Appunti di zavorra – Ancora? (eggià)

(pensieri “seduti” sul sellino posteriore di una moto)
 
“zavorra”, “zavorrina” (o, in alternativa, “zaino”) è l’espressione usata dai motociclisti per indicare il passeggero di una moto. Molto spesso questo coincide con la gentile (?) compagna dello stesso, che però, oltre a essere “peso morto”, servirà pure a qualcosa, no?
 
 
Curve. Le curve esercitano un’attrattiva particolare sui bikers. E non parlo delle curve delle zavorrine altrui (la propria non possono vederla per ovvi motivi, almeno quando stanno in sella), ma proprio qualsiasi curva. Il che comprende ovviamente le strade, ma non solo.
Per esempio, avete mai visto un gruppo di bikers in gruppo attorno a una moto? Be’, almeno una volta su quattro stanno parlando di ruote. Si accucciano per guardare il disegno del battistrada, per osservare la “spalla”, per scrutare con occhio critico i lati del copertone (cioè, non proprio il lato, ma la parte laterale del battistrada) e vedere quanto e se è consumato.
Discutono di mescole, di grip, di incisioni e disegni, e possono passarci delle ore, così. (Il che vi consente di andare a prendere un caffè, fare la fila al bagno, vagare indisturbata per l’area di servizio e poi tornare senza che se ne accorgano; quindi, se volete allungare una sosta, gettate lì un’osservazione sullo stato delle gomme di questa o quella moto… successo garantito).
Ma torniamo alle strade. Un biker non va in autostrada se non vi è proprio costretto, per motivi di tempo e per accorciare qualche tappa in un percorso lungo. Lo vedrete però andare in sollucchero per una bella strada di montagna, piena di curve e tornanti. Perché in fondo – ma no, anche in superficie – una delle cose belle della moto è piegare (cioè, inclinare la moto in curva). Qualsiasi biker in tuta vi mostrerà con orgoglio il consumo delle sue saponette (le protezioni per le ginocchia) e alcuni meno esperti ma più narcisisti potrebbero addirittura tentare di consumarle fittiziamente, ma io non ne conosco, per fortuna. Più le curve sono vicine fra di loro, più il biker sarà felice, nello zigzagare tra l’una e l’altra. Però ricordategli che non è una buona idea fermarsi nel mezzo di un tornante, magari in salita e piuttosto ripido: potrebbe non trovare un punto d’appoggio per il piede. E se non lo trova lui, figuratevi voi, che i piedi li avete molto più lontani da terra. Quindi, in via preventiva, portate sempre con voi, sulle spalle, un piccolo zainetto. In caso di caduta non salverà la vostra dignità, ma in qualche modo aiuterà la vostra schiena.
 
Cadute. Se parlate con un pescatore, vi terrà delle ore incatenata mentre descrive minuziosamente pesi e misure delle sue prede e, probabilmente, descriverà con altrettanta attenzione (ed esagerazione) quelle che gli sono sfuggite per un soffio, ma che prima o poi cadranno sotto la sua mano esperta (Mobi Dick, insomma). Allo stesso modo, il biker sarà più che disponibile a dirvi delle sue leggendarie imprese, giri in pista a velocità inverosimili, record del miglio lanciato in autostrada, mille e mille curve affrontate senza neanche la minima esitazione. Ma lo troverete anche ad esaltarsi di fronte alle cadute più rovinose, purché ne sia uscito. I racconti delle cadute altrui sono più mesti e, a volte, didattici, ma quelli delle proprie cadute possono addirittura arrivare alla dimensione di un mito. E così si fa a gara sulle cadute più imbarazzanti (quelle da fermo, un “classico” della moto, tra cavalletti che non si aprono, piedi che non trovano appoggio), su quelle più spettacolari ma prive di conseguenze, su quelle più “incoscienti”. Finché si è lì per raccontarle – è il pensiero che aleggia, non detto – ci si può anche ridere sopra.
 
Saluti. Ad onta di quanto contrabbandato dai film americani, pieni di Hell’s Angels  barbuti e un po’ inquietanti (ma quelli sono harleysti, è un altro pianeta comunque), i bikers sono d’indole gentile, e soprattutto sono molto cordiali tra di loro. Se ad esempio, incrociate un biker e quello fa il gesto di tirarvi un calcio, non equivocate: non è che stia tentando di disarcionarvi (anche perché i duelli sono stati banditi da tempo); è solo che in quel momento non può togliere le mani dal manubrio per farvi ciao ciao, e vi saluta così. Allo stesso modo, gesti apparentemente senza senso possono segnalare a chi viene dalla parte opposta la presenza di un autovelox (per cui è d’uopo rallentare) o di qualche pattuglia – su questo, sono solidali anche gli automobilisti che, però, si limitano a lampeggiare – oppure lasciare strada a qualcuno che ti arriva dietro a velocità. O, ancora, essere semplicemente il tentativo di sgranchire le dita per troppo tempo aggrappate al freno. Dipende.
Anche i saluti, però, sono selettivi. Se per esempio (non sia mai) doveste incontrare un amico che, per sua sfortuna o per attitudini personali possiede uno scooterone, fingete di non conoscerlo e giratevi dall’altro lato, pena la ricerca di giustificazioni (per l’amico e per le sue incaute scelte, ovviamente. Voi, comunque, da biker, ne uscite bene). Il top (dei saluti indecorosi) si raggiunge con i possessori di TMax, maxiscooter che vorrebbe travestirsi da moto. E vi lascio immaginare (non è difficile, su) il pensiero di un true biker al proposito…
 
 

Scherzi a parte, ieri abbiamo trascorso davvero una bella giornata, in giro per le strade della Val Nerina con un gruppo di bikers e zavorrine in gamba. E anche di buon appetito, direi 😉

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9 risposte a Appunti di zavorra – Ancora? (eggià)

  1. anonimo ha detto:

    Un’amica appella così il suo ex marito… “La Zavorra”.

    ps: ma le “zavorrine” sono una specie di letterine su sella che si salutano tirandosi calci?:-)***

    ps: Ce l’hai fatti, quindi a scriverlo.
    (sorellona sloggata)

  2. riccionascosto ha detto:

    Più o meno, sorellona (nel senso che di solito le zavorrine hanno le mani occupate a tenersi in qualche modo alla moto per non cascare).
    Sì, ce l’ho fatta, presumo che il mondo non mi ringrazierà 😉

  3. metallicafisica ha detto:

    il mondo non ringrazia mai, il blogmondo sì:)

  4. cybbolo ha detto:

    esiste il biker che è caduto per puntellarsi in sosta con un piede su un burrone e racconta il tutto filtrandolo tra le bende e il gesso?…;-))

  5. riccionascosto ha detto:

    Cyb, se sopravvive, ci puoi scommettere che lo fa 😉

  6. Petarda ha detto:

    questa è antropologia :)))
    ecco, un biker da solo lo ascolterei volentieri, ma in gruppo temo mi sembrerebbero dei fissati.
    ogni modo, ho un bel ricordo di quand’ero zavorra. 🙂

  7. riccionascosto ha detto:

    Pet, in gruppo si autoalimentano, ma tanto si sa cosa ne pensiamo noi, dei gruppi numerosi, no? 😉

    Comunque qui si scherza, ma come ho detto le esperienze sono positive e le persone in gamba. 🙂

  8. Medicineman ha detto:

    i lampeggi non sono più quelli di una volta…

  9. riccionascosto ha detto:

    Perché, una volta com’erano, Medicineman?
    Racconta…

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