Lavoro di notte

Dicono che i sogni fatti all’alba sono quelli che si ricordano.
Dicono anche che sono quelli premonitori, quelli che si potrebbero avverare.
Io non lo so se è vero; quei sogni lì non li ho mai fatti.
Mi sveglio sempre prima, quando il buio non ha ancora ceduto le armi all’aurora.
Che anche quella, lo dicevano i greci, ha le guance rosate, ma non l’ho mai vista.
Le notti le trascorro intere nel mio laboratorio.
Taglio, incollo, smonto, aggiusto, tolgo qui per rimettere di là.
All’inizio sembra tutto semplice, ma quando l’orologio inizia a scandire quattro colpi, l’attività è quasi frenetica.
Perché le risorse non sono illimitate, e però devono bastare per tutti.
Nessun ritardo, nessun rinvio.
Lo so, vi state chiedendo cosa ci sarà mai di così importante, nel mio lavoro.
E’ semplice.
Io costruisco giorni.
No, non nel senso di programmi, pacchetti per le vacanze, tabelle di lavoro. Quelli sono parte del materiale che uso, ma non sono tutto.
Nei miei magazzini conservo gioie, dolori, perdite, ritrovamenti, successi e sconfitte. Poi ci sono amori piccoli e grandi, odi senza fine o semplici antipatie, graffi, ferite, guarigioni e malattie. Ci sono compiti in classe e interrogazioni, esami all’università o per la patente, divertimento, noia, appuntamenti mancati e promesse mantenute, ritardi, puntualità, lavoro e tempo libero. Anche tempo perso, qualche volta.
Tutto va diviso attentamente, a volte col contagocce, altre a badilate.
C’è un angolo pieno di stadere e bilancini da farmacista; un altro raccoglie metri a nastro e misuratori laser; poi ci sono brocche e bidoni, damigiane e storte.
Tutto ciò che serve a dividere, misurare, scindere e mescolare è a portata di mano.
Perché le mani che debbono usare questi strumenti sono solo le mie, e devono fare presto e bene, notte per notte.
E non ho occhi a guidarmi nella scelta; posso solo affidarmi all’esperienza e alla fortuna.
Se tutto va bene, i giorni scorrono tranquilli; qualche sorpresa ben dosata, un sorriso, una lacrima di commozione, ma niente di più.
Pochi problemi, ordinaria amministrazione, il solito tran tran.
Una nascita lì, una morte qua ad equilibrare la bilancia; nessuno strappo, almeno all’apparenza.
Non sempre però va tutto così liscio.
Qualche volta eccedo con l’allegria, e sono giorni di carnevale, colorati, di risate piene.
Poi mi tocca risparmiarla per i giorni futuri, e sono gramaglie, nuvole e pioggia d’estate.
Anche la tristezza va a ondate; quella tendo a risparmiarla, però, perché non si sa mai quando possa servire. Troppo spesso succede che debba prelevarla dalle scorte, per qualche avvenimento imprevisto, o a lungo rimandato: una frana, una tempesta tropicale o qualche altra calamità naturale che non posso fare a meno di inserire. Ne ho un tot a secolo, sapete; se qualche volta sbaglio i calcoli, poi mi tocca concentrarle tutte insieme, per pareggiare i conti.
Ogni tanto mi diverto a mescolare gioia e dolore – tocca pur passare il tempo, in qualche modo – e sono giorni agrodolci, di zucchero e aceto.
Quelli sono i giorni più difficili da creare, perché occorre un attento dosaggio: troppo dell’uno potrebbe esaltare, troppo dell’altro sprofondare nella depressione.
Mi sbaglio anch’io, talvolta, ma sono gli altri a pagarne le conseguenze.
Perché non sono infallibile, sapete.
Ma per me, è solo lavoro.

Per altri, la differenza tra la vita e la morte.

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13 risposte a Lavoro di notte

  1. metallicafisica ha detto:

    … E sicuramente non godrai mai di ferie, tranne che ogni tanto a febbraio:-*

  2. riccionascosto ha detto:

    chi lo sa? magari si trova un rimpiazzo, la paga non dovrebbe essere male (poi, volendo, si bara un poco attingendo alle scorte)

  3. didolasplendida ha detto:

    Un giorno dopo l’altro
    Luigi Tenco

    L. Tenco

    (1966)

    Un giorno dopo l’altro
    il tempo se ne va
    le strade sempre uguali,
    le stesse case.
    Un giorno dopo l’altro
    e tutto e’ come prima
    un passo dopo l’altro,
    la stessa vita.
    E gli occhi intorno cercano
    quell’avvenire che avevano sognato
    ma i sogni sono ancora sogni
    e l’avvenire e’ ormai quasi passato.
    Un giorno dopo l’altro
    la vita se ne va
    domani sarà un giorno uguale a ieri.
    La nave ha già lasciato il porto
    e dalla riva sembra un punto lontano
    qualcuno anche questa sera
    torna deluso a casa piano piano.
    Un giorno dopo l’altro
    la vita se ne va
    e la speranza ormai e’ un’abitudine.

    me l’hai ricordata, pensa ha più di 40 anni!

  4. riccionascosto ha detto:

    E’ bellissima, Dido.
    Grazie per averla ricordata anche a me.

  5. anonimo ha detto:

    Veramente bello, Ciao Giulia

  6. Effe ha detto:

    c’è una condizione necessaria:
    il fabbricatore dei giorni dev’essere cieco.

  7. riccionascosto ha detto:

    Cieco, certo.
    Ma questo potrebbe non essere sufficiente, Herr.

    (Giulia, grazie. Ma non esageri un po’?)

  8. Petarda ha detto:

    bello 🙂
    chi soffre di disturbo bipolare della personalità sa ora chi deve ringraziare 🙂

  9. Zu ha detto:

    Bel racconto ricco, Riccio.

    Mi par di capire che se il demiurgo fa le cose con il dovuto tempismo, l’ottovolante si snoderà tutto in una vita; se invece se la prenderà comoda, diremo che ha agito con karma e la dose altalenante sforerà ricadendo sulle vite successive.

  10. riccionascosto ha detto:

    Petarda, dici che è così semplice? 🙂

    Zu, non credo sia solo una questione di tempismo: come giustamente ha suggerito l’Herr, se il fabbricatore è cieco, quello che metterà nei nostri giorni dipende anche dal caso (o dalla sensibilità delle sue dita).

  11. anonimo ha detto:

    (proprio l’altro giorno pensavo a quei momenti agrodolci, quando quasi si avverte la perfezione delle cose.
    perché in quei momenti tutto – il dolce, e l’aspro – è una mescolanza in equilibrio che non ti sai spiegare)

    lisa

  12. metallicafisica ha detto:

    In merito ai ringraziamenti:
    chi suggerisce è passibile di bacchettate, sorellona:)

    Buona serata*

  13. riccionascosto ha detto:

    Lisa, a volte non è una mescolanza ma solo un’ondata. Altre volte, per fortuna, è come dici tu. 🙂

    MF, sorellona, perché mai bacchettare? Specialmente quando i suggerimenti sono preziosi, vanno anzi accettati con un sorriso… 🙂

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