Con lo zaino più pesante (quel che resta di un LitCamp, e non solo)

Ho messo piede a Torino con lo zaino sulle spalle, salutata da un cielo indeciso che già sul pullman si è volto a un timido sorriso, lasciando poi il posto al sole in barba alle pessimistiche previsioni.

Mettere alla prova la cortesia sabauda è stato un duro impegno, perché alle richieste di informazioni sui percorsi degli autobus hanno risposto, nell’ordine: due signore polacche, un anziano pugliese, uno slavo non meglio identificato e una guardia giurata di regionalità decisamente meridionale.

In compenso, trovare Palazzo Graneri della Roccia è stato semplice.
E il LitCamp ha avuto inizio, almeno per me.
 

Potrei dirvi degli interventi – i pochi che sono riuscita a seguire, alternandoli con qualche sosta al tavolo di segreteria per consentire anche a Petarda ed E.l.e.n.a. di fare lo stesso – ma certamente altri potranno farlo (o l’hanno già fatto) meglio di me.

Posso dirvi però del filo rosso che li ha uniti: la voglia di mettersi in discussione e non in mostra, la semplicità dell’approccio e la passione riguardo ai contenuti.

Ma io credo che, aldilà delle parole – che pure sono sfaccettate e importanti, come ci ricorda Effe – siano persone e gesti, che ci colpiscono e ci portiamo dietro.

 
E così, tornando a casa, nel mio zaino hanno trovato posto:

– il sorriso di Petarda e le sue attenzioni (la pasta di kamut poi non l’ho mangiata, ma lei l’aveva portata per me)
– l’onnipresenza di Herr Effe (stanco e un po’ tirato, in giro fino alla fine a controllare la situazione)
– i bermuda del Bravuomo (e il suo comparire come un folletto a ricordare orari)
– la stretta di mano di Strelnik, quando l’ho fermato come gli avevo promesso, e il suo sorriso aperto
– la passione per la scrittura di Mauro Gasparini, che si sente tutta nella voce
– lo stupore di Mario Bianco per la cortesia di una sconosciuta
– l’affidarsi di Flounder, lei che è sempre lì a organizzare gli altri
– il salame di SanLorenzo (che deve essere il santo protettore dei raduni di blogger)
– i divani della sala 3, dove davvero si è sviluppata un’orizzontalità degli interventi
– Emma e i suoi sorrisi, e giocare ai dadi con “zia Riccio”
– gli occhi luminosi e penetranti di Madame D, e la sua risata cristallina
– la stanchezza attenta e sorridente di Mistral
– la pazienza di Gilgamesh
– il fantas(ma)tico programma del LitCamp, unico esemplare stampato che ogni tanto scompariva per ricomparire nei luoghi più impensati
– il moleskine avana (rigorosamente a quadretti)
– i libri regalati o liberati
– il sorriso triste di Alice (o Alessandra) cui non riesco mai a dire quanto mi piace quello che ha scritto
– il saluto di Amir, che mi ha riconosciuta per primo
– le stradine lastricate di una Torino geometrica ma meno fredda di come mi aspettassi
– un B&B oltre le aspettative, con una padrona di casa efficiente e gentile
– i dubbi sulla sessualità dei ricci di mare (hanno una riproduzione sessuata, ho controllato, ma la frusta di zorro, quella non mi sembra probabile)
– le risate sui nomi popolari delle oloturie (ah, e in italiano le chiamano cetrioli di mare)
– le lacrime sorridenti sulle disavventure poetiche di Guido Catalano
– le voci ipnotiche e mutevoli di Luigi Carrino e Rita Bonomo, che mi hanno fatto perdere il senso delle parole proprio quando ero più attenta a cercarlo.

 
E poi gli incontri della domenica,

Igiaba Scego, con cui parlare di Buràn e di scritture africane già al tavolo della colazione e poi di nuovo sul tram per il salone del Libro,
– Luca Burei che ci ha salvate da una coda interminabile
– gli autori Untitl.ed con le loro timidezze e i racconti appassionati,
Erica ed il suo ACE fresco,
– lo zio Masciu ed il suo invito a cena (che se passo per Milano, non esiterò ad accettare)
– i pazziati, almeno una parte, venuti ad assistere alla prima presentazione di Mikel come autore

 E infine, le corse per prendere l’ultimo pullman utile – perso per un soffio – per l’aeroporto.
 
Ma c’è una cosa, che non ho riportato a casa.
La bottiglia del latte detergente, sequestrata al controllo dei bagagli a mano perché aveva una capacità di 200 ml, contro i 100 consentiti per ogni confezione. “Ma è praticamente vuota” – ho obiettato. Mi è stato risposto che il regolamento parla di contenitore e non di contenuto. Però, se volevo, potevo imbarcare il bagaglio, bottiglia compresa.
Ci ho rinunciato senza esitazioni.
 
Nello zaino, ho fatto posto per un ricordo in più.

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34 risposte a Con lo zaino più pesante (quel che resta di un LitCamp, e non solo)

  1. ritabonomo ha detto:

    Ci siam solo sfiorate, riccionascosto, eppure già con la questione dei ricci e la loro presunta (e pretrestuosa) bisessualità (mannaggia mi sfasci tutti i giochi col Carrino, tu) e coi cetrioli di mare (?) e loro terminologia dialettale, mi hai fatto schiantare dalle risate. C’è da augurarsi un altro evento, magari il prima possibile, o, magari, un gemellaggio tra le due isole. 🙂
    E’ stato un piacere, riccio, ché ti leggevo sempre qua e là chiedendomi se il tuo nik (che io pazza vado per i ricci, ghiotta da far paura) si riferisse a quelli di macchia o a quelli di mare

    e ancora non lo so. 🙂

    Rr

  2. metallicafisica ha detto:

    Un po’ ci sono stata anche io… tramite sms… no?

    ps: ma ti fai il bagno nel latte, come Poppea?:)***

  3. riccionascosto ha detto:

    Di macchia, di macchia, Rita (notturni e timidi, ispidi per coprire il ventre morbido, proprio come me).

    Ma guarda che la bisessualità io mica l’ho esclusa! Non ho elementi, per questo.
    Quanto alla riproduzione echinodermica, non ho i dettagli di come funziona. Gasparini propone la frusta di zorro per arginare le spine, io però ho ancora qualche dubbio… 🙂

    Ci siamo solo sfiorate, è vero. A me però resta la magia ipnotica (e non scherzo) della tua voce combinata con la tua e quelle (il plurale non è un errore) di Carrino. Un cucchiaio a me e uno a te, un cucciolo sdrucito e un padre che non so.
    E spero di sentire presto quello che ci meritavamo ma non ci avete dato, data l’ora e il tritaghiaccio.

  4. anonimo ha detto:

    mi chiedo sempre cosa ci facciano con
    quei cumuli di roba che sequestrano, una volta un tipo mi disse che le forbicette le spedivano in Africa, ma aveva la faccia di uno che racconta balle…
    (E grazie per le tue parole)

  5. riccionascosto ha detto:

    Oh, sorellona, non ti avevo visto. Sì, c’eri anche tu via sms, sabato al LitCamp e domenica alla Fiera. (No, niente Poppea… ma ti sei fissata con imperatori e affini?)

    Alessandra grazie a te per le tue, di parole. Quanto alle cose che sequestrano, non saprei. Di un dito di latte detergente (tanto ne era rimasto) non credo facciano un granché.

    Herr, bello che?

  6. maurogasparini ha detto:

    Scusa riccio, gigolò come si scrive? che il Carrino vuole sapere il significato di bodyguard… 🙂

  7. riccionascosto ha detto:

    Gigolò? noi lo scriviamo gigolò.
    (ma non mi infilerei in questa discussione col carrino. Troppi infervori…)

  8. Petarda ha detto:

    ma uffi, anch’io volevo parlare dei ricci e sentire i siparietti.
    vabbè.
    sicché la pasta di kamut non l’hai mangiata? hai fatto bene :)))
    contenta di averti conosciuta; e grazie.
    la luminosità era diffusa sabato. insomma, a volte ogni cosa è illuminata (dal di dentro).

    per il resto, quoto effe

    😉

  9. riccionascosto ha detto:

    Petarda, la pasta di kamut non l’ho mangiata perché non me l’hanno portata, altrimenti l’avrei fatto volentieri.

    In realtà è successo questo: grazie alla tua segnalazione, mi hanno portato delle seppie (o calamari?) alla griglia, ma l’hanno fatto dopo che avevo già assaggiato quelli fritti, e ho risposto che mi ero adattata (ma quelli grigliati erano buonissimi…) a quel punto, si vede che hanno pensato di non farmela, la pasta di kamut, che avrei mangiato quella normale.
    Ma quello che conta è il tuo pensiero, l’ho apprezzato davvero tanto.

    E a proposito di siparietti, abbiamo dimenticato Tommaso e le cozze, che hanno sconvolto pure cerberella tritaghiaccio (come l’ha chiamata E.l.e.n.a. da te) :))))

  10. ritabonomo ha detto:

    Riccio, spero tanto ci sia un’altra occasione. Intanto Effe, non se per scherzo o cosa, lancia una provocazione su un litcamp sardo. Appena capisco se è vero o no, dovesse essere vero, chissà… sarebbe bellobello.

    Tommaso ha un passato di geometra e un po’ di esami in architettura. Sarà quello?
    Tommaso, prima di mangiare la pizza, la taglia prima in quattro quarti, poi in otto ottavi, poi sedici sedicesimi ciascuno dei quali, prima d’essere inglobato, viene precisamente arrotolato.

    Tommaso quando mangia il pesce lo taglia sempre per il senso dei tagli delle carni.

    tommaso quando mangia lo fa diabolicamente, curando ogni dettaglio. E poi, vuoi mettere? d’estate mi pesca i ricci ma insieme alle femmine pesca i 3/4 di maschi. Se ti do il suo indirizzo glielo spieghi tu che non si fa?

    😀

    Rr

  11. riccionascosto ha detto:

    Tommaso, se lo descrivi così, Rita, rischia di diventare uno dei personaggi precari. 😉

    Però che i ricci maschi non si prendono se vuoi glielo spiego, sì. (E’ una questione di colore, le femmine sono più violacee. Poi, c’è una discussione aperta tra me e il consorte. Io sostengo che le femmine hanno gli aculei più piccoli, lui dice che non c’è differenza. Ma poiché lui i ricci li mangia e io no, proverei a dargli ragione).

    Sul Litcamp sardo, che sarebbe bellobello non dubito; credo però che l’Herr (Effe) sia interessato. Ti ha mica detto che vuole farlo a giugno/luglio? :))

  12. ritabonomo ha detto:

    Vero che sembra un personaggio precario? Glielo dico sempre, io! 😀

    Per i ricci anch’io ricordo gli aculei dei maschi più lunghi e sicuramente più sottili.

    Per il litCamp, magari!! Sarebbe bello. Ma giugno/Luglio molto vicino.

    Comunque io qua sto e a disposizione.

    Rr

  13. Petarda ha detto:

    sì, trituraghiaccio, nota anche come trituramaroni.
    non ti hanno portato la pasta di kamut? quindi il bacio che m’ha dato il cuocone a fine cena era il bacio di ggiuda!

  14. cybbolo ha detto:

    conoscenza fugacissima, purtroppo, come con altre belle persone.
    ci vorrebbero litcamp con cadenza mensile…;-)))
    attendo con fiducia un prossimo evento e cercherò uno zaino o un simpatico riccio di mare…;-)

  15. riccionascosto ha detto:

    Rita, giugno/luglio è davvero presto (ma la mia era una battuta, mi riferivo a periodi vacanzieri). Comunque l’idea del Litcamp sardo (o isolano in genere) non escludiamola. Magari ci potremmo fare anche il Silent Camp di cui parla Effe nel post di oggi, così oltre a stare in silenzio, prendiamo anche un po’ di colore! 🙂

    Petarda, secondo me il cuoco, vedendo te e la tua chioma fiammeggiante, ha pure dimenticato il perché, del bacio. L’importante era dartelo. 🙂

    Cyb, una cadenza mensile forse renderebbe le persone meno belle (nel mio caso, certamente). Ma gli eventi si cercano e si creano, e le persone affini si riincontrano, prima o poi.
    Quanto allo zaino, sì, è sempre bene averne uno a portata di mano, non si sa mai…

  16. metallicafisica ha detto:

    Riccio… lascia stare gli imperatori:)))))

    ho pensato a Poppea perché era lei che faceva il bagno nel latte (d’asina, okay non detergente ma i tempi cambiano)… e data la capacità “capace” della tua confezione.

    ps: Ma hai fatto il tuo dovere di messaggero, al litcamp?

  17. riccionascosto ha detto:

    Sei tu che li tiri fuori, sorellona (Poppea era l’amante di Caligola, se non erro) 😉

    E poi sì, io il mio dovere l’ho fatto. Ne dubitavi?

  18. metallicafisica ha detto:

    Poppea fu moglie di Nerone (e non solo)

    ps: no, non ne dubitavo ma meglio chiedere… grazie;)*

  19. riccionascosto ha detto:

    Ohibò, hai ragione, la memoria fa cilecca. Comunque, sempre di imperatori si tratta. 😛
    E’ che avevo scartato Agrippina (che di Caligola è la madre, di questo sono ragionevolmente certa…) ma quello mi veniva in mente.

    Prego, non c’è di che.

  20. Petarda ha detto:

    dimenticavo di dire che vedo di buon occhio sia un camp sardo sia uno siculo. ma anche, volendo, uno corso, per recuperare radici comuni. ci saranno dei blogger corsi?

  21. Effe ha detto:

    molti blogger sono corsi al litcamp, altro non so.

  22. Zu ha detto:

    in bona parte i blogger sono corsi

  23. riccionascosto ha detto:

    molti blogger sono anche ricorsi (al buffet di SanLorenzo, sicuramente, sembravano lapardei).
    Stavo aiutando a tagliare un pezzo di prosciutto, a un certo punto ho temuto mi mangiassero anche le dita.

  24. Zu ha detto:

    Riccionascosto: buona da mangiare (lasciare un commento pulposo dopo il morso, prego) e non si butta via niente (ex post, gli aculei fungeranno da stuzzicadenti).

  25. riccionascosto ha detto:

    Volevo dire una cosa, ma mi darei la zappa sui piedi, quindi taccio.

    (potrei dire nomen omen, mi salvo a metà?)

  26. anonimo ha detto:

    Confermo il sorriso apertissimo: stavolta il Riccio non si è nascosto e non son stato contento! 🙂

    Strel’

  27. riccionascosto ha detto:

    Badi, compagno Strelnik, che quel non son stato contento potrei considerarlo un lapsus, eh 😛

  28. anonimo ha detto:

    In effetti era: “ne son stato contento”: lo giuro sugli stucchi di Palazzo Graneri della Roccia! 😛

    Strel’

  29. algaspirulina ha detto:

    allora ci siamo viste 🙂

  30. Petarda ha detto:

    ma strelnik è comunista?

  31. riccionascosto ha detto:

    Sì, alga, anche se in effetti ci siamo parlate poco. Sarà per un’altra volta. 🙂

    Petarda, Strelnik è. Punto.

  32. gruppoSIC ha detto:

    un tu ci hai visti?
    noi si voleva le hritihe

  33. riccionascosto ha detto:

    No, non sono riuscita a vedervi, però ho preso il floderino e conto di sentire il podcast appena posso.
    Promesso.

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