Appunti di zavorra (reprise)

(pensieri “seduti” sul sellino posteriore di una moto)
 
Dicono che “zavorra” (o, in alternativa, “zaino”) sia l’espressione usata dai motociclisti per indicare il passeggero di una moto. Molto spesso questo coincide con la gentile (?) compagna dello stesso, che ritengo non sia esattamente entusiasta del termine. Io, almeno, non lo sono particolarmente… ma in mancanza di meglio, per ora me lo tengo.(Ah, se proprio volete vedere il precedente, lo trovate qui ).
 
 
Destinazioni. Se proponete al biker una romantica gita di tre giorni a Praga, Vienna o Dublino e lui vi risponde che preferisce un agriturismo in Umbria o Toscana, non prendetevela. Non è che lui non voglia andare in questi posti, o non ci voglia andare con voi. E’ che è difficile arrivarci in moto e ritornare, in così poco tempo. Quindi vi conviene sorridere, rimandare le località raggiungibili in aereo a tempi più rigidi (in senso meteorologico) e cercare su internet una valida sistemazione per la notte. Agli itinerari ci pensa lui, e potete scommettere che saranno pieni di curve, con tappe che, per essere rispettate, dovrebbero prevedere una serie di infrazioni ai limiti di velocità che è meglio dimenticare. Pensate invece che verrete ripagate, durante la vacanza, da un sorriso semiperenne e dall’assenza di lamentele, acquisendo per di più il diritto di farle a vostra discrezione (possibilmente dentro il casco, e a interfono chiuso). Il cambio non sarà vantaggioso, ma perlomeno è equo.
 
Bagaglio. Come “zavorra” di pesi dovreste intendervene, quindi è abbastanza logico che preparare il bagaglio tocchi a voi, non senza dover subire la supervisione generale del biker. La divisione dei pesi è infatti essenziale all’assetto della moto, quindi scordatevi il terzo paio di scarpe, o quel vestitino così carino che però… tanto non riuscireste a metterli.  A meno che non riusciate a convincere LUI a cedervi una parte della borsa laterale, il vostro abbigliamento dovrà essere ridotto all’essenziale. Perché poi le due borse dovranno avere pesi uguali (e grasso ci cola se non le mette sulla bilancia per verificare). Se si tratta di borse morbide, si passa poi a metro e livella per verificare che sporgano in modo esattamente uguale da ogni lato, con la posizione ottimale delle cinghie fissata con pennarello per non perderla. Che poi la posizione ottimale inizialmente individuata sia tale che non potete salire in sella dal predellino posteriore è un dettaglio secondario. Per lui, ma non per voi. Cercate quindi di evitare che le vostre gambe, dopo essere state piegate per ore in un angolo quasi impossibile, si rifiutino di raddrizzarsi per scendere dalla moto, e pensateci prima.
 
Tempo. Tempi di percorrenza  e di permanenza sulla sella sono correlati tra di loro: in modo non lineare, però. Il loro rapporto, calcolato secondo una formula che, più che matematica, è alchemica, è poi soggetto a tutta una serie di variabili che comprendono la vostra vocazione al supplizio, la morbidezza e le dimensioni della sella, lo stato del manto stradale e anche il tempo meteorologico. Ovviamente, non in quest’ordine. Nel senso che la capacità di adattamento del vostro fondoschiena è una variabile assolutamente dipendente, mentre la dipendenza del biker da nicotina o caffè è prioritaria. Quindi, un’accurata selezione di biker tabagisti o caffeinodipendenti potrebbe essere una buona idea; purché poi non vi lamentiate che sono già sei ore che state in sella e non siete ancora arrivati.
 
Soste. Quelle preventivate – e quindi calcolate nei tempi di percorrenza – non sono mai quelle reali. Ricordate quello che c’è scritto nel Vangelo? “Siate vigilanti, perché non sapete il giorno e l’ora”. Bene, qui per fortuna non si tratta di giorni, ma certo bisogna approfittare dell’attimo fuggente. Quindi, oltre ai movimenti in piega, meglio sincronizzare anche l’utilizzo delle toilette o – ma sembra ovvio – altre necessità. E soprattutto, ricordarsi che, quando negherete stoicamente di avere bisogno di sgranchirvi le gambe perché “ci fermiamo fra poco”, starete per imboccare una strada di montagna stretta e piena di curve, sulla quale sarà impossibile trovare spazio di sosta per chilometri e chilometri. E quando lo troverete, sarà pieno di bestiole non meglio identificate, ma dall’aspetto poco rassicurante; con le ali, per di più. “Carpe sostam”, insomma.
 
Tempo. No, non è un errore. E’ che stavolta si tratta proprio di tempo meteo. Nei confronti del quale, il biker ha un atteggiamento particolare. Se siete cresciute con il motto che “non esiste buono o cattivo tempo, ma buono o cattivo equipaggiamento”, sarete sconcertate dall’idea che un biker non si considera tale se almeno una volta, nella sua vita, non si è colato come un pulcino e  – soprattutto! – fino a dover strizzare pure le mutande (Sì, lo so, voi non ci crederete, ma almeno tre o quattro persone me l’hanno confermato, e con orgoglio, persino). Certo, il bauletto può anche contenere tutta l’attrezzatura antipioggia (tuta, guanti, financo le ghette); ma che questa raggiunga la vostra persona in tempo utile, è tutta un’altra storia. Se non ci credete, provate a guardare sotto i ponti delle autostrade, quando piove. Ci trovate ammucchiati biker che magari stanno proteggendo le amate borse, ma quanto a loro, sfidano le intemperie con un’alzata di spalle. Le ultime parole famose? “Sono solo quattro gocce!” che, secondo una delle innumerevoli leggi di Murphy e soci, sono esattamente il preludio a un nubifragio. Mai sfidare gli dei, e specialmente Giove Pluvio, che è piuttosto suscettibile (Il consiglio è quindi, almeno voi, di attrezzarvi PRIMA di salire in sella; e soprattutto, portatevi dietro l’aspirina!).
 
Percorsi. Il ruolo della zavorra non è poi così passivo come sembrerebbe, o almeno può non esserlo. Tra le varie incombenze, c’è quella di battere sulla spalla del biker per avvertirlo di avere saltato il bivio giusto. E piuttosto energicamente, altrimenti penserà che, come al solito, vi lamentate per un sorpasso un po’ azzardato (per voi, ma assolutamente sicuro per lui) o di qualche altra quisquilia. Ma non è lui alla guida?, vi chiederete. Appunto. E pensate che, attento com’è a sentire il suono del motore, a contare i giri, a sospirare compiaciuto per le curve che si stendono davanti al suo sguardo, a salutare i biker che incontra lungo la strada, abbia ANCHE il tempo di osservare i cartelli stradali? No, tocca a voi memorizzare il percorso, visualizzando nella mente non solo la destinazione finale ma anche quelle intermedie, in modo da poter in(ter)ve(n)ire al momento giusto. Se non siete capaci di leggere una cartina stradale, almeno cercate di tenere a mente il nome dei prossimi due/tre paesi sulla strada (che i cartelli, si sa, non sono sempre così precisi). Altrimenti, incrociate le dita. Prima o (più probabilmente) poi, da qualche parte arriverete. E un’inversione di marcia è sempre possibile…
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18 risposte a Appunti di zavorra (reprise)

  1. Zu ha detto:

    Insomma, tutto bene, purché alla fine ti rimangano giorni di ferie usufruibili per una vacanza vera.

  2. cybbolo ha detto:

    domande:
    in quale girone infernale dantesco potrebbero essere collocati i bikers?
    I suddetti possono essere annoverati come masochisti, nei loro confronti, o sadici, nei confronti della zavorra?
    di là del garbato sarcasmo addolcito financo in simpatica ironia, nella narrazione, una zavorra quante iniezioni antirabbiche si deve fare per non mordere alla iugulare da dietro il proprio biker?…;-)))
    il protettore dei bikers e relative zavorre è san Fantozzi biciclato?…;-D
    ben ritrovata…:-D

  3. riccionascosto ha detto:

    ZU, anche questa è una vacanza vera; certo, devi essere allenato. 😉

    Cyb, provo a risponderti:
    a) certo non in quello degli ignavi. Dato il tipo di rapporto tra il biker e la sua moto, potrei proporre quello dei lussuriosi?
    b) Dipende. Qualcuno non soffre per niente…
    c) Prima o dopo il morso? Pensandoci bene, dev’essere per questo che la Dain*se ha inventato questo sistema di protezione per il collo…
    d) Purché non sia San Giovanni decollato… 😉
    Bentrovato anche a te :))

  4. anonimo ha detto:

    Bentornata

  5. uzi ha detto:

    comprendo il disagio da passeggero. io stesso lo sono stato sul guzzi del mio papà. sopportando stoico le bizze che la moto estrapola dal maschio medio.

    pero’

    insomma

    ecco

    ma che moto è?

  6. silvia67 ha detto:

    Bentornata ricciolina! :-)))

    p.s. dopo le avventure in moto, c’è un’ottima scusa per un bel ciclo di massaggi rilassanti alla schiena 😉

  7. riccionascosto ha detto:

    Bentrovato, Otto (perché sei Otto, sì?) 🙂

    Uzi, ecco, quel “ma che moto è?” va già più a fondo… 😉
    Nel senso che poi, appunto, sui tipi di moto (e i tipi di motociclisti, biker – mi dicono – sarebbero quelli che usano i chopper ma non è il nostro caso) ci sarebbe da scrivere tanto.
    Piuttosto, a proposito di “disagio del passeggero”, almeno la sella della Guzzi dovrebbe essere comoda. Quella nostra lo è abbastanza, ma non oso pensare a uno strapuntino di quelli che si vedono in giro, tipo questo:

    Ma ce ne sono anche peggio!

    Grazie, silviotta ;), bentrovata a te!
    Quanto ai massaggi, sai che ci stavo pensando? Anche di un altro tipo, però…

  8. bert67 ha detto:

    ciao ricciola, ben tornata 2 :-))

  9. riccionascosto ha detto:

    Grazie, bert (2 anch’io) 🙂

  10. aik ha detto:

    Ciao mi piace molto il tuo blog, e i pensieri del sellino sono bellissimi e sopratutto VErissimi 🙂
    ma è anche vero che mentre i bikers guidano e devo guardare la strada noi possiamo goderci i panorami che hanno tutto un’altro aspetto dal sellino posteriore di una moto…

  11. riccionascosto ha detto:

    Verissimo anche questo, aik. Oddio, dipende dalla velocità, almeno per me. Ci sono momenti in cui l’unica cosa che riesco a vedere è “Astro-R” e il numero di serie del casco ;).
    Poi una cosa bellissima dell’andare in moto sono gli odori, che non è possibile sentire andando in auto. Insomma, come in tutte le cose, ci sono i pro e i contro. :))

  12. metallicafisica ha detto:

    Io comunque ho sempre un giro prenotato…. e pso pure un po’ meno:)))*

    ps: bisognerebbe inventare il girone dei sadomaso…:P

  13. riccionascosto ha detto:

    Sì, però, Sorellona, quando volevamo venire in moto tu avevi altri impegni… ora ti tocca pazientare ancora un po’.

    Per il girone… com’è che Dante non ci ha pensato?

  14. anonimo ha detto:

    Complimenti per lo scritto, sarcastico ma simpatico, mi ha fatto molto sorridere e, a me biker, anche pensare alle necessità di alcune zavorrine.

    Mi piace come scrivi, penso che ti verrò a leggere spesso 🙂

    Ciao Don Naked (l’amico di Brubo).

  15. metallicafisica ha detto:

    S che di pazienza ne ho all’infinito… o quasi, no? ;)*

  16. maurogasparini ha detto:

    quoto Zu, nonostante la tua sapiente ironia sembra un incubo dalla forcella al fanalino.
    ribellati!

  17. riccionascosto ha detto:

    Ciao, Naked (o preferisci Don?) 🙂
    Eh, lo so che voi bikers ci pensate poco, alle necessità delle zavorrine (tu poi, con la tua Speed Triple, ci hai pensato pochissimo…) 😉
    Grazie, anche il con-sorte (Brubo, per intenderci) ha riso molto. Io al momento, meno, ma poi ho riso anch’io :)))

    Elloso, Sorellona che sei paziente; non lo siamo tutte? 😉

    Ma no, Mauro, non è mica un incubo (e neanche l’inferno di cui parla Cybbolo)! E’ solo questione di gusti, e di abitudini. Anche di esperienza; le prime disavventure poi forgiano il carattere (si dice così, no?). Chiedilo anche all’Herr (quando torna).
    Nei suoi vecchi archivi, tra l’altro, ci sono dei pezzi interessanti. Non di zavorra, certo. A volte, addirittura, una filosofia di vita. 😉

  18. metallicafisica ha detto:

    tutte… io e te, sicuramentissimamente:))))*

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