutto ciò, dovrei nominare cinque malcapitati, ma ho già detto che non lo farò (non vi sentite meglio, solo per questo)?
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8 risposte a Forse non tutti sanno che…

  1. metallicafisica ha detto:

    Una su tutte: la prossima volta che ci incontriamo dovrai farlo!!!!!
    L’arabesque!! Erminio se lo è segnato:)))

    Big Jim guardava e basta o interveniva pure?:)))

    Io ho un sogno stampato da 20 anni ma è un bel sogno, con un unicorno bianco, pensa te:)))

    4-5: sei più la riccio che conosco*****

  2. riccionascosto ha detto:

    Ah, ma non a freddo! (e mi serve una sbarra… ma ogni tanto ci provo) 😉

    La cosa bella (?) del Big Jim era quel pulsante che aveva sulla schiena e spingeva le braccia in avanti (in teoria serviva per dare pugni, ma all’occorrenza…)

    Un unicorno bianco? Meglio per te… :)))

    4-5: Dici?

  3. Petarda ha detto:

    ecco cos’era il numerocinque!!!
    mi sono identificata col poveraccio che giocava a m.i. senza sapere le soluzioni 🙂

  4. riccionascosto ha detto:

    Sì, ieri non potevo dirlo, no?

    Povero mica tanto. Faceva sempre il “so tutto io” e quello era il minimo… 😛

  5. Petarda ha detto:

    se era x vendetta che lo emarginavate, rinuncio all’identificazione

  6. metallicafisica ha detto:

    Il bordo della fontana al Pantheon sarà perfetto o alla “ringhiera” a piazaz monte citorio, non preoccuparti, un appoggio/sbarra lo troviamo:)))

  7. riccionascosto ha detto:

    No, emarginarlo no, però, come si direbbe a Roma, lo facevamo rosicare un poco… (in realtà è anche un amico, ma va spesso ridimensionato :P)

    Comunque fai bene a rinunciare

  8. BBSlow ha detto:

    Si, mi sento meglio… 🙂

    Il post lo leggo dopo. Volevo solo confermarti che ho eseguito il compito precedente…

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