La rete

La rete era stata posta per proteggere il bosco dalla città. O forse la città dal bosco, questo non era ben chiaro.
Chiamare “bosco” quel rettangolo di verde chiuso tra i palazzi poteva sembrare un po’ eccessivo, eppure si aveva l’impressione che la luce del sole non riuscisse a penetrare in mezzo agli alberi e che, tra di essi, la vita scorresse con tempi diversi rispetto alla città.
Non che i ritmi del quartiere fossero così frenetici. Era una zona residenziale e questo spiegava – ma non del tutto – come mai quell’area fosse rimasta così, selvaggia e intonsa.
La rete la conteneva, ma non completamente.
Gli alberi lanciavano rami ed ombra sulla strada e i rampicanti tendevano le lunghe braccia fin sul marciapiedi, come attirati dai cassonetti dell’immondizia posti lì di fronte. A tratti si scorgevano strappi nella rete stessa, che di tanto in tanto mani sconosciute chiudevano con punti di filo spinato.
Ma le cuciture non avevano lunga durata; bastavano poche settimane perché i buchi tornassero al loro posto.
Come ciò accadesse era quasi impossibile da sapere: tutto si svolgeva di notte, quando le ombre si addensavano più fitte e i sentieri tracciati dalla consuetudine sparivano nell’oscurità. Solo alcuni oggetti rimanevano lungo la rete a testimonianza dei passaggi notturni: bottiglie di birra, copertoni, assi poste di traverso a creare ponti e persino un birillo di plastica, di quelli che segnalano lavori in corso. Una volta era una rete da materasso a sporgersi aldilà del bordo, un’altra la carcassa di un motorino, che ogni giorno perdeva qualche pezzo.
Era certo, però, che il bosco aveva dei visitatori.
A volte erano cani, che i loro padroni liberavano dai guinzagli proprio davanti agli squarci della rete per poi passeggiare, telefono alla mano, in attesa del loro ritorno.
A volte erano uomini silenziosi dalle lunghe code e dallo sguardo mobile. Si guardavano intorno prima di piegarsi attraverso il varco, sparendo veloci lungo sentieri quasi invisibili.
C’erano poi le luci che si scorgevano nelle notti buie.
Non erano mai uguali, lunghe e basse come torce in movimento o alte e ferme, di finestre filtrate tra i rami. Quando la luna era alta gli alberi d’inverno allungavano dita scheletriche verso di essa, e il sole d’estate riusciva appena a imbiondire le sterpaglie vicine alla rete.
Il cuore del bosco era di un verde pulsante, vivo di colori e suoni.
Tra i rami trovavano rifugio gli uccelli: la mattina presto il silenzio veniva interrotto dal fischiare dei merli, mentre i passeri zampettavano sui davanzali, pronti a spiccare il volo al primo movimento. Le cornacchie gracchiavano per affermare la loro presenza e gli onnipresenti piccioni spiccavano il volo dai rami più alti verso i balconi vicini. Persino una coppia di tortore aveva scelto il limitare del bosco per costruire il suo nido. A volte si scorgevano sui rami, a rincorrersi e chiamarsi l’un l’altra con dei versi gutturali così simili a rimbrotti da far pensare che “tubare” non sia poi così dolce.
E poi le rane. Dove trovassero l’acqua per mantenere l’umidità loro necessaria era un mistero, ma le potevi vedere, ciottoli verdi fino a un secondo sguardo, ferme accanto alla rete. A volte qualcuna perdeva la strada del ritorno e si spingeva più lontano, fino al limitare delle case, dove era il regno dei gatti.
Il patriarca aveva il pelo grigio e occhi socchiusi. Gli anni trascorsi per strada gli avevano insegnato a rendersi quasi invisibile, restando immobile al passaggio dei cani o scivolando svelto sotto il riparo di un’auto in sosta. A volte spiccava un salto oltre la rete, e dal suo rifugio si limitava a guardare il suo avversario muovendo piano la coda, poi si allontanava quieto. I più giovani rizzavano pelo e schiena per sembrare più minacciosi, ma lui non sprecava le sue energie.
 
Ogni volta che passava accanto alla rete, Maia era tentata di andare oltre. Riusciva a scorgere, tra i rombi di metallo, una scia di passi calpestati che portava verso giù, verso il cuore del bosco. Se si sporgeva un poco oltre il varco, poteva vedere la radura che si apriva più in basso e una striscia bianca che proseguiva, perdendosi dove i rami si facevano più fitti. Non riusciva a vedere altro che foglie secche e qualche collo di bottiglia che spuntava qua e là, e si chiedeva cosa celassero i rami intrecciati. Ma era un attimo, e subito trovava un motivo per non assecondare il suo istinto: l’orario di chiusura dei negozi, il cinema già prenotato, il pranzo da preparare. Forse erano le ombre scure a dissuaderla, forse l’idea di non essere sola, lì dentro. A volte si diceva che al buio avrebbe corso il rischio di inciampare anche con una torcia in mano, altre che di giorno avrebbero potuto vederla, e quella era proprietà privata, in fondo.
Ma la rete era lì, a ricordarle che ci sono misteri da scoprire, strade nuove da esplorare.
(continua?)
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8 risposte a La rete

  1. e.l.e.n.a. ha detto:

    il buio oltre la siepe

    (certo che deve continuare!)

  2. metallicafisica ha detto:

    Continua! Altrimenti comincerò a soffrire di claustrofobia webbica, sorellona**

  3. e.l.e.n.a. ha detto:

    ah, volevo dire che hai due commenti simultanei in ora palindroma…12.21…
    che la data può scriversi 27 (somma 9) settembre (9 lettere, 9° mese) 2007 (somma 9) …
    quindi anche la data è palindroma per insiemi 27 9 27 o 9 9 9
    che 12 (somma 3) x 21 (somma 3) fa 9…

    echevvordì???
    niente!!!
    però mi piaceva scriverlo … 🙂

  4. riccionascosto ha detto:

    E.l.e.n.a., sai che quel film non l’ho mai visto? (né ho letto il libro). Ma l’idea è quella, che a volte le cose più vicine sono altrettanto misteriose e sconosciute.

    Sorellona e perché claustofobica? La rete è all’aria aperta, e pure bucherellata, per di più. 😉

    E.l.e.n.a.(again), ma il nostro numero non era il 7? Sul 9, ora, mi toccherà meditare… a meno che 7+2(io e te)=9, e tutto torna 😉

  5. LipsVago ha detto:

    l’incipit è molto buono, speriamo che continui…!

  6. cybbolo ha detto:

    non amo le pubblicazioni a puntate perché mi rendono indifeso e in balia dell’autore e della sua volontà di proseguire o meno.
    ovviamente se l’autore mi piace.
    come in questo caso.
    per cui invito a veloce prosecuzione, ché l’affabulazione è potente e l’odorino di arrosto si evince tra il fumo…;-)))

  7. riccionascosto ha detto:

    Lipsvago e Cyb: se continua o no, davvero non lo so. Non è però mia, la volontà. E’ della storia, che mi sembra piuttosto indecisa…

  8. riccionascosto ha detto:

    La rete[..] ) Era una domenica di fine agosto, una di quelle giornate in cui le strade delle città sono ancora vuote di macchine e di rumori. Quasi ogni mattina Maia si alzava presto per fare la sua passeggiata: un giro breve – mezz’ora appena – c [..]

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