Dall'altra parte della rete (parte terza e fine)

Questa è una lunga riflessione di Ottorinomat (Otto per gli amici) che trae spunto da un post di Sphera e si allarga poi a ventaglio. La prima e seconda parte qui e qui)

di Ottorinomat

Per concludere con la Romania ripesco alcune righe di due mesi fa. Anche nella ditta in cui lavoro ora c’è un rumeno, Ciprian. Ecco qua.
"bar ai portici".

Pausa di mezzogiorno, quando posso ci vado per un caffè.
E’ un bar con un bell’arredamento, giovanile, clientela che, nella media del paese, è quella che ci tiene ad andare a bersi un bicchiere così, col sorriso sulle labbra. Non è il bar del don, porto di mare di lavoratori.
Non è il bar davanti alla chiesa, di popolazione quasi esclusivamente maschile e di mentalità abbastanza chiusa, gente con cui difficilmente riesci a scambiare una parola.
Non è nemmeno l’Ambaradan, che ho depennato al terzo caffè, dove ti senti studiato da capo a piedi da quando entri a quando esci; dove, a quanto pare, hanno quel prurito malcelato di sapere esattamente chi sei e chi frequenti.
" Ai portici " è la modesta vetrinetta del paese, dove dietro il banco si alternano due ragazze, che suppongo sorelle per la somiglianza.
Ieri, tra i clienti non abituali, entrano 4 edili per un caffè.
Non ci posso fare nulla, è diventato quasi un istinto per me, mi incuriosiscono. Ed i miei sensi cominciano a fiutarli, a cercare di leggere oltre gli occhi ed il portamente. Vestono tutti di scuro, un abbigliamento edile si, con annessa polvere e macchie di malta, ma privo di qualsiasi fantasia. Nulla che sia un capo fuori ordinanza, un avanzo d’armadio che tanto in cantiere chissefrega, può andar bene, dando un tocco di colore in più.
Tutti e 4 bassi di statura e dallo sguardo spento, moscio, forse soltanto umile. Quasi che si sentissero fuori luogo.
In questi giorni leggendo ho trovato una frase che mi ha sorpreso: "Ci sono uomini che si abbattono alla prima difficoltà della vita e non rialzano più la testa, piegati, sconfitti per sempre ". E’ un po’ pesante, ma mi pare ci possa stare, certamente non mi paiono tipi che rialzano la testa, sconfitte o meno che sia. Perchè il gioco di fiutare le persone ti spinge a classificarle quanto prima. Anche a costo di sbagliare, che se non sbagli non impari a cogliere certi dettagli minimi, e non impari ad affinare sempre di più il fiuto.
Pura sensazione di pelle, azzardo che non vadano oltre i commenti sul calcio, che sfoglino al massimo un quotidiano locale, che gli sembri normale assuefarsi al comando televisivo, che leggere un libro è una cosa che si fa una volta nella vita, come il battesimo o la naja, quando c’era.
Nel tempo di un caffè riesco a captare un accento meridionale. Son cioè pesci fuor d’acqua. Ed almeno questo corrisponde allo sguardo forse umile, da cui traspare un certo senso di disagio.

Oggi ancora al bar, ma stavolta con Ciprian, un rumeno che lavora con me.

Sveglio, giovane e di buona volonta, come quasi tutti i rumeni che ho conosciuto. Inoltre dotato di un buon senso dell’umorismo.
" Ah, ho saputo che aspetti un figlio. Complimenti "
" Complimenti un corno " mi risponde " adesso cominciano i problemi, altro che complimenti. Eppoi io e mia moglie sapevamo cosa stavamo facendo, mica stavamo giocando "
Ridiamo.
E’ molto interessante confrontarmi con lui. Il che equivale ad un confronto Italia Romania. Cultura usi e costumi. Per lui qui è tutto bello, non capisce chi si lamenta. L’assistenza sanitaria qui è favolosa, mi dice.
Replico che ieri un tizio all’ospedale è morto perchè hanno sbagliato gruppo sanguigno durante una trasfusione. Non si scompone, dice che son cose che succedono anche in Romania, e che dovrei guardare il tutto nel complesso. Dal suo punto di vista non ha tutti i torti, qui effettivamente è molto meglio. Chissà se riuscirò a fargli capire che nonostante sia tutto meglio certi errori non dovrebbero succedere.

Ma ecco che rientrano i 4 edili blu. Automaticamente si riaccende il radar, ne fa le spese Ciprian che ascolto con un orecchio si ed uno no.
Come ieri, un giro di caffè. Stavolta non escono subito, tentennano. Ho i sensi all’erta, forse succede qualcosa. Infatti ecco che uno dei 4, che mi gira le spalle, pesca da una coppetta sul banco. Arachidi o popcorn? Non vedo, sono coperto, lui ingolla trita e deglutisce. Lo vede Jessica, però.
Che, ovviamente in maniera assolutamente istintuale, fa il suo lavoro: vendere.
"Sono buoni, al gusto di caffè?" e ci piazza un sorrisone. La topastra ha fiutato, puntato la preda e gettato l’esca, cioè un bel sorrisone. Ad un metro e mezzo di distanza, apparentemente impassibile, mi ritrovo ad urlare
mentalmente, a fare il tifo: " vai Jessica vai vai vaaaiiiiiii ".
Ed il sorrisone esca accalappia la preda: rotto il ghiaccio i 4 scambiano due parole con la Jessi, sorridono pure loro di rimando, ed ecco ordinato un giro di 4 amari, ramazzotti per la precisione.
Sempre mentalmente mi esce un " Siiiiiii " lungo un chilometro, i miei omaggi, Jessica. Loro erano le prede e tu la predatrice, tutto secondo copione.

Mi accorgo che in quei brevi istanti mi sono completamente dimenticato di Ciprian. E quando lo rimetto a fuoco penso che è a volte girare da soli è veramente interessante.
"Vabbhe, Cipri, però sbagliare gruppo sanguigno in una trasfusione, e che cazzo… quello è morto "
"T’ho detto, son cose che succedono anche in Romania. Piuttosto sai che vuol dire se in ospedale un dottore ti prende una mano e ti picchietta sul palmo con le dita?"
"No, che vuol dire?"
"E’ un modo per chiedere dei soldi"
"E tu glieli dai?"
" Hai il tuo pacchettino di soldi e senza farti vedere in qualche maniera glielo infili in tasca. Lui poi va in una stanza dove non c’è nessuno, anche al cesso magari, e li conta. Da questo dipende poi come ti cura. Una volta succedeva più spesso, adesso meno…."

Nulla da fare, su questo concetto Cipri è un po’ cocciuto di suo. Viene dai dintorni Bacau, citta nell’est della Romania, al confine con la Moldavia.
Tutti gli altri rumeni che ho conosciuto venivano tutti da Bacau e dintorni, stessa zona. Quindi stesso ambiente, stesse infrastrutture, stessa povertà, se vogliamo leggerla così. Eppure erano più elastici nel ragionare: qui si sta molto meglio, ma riconoscevano che non tutto è santo.

Bene, chiudiamo con la Romania.
Nella ditta dove lavoro ora, oltre al Cipri, c’è un marocchino ed un tunisino.
Quanto al marocchino, giovanissimo, la prima cosa che ti viene a mente è "se questo lavoro non ti piace perchè non cambi?". Si, esattamente così, schietto. Talento eccezzionale nell’imitare altri colleghi, sfottendoli, ma niente di più. Nemmeno lavarsi le proprie scarpe se sporche di malta. Un emerito lavativo, se sei di bocca buona magari simpatico. Perchè non è un rompiscatole, ma nulla più. Anzi assolutamente nulla più.
Il tunisino invece è diverso. Volonteroso ma orgogliso, su cinque cose da fare una devi lasciarla a lui, in quanto a decisione sul come farla. Non è affatto una cima e si poteva fare di meglio, ma lasciargli un contentino è la maniera migliore per ottenere la sua stima, e di conseguenza l’obbedienza assoluta nel come fare sulle altre quattro.
Non mi ha mai parlato di animali più o meno commestibili in Tunisia, piuttosto mi ha fatto vedere orgoglioso il display del telefonino. Una scritta in arabo che significa "Allah è grande". Ma "Allah akbar" lo avevo già imparato dai reportage in Afghanistan di Mimmo Candito. In ogni caso è musulmano sunnita convinto e praticante. " Ottima occasione per tartassarlo di domande sull’Islam " mi dissi. E, tanto per cambiare, sonoro scorno. E’ franato come un gigante dai piedi d’argilla alla sola richiesta di una spiegazione esaustiva sulle differenze tra sunniti e sciiti. Volendo girarla sul cattolico, per capirsi, è come una vecchina sgranarosari.
Biascica pedissequamente i suoi precetti tanto quanto le avemarie, ma chiedete voi ad una vecchina che differenza c’è tra una un cattolico ed un protestante. Scena muta. Altrettanto per lui tra sunniti e sciiti. Manco gli avessi chiesto in che crede un induista.
E’ solo riuscito a confermarmi che bene o male, con la lingua araba, dal Marocco al Pakistan in qualche maniera si capiscono. A parte l’Iran. Perché in Iran parlano farsi, che è cosa molto diversa. Comunque è già qualcosa.
Voglio dire, è molto più avanti di certi quotidiani, ed anni luce più avanti di certi bloggher, che sputacchiano sentenze definitive su presunte inciviltà ben prima del concetto " informarsi prima di aprire il becco ".

Quanto agli italiani, stendiamo un velo pietoso.
Magari un’altra volta, via.
Leggevo giusto un paio di giorni fa la home page del progetto winston smith. Associazione che si batte per il progetto del rispetto della privacy on line. Tradotto associazione che predica l’uso di programmi particolari per la criptazione dell’ hard disk e per un uso delle mail criptografate.
Le associazioni di questo tipo di dividono in due categorie. Quelle che sostengono che "essere paranoici è un pregio" e quindi consigliano di criptare tutto. Le altre dicono che "essere paranoici non è un must però aiuta". Non so se voi credete al fatto che le vostre mail vengono tutte archiviate e controllate. Io son curioso e leggo pure sti tizi.
In genere son comunque tizi che hanno le idee molto chiare, al punto che l’introduzione è sempre chiarissima. Anche essendo somari di informatica come lo sono io.
Nella home del progetto winston smith si legge "non c’è peggior cretino di chi si crede di esser furbo". Ho riso a crepapelle per parecchio prima di proseguire. E’ il ritratto perfetto del figlio di uno dei miei attuali datori di lavoro. (l’altro è lo zio, di cui si dice abbia detto " lo rispetto solo in quanto figlio di mio fratello. Dipendesse da me lo caccerei a bastonate"). Crede di essere imprenditorino ma non si accorge che al di fuori della ditta più che ramazzar scale non troverebbe da fare.
Un ego colossale, un totale idiota incompetente, un ragazzo con seri problemi di relazione col mondo. Ma c’è di peggio, Fantozzi. Nullità dalla parte dei lavoratori, lo adora e lo chiama " padrone " spontaneamente. Il mister Wolf di Pulp Fiction direbbe che si fanno pompini a vicenda.
Chiudiamo qui, che non val la pena di sguazzare in un letamaio.

La differenza delle persone sta nell’essere uomo, nel proprio ego, nel saper considerare e rispettare gli altri, nel farsi rispettare,  non nell’etnia.

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6 risposte a Dall'altra parte della rete (parte terza e fine)

  1. metallicafisica ha detto:

    E’ un mondo diversissimo quello che ricordavo io (quando mio padre lavorava come muratore) a quello di oggi… Ottorinomat ha scritto un piccolo romanzo che, cambiando luogo di lavoro e magari al femminile (mi è venuta in mente un’azienda di pulizie, qua, dove tutte o quasi le “impiegate” sono rumene) certe situazioni di “padronanza” e “sudditanza” non cambierebbero. Bravo però, ha fatto un quadro neorealistico dell’Italia di oggi.

    ps: però un po’ filorimeno lo è!:)

  2. anonimo ha detto:

    un bel pezzo, davvero.
    Complimenti a Ottorinomat. La frase che mi ha toccato di più è stata: “Ma che cavolo sto facendo, sto mettendo via i soldi per comprarmi una casa in Romania ma non ho nessuna voglia di tornare in quella miseria”.
    (sto finendo di scrivere una storia dove uno dei protagonisti è proprio un romeno. L’ho chiamato Danut)

  3. riccionascosto ha detto:

    Sorellona, che certe situazioni sono comuni forse ce ne accorgiamo solo leggendo i racconti degli altri (come questo). Però Otto non è a filo/anti nessuna etnia. Lui vede le persone (anzi, credo sia finlandese, nell’anima) 😉

    Alessandra, spero di leggerla al più presto, quella storia. (Sì, hai ragione. E insieme a quella, il ritornello triste e stupito di Nicola).

  4. anonimo ha detto:

    Debbo due risposte. Ma portate pazienza un paio di giorni.

    Che, per dire, nella settimana più calda dell’anno ecco un improvviso lavoretto urgente da fare proprio proprio: un bel posteggio. In mezzo ad alcune case, sufficientemente basse per non fare nemmeno una briciola di ombra, sufficientemente alte per bloccare qualsiasi soffio di vento.

    Son cotto dal sole.

    ( per il resto, Riccio, il solito: un rinoceronte che va in letargo d’estate, poi si sveglia e combina danni… poi si riaddormenta…
    Ma domani pomeriggio si torna alla casa dell’arnia e di mamma riccio 🙂 )

    Che in questo momento, se devo credere in qualcosa, credo che apro una birra.

    Salutoni

    otto

    salutoni

  5. anonimo ha detto:

    Metallicafisica, mi chiedi se sono un po’ filorumeno.

    Eticamente la risposta è un no deciso. Perchè mi piace l’oggettività. E cerco il più possibile l’oggettività, anche se ovviamente non sono perfetto.

    Da un altro punto di vista la risposta può essere ni, che è una via di mezzo tra il si ed il no.
    E’ una domanda che mi sono posto anche io. La risposta è in pratica che i rumeno che ho conosciuto io, mediamente, mi pare che abbiano un qualcosa in più.
    Ma c’è un motivo. Vediamo qualche esempio.

    Il padre di uno di loro fa il camionista. Ci scambi due parole ed ecco che fare il camionista in Romania vuol dire essere camionista e mezzo meccanico. Si guasta il camion ? Beh, accosti a lato strada e provi a riparartelo, o almeno a metterlo in condizione di arrivare alla prima officina. Il tutto, se vuoi, si riassume con un ” quanto più il paese è arretrato tanto più è viva l’arte dell’arrangiarsi “.

    Parte dei rumeni che lavoravano per “bin laden” sono arrivati in Italia come irregolari, senza permesso di soggiorno. E sono poi stati messi tutti in regola alla prima sanatoria. Ma partire per andare in un altro stato varcando le frontiere di frodo non è cosa da tutti, ci vuole un minimo di coraggio. Per capirlo meglio aiuta l’immedesimarsi. Immagina di voler andare in Turchia, per dire. Ovvio che con l’aereo non lo puoi fare. La prima frontiere è quella con la Croazia. O ti fai una scarpinata assurda in luoghi semi inacessibili o trovi qualcuno che ti nasconde, che so, in un camion. Se sei in un camion sai che passerai qualche minuto con le dita incrociate pregando tutti i santi che non controllino, altrimenti son grane. Ecc.
    Son situazioni che implicano il saper reggere un certo tipo di stress.
    E, per come lo conosco io, l’italiano che ho chiamato fantozzi, che si caca in mano ad ogni moscerino che sternutisce, non è assolutamente in grado di fare una cosa del genere.
    E se mediamente i fantozzi nascono in ogni paese del mondo, senza distinzione di etnia, il corrispondente del fantozzi rumeno non avrà mai il coraggio di provarci. E quindi non arriverà mai qui.

    Sempre mediamente, in edilizia i rumeni sono anagraficamente più giovani. Questo vale per tutti, ma più giovane vuol anche dire con maggiore elasticità mentale.

    Per cui, riassumendo, credo di essere stato oggettivo, perchè è una cosa che mi impongo. Ma ammetto che la descrizione possa apparire filo rumena. Quello che cambia è la media delle persone con cui sono stato a contatto. A pensarci bene mi meraviglierei che fosse il contrario. Cioè che gente più giovane ed obbligata ad essere ” più scaltra ” da condizioni di vita più severe non abbia una mezza marcia in più.

    Maurogasparini: ” padrone ” e ” datore di lavoro “. Sui documenti la stessa persona, in pratica due cose diverse. Il tuo appunto è che ti sembra che io sono stato fin troppo tenero.
    E, magari sbaglio, ma ho inteso che tu imputi quasi tutto alla persona dei documenti. Cioè essere ” padrone ” o ” datore di lavoro ” è una decisione presa a monte, che l’operaio deve subire.
    Su questo non sono d’accordo. L’ operaio ha dei mezzi per lottare e tentare di ” convertire ” il padrone in datore di lavoro. Bada bene che non sono di sinistra ne un rivoluzionario. Mi limito al ” non un millimetro di più di quello che mi spetta ne un millimetro di meno “, ma applicato in maniera ferrea. Sia a livello contrattuale sia a livello di ” sacralità della persona ” ovvero rispetto.
    Però, purtroppo, per esperienza personale, troppe volte il padrone è padrone perchè l’operaio non protesta. Leggila cosi: se qualcuno fa lo stronzo è anche perchè qualcun altro gli lascia fare lo stronzo.

    Chiudere il cerchio è cosa lunga, perchè dovrei concatenare parecchie situazioni vissute per rendere chiari certi meccanismi psicologici. E di quanto pericolosi siano.
    Inoltre apparirei polemico, volendo. Quindi mi fermo qui.

    Btw stasera ho casualmente reincontrato il Cipri con cui andavo a bere il caffè al bar ai portici. E’ diventato felicemente papa di Stepan.

    Ciao a tutti

    Otto

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