Incontri

È stato un lungo weekend di incontri, quello che ho appena trascorso a Palermo.  Molti assolutamente casuali, qualcuno voluto. Ma tutti piacevoli, ognuno a suo modo.
 
Il primo incontro è stato con la città, che mi ha salutato con un cielo un po’ velato, ma mi ha avvolto nel suo calore (Lo so, magari per i palermitani era una giornata fredda, ma io ho girato tutto il giorno con il cappotto aperto, e avevo pure voglia di toglierlo, avessi saputo dove metterlo). E poi, infilarmi in quelle strade che non sono più centro storico, ma che conservano un che di popolare, camminare per la strada perché a volte i marciapiedi sono troppo ingombri, e il panellaro (due cazzille – pardon, crocchette di patate – offerte dalla signora dietro al bancone – che, come si dice, mi sbummichiaru ‘u pitittu), e strade, e carciofi decapitati per strada, quelli nostri, duri e spinosi ma con il cuore tenero. E poi altra strada, e incontri inattesi, persone che non vedi da anni anche se hanno accompagnato la tua vita dalla nascita, e la voglia di camminare per non rinchiuderti in un’autobus, e respirare "l’aria di casa" anche se è inquinata, anche se ovunque senti parlare di cannoli e dimissioni con un’aria rassegnata, e il futuro sembra già segnato. Sui muri, cartelloni inneggiano alle discariche chiuse e richiamano a un indirizzo di splinder; "Io c’entro", vecchio slogan riutilizzato allo scopo. Ti chiedi se cambierà mai, se ci sarà uno spiraglio per questa città, per questa terra che continui ad amare anche da lontano. O forse l’ami perché sei lontana, chissà.
 
E poi i giorni sono passati, lenti e veloci a un tempo. Altri incontri, sorrisi, abbracci. Amici non visti da tempo, ma gli amici di sempre, quelli che basta uno sguardo per sapere che ci sono, e ci saranno. Quelli di cui vedi le rughe intorno agli occhi e ricordi di quando avevano più capelli che barba, quelli che ti volti indietro e c’erano nei momenti più belli, ma anche in quelli più brutti.
Quelli che ti abbracciano e nelle loro braccia, che si stringono un attimo di più, mettono tutte le parole che non c’è bisogno di dire.
 
E l’ultimo, l’incontro davvero inaspettato, quello che ti viene incontro, e ti chiama, e tu non lo riconosci perché non lo vedi da più di dieci anni ed era un ragazzo, allora, e invece ora è un uomo in divisa, e ha tre figli e te li fa vedere e sorride, sorride per la mezz’ora in cui ti racconta gli anni che ti mancano, e ti dice della moglie (che conosci anche tu), dei bambini, e delle persone che passano, prima o poi, in aeroporto ma che a volte fa finta di non vedere. Invece è qui, ed è felice di vederti, e tu pensi che a volte si lasciano tracce nelle persone, si lasciano anche quando pensi di essere scivolata come acqua sulle loro vite. E su questo pensiero, sorridi anche tu.

———————-

Apdeit: sembra che questo post possa  – orgogliosamente ma inspiegabilmente – fregiarsi del Petarda’ s tumbler Award (bontà sua), creato appositamente da Bartelio e la Donna Camèl.
Quindi lo appunto qui  a sinistra e sentitamente, ringrazio

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in ammatula, ficurinnia. Contrassegna il permalink.

12 risposte a Incontri

  1. anonimo ha detto:

    io ho sorriso per un attimo immaginandomi che veramente avevi incontrato il clone:))))))))*

    ps: Il carciofo decapitato fa tanto “Rivoluzione francese”:)*

  2. Petarda ha detto:

    guarda come t’ispira tornare a casa, sabrina. 🙂
    che bello leggere questo post, che voglia di tornare a palermo, anche se lì (io) non ho nessuno.

  3. riccionascosto ha detto:

    Niente cloni, Sorellona. E neanche originali, veramente :))))
    Il carciofo decapitato è un rito necessario, perché il carciofo viene depositato sui camioncini con circa mezzo metro di gambo. Quando tu li vai a comprare, l’uomo ti dà un sacchetto, afferra un coltellaccio tipo machete e, reggendo con attenzione il carciofo (che da noi è molto spinoso) dà un colpo secco con il coltello, ammucchiando i gambi e contando le “teste” che ti getta nel sacchetto aperto.

    Pet, se vuoi qualche volta organizziamo e andiamo insieme. 🙂
    (Grazie, eh)

  4. Petarda ha detto:

    come “inspiegabilmente”? 😉 la motivazione è già nel commento che ti ho lasciato ieri!
    grazie a te, cmq. per aver messo il petardillo (vedasi alla voce “cazzillo”) e soprattutto per l’invito gitarolo che raccolgo e tengo stretto stretto nella mia agenda interiore. baci

  5. Effe ha detto:

    (è chiaro che ha pagato, per l’award)

    Anche io ho nostalgia di tornare a Palermo, dove non sono mai stato

  6. riccionascosto ha detto:

    Petarda, sì, in effetti l’avevi spiegato. Allora cambio in “immeritatamente”? 😉 L’invito, tienilo a mente. Magari per l’estate 🙂

    Herr, io non ho pagato. E neanche lei, immagino (Non neghi, l’ho vista, di là)
    E per la nostalgia, la cura è semplice: venga anche lei. Organizziamo un gruppo vacanze (Piemonte, of certo)

  7. sphera ha detto:

    Questa cosa del lasciare tracce sulle persone mi è proprio piaciuta. Mi è venuta in mente come una scia sottile di lumaca. Ma non è affatto una cosa brutta, eh! Stupenda, anzi: una traccia lenta e trasparente, tutta lucente.

  8. riccionascosto ha detto:

    Una traccia lenta e trasparente, tutta lucente.
    Sì, mi piace pensarla così, Sphera… soprattutto trovarne la luce negli occhi altrui e nel piacere di vederti.

  9. anonimo ha detto:

    Sono soddisfazioni! 🙂 (bartelio)

  10. riccionascosto ha detto:

    E’ vero? Sì, è verissimo! 🙂

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...