Capita…

… che il tuo cane, non vedendo veterinari da anni, voglia recuperare il tempo perduto e decida di farti conoscere tutti (o quasi) quelli del pronto soccorso veterinario vicino casa. Per riuscirci, smette improvvisamente di fare pipì, costringendoti a portarlo lì per cateterizzarlo. Poi, più vispo e leggero, torna a essere il cane di sempre (chianciulino, ma anche affettuoso e un po’ rompipalle) almeno per qualche ora, finché il fenomeno si ripete. Tra l’altro, senza che se ne sia capita l’esatta causa. E così da qualche notte anche il tuo sonno è agitato, l’orecchio teso a sentire eventuali lamentele, le uscite notturne o all’alba nella speranza che la cosa si risolva da sé o che, almeno, ne venga individuata l’esatta causa per rimuoverla. Nel frattempo, tieni dita (e zampe) incrociate e tappezzi la casa di giornali, che non si sa mai (ma non sai se, a questo punto, preferiresti trovarli asciutti o bagnati).
 
… che Milano sia “da strizzare” giusto quando hai portato con te solo un ombrellino mignon, di quelli che a stento coprono testa e spalle. Ma per fortuna in centro ci sono i portici, e ti puoi sempre riparare.
 
… che in una giornata dimezzata dai ritardi aerei incontri il tuo futuro (forse) capo, che ti chiede se, per recuperare tempo, sei disposta a pranzare con un panino mentre siete in riunione e poi, visto che sei tu che parli per quasi tutto il tempo (e gli altri nel frattempo mangiano) alla fine della riunione sei l’unica rimasta digiuna. Ma c’è il tuo ex capo, che quando lo chiami sta andando a pranzo, e così ti unisci a lui per un pranzo a base di pesce. E capita pure che, mentre chiacchieri con la collega con cui stai dividendo una ricciola marinata (oltre alle rispettive insalate di mare) ti chieda se per caso conosci… tuo marito, e per la coincidenza vi mettete a ridere entrambe.
 
… pure che la tua capo attuale – l’unica che ormai ti resta da vedere – ti dia buca, e così riesci anche a vedere l’amico blogger (ex? In pausa?) che per fortuna ha lo studio lì vicino, ma finiate a parlare di lavoro. No, pure dell’Inter. Alla fine, vi scambiate un abbraccio per interposta persona (di cui la sorellona è mittente/destinataria) e vi date appuntamento per la prossima volta.
 
… che finalmente riesca a rintracciarla, la tua capo, e come quelli prima di lei ti riempie di complimenti per il lavoro, ma non sa darti notizie sul tuo futuro; né quale cappello indosserai, né quale sarà la tua destinazione. E quando le dici che in queste condizioni lavorare è difficile e che questo processo dura più di una gestazione, china la testa e ti dà ragione, ma non sa darti risposte. Però si fa tardi e devi scappare.
 
… che tu prenda al volo il bus per l’aeroporto, e arrivi a imbarco già iniziato. Capita che ai controlli – che passi in velocità, dopo aver sventolato la carta di imbarco con orario in evidenza per saltare posizioni in coda – ti blocchino perché hai con te (per la ventesima volta almeno, anche se non l’hai mai usato) un cavo di sicurezza per il notebook, e secondo loro dovresti tornare al check-in per farlo spedire (il cavo?!?). Tu, con l’aereo che rischi di perdere, non ne hai proprio l’intenzione (avessi avuto tempo magari sì, giusto per vedere se l’avresti trovato all’arrivo o ne avresti dovuto denunciare lo smarrimento) e gli dici di buttarlo pure, e loro insistono, spiegandoti che proprio non possono fartelo passare, c’è l’anima d’acciaio! (e a che serve, per strangolare meglio?) Ma insisti che lo buttino, e alla fine te ne vai correndo fino al gate – ovviamente non quello indicato sulla carta d’imbarco – dove riesci a salire tra gli ultimi.
 
… che Roma non voglia essere da meno di Milano, e se quella era da strizzare, questa è da nuotarci dentro (o da cadere dentro i buchi che la pioggia ha scavato nell’asfalto). Ma che ti regali anche un’ottima pizza, davanti alla quale, finalmente, ti rilassi un poco. Poi casa, sonno, sveglia all’alba (e, di nuovo, Ares).
 
Capita, insomma, di correre con la sensazione di non arrivare.
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13 risposte a Capita…

  1. anonimo ha detto:

    It’s a long way from Milan-downtown to Linate…

    L’ex-blogger (dio, come mi piace !)

  2. riccionascosto ha detto:

    Ma no… fossi stata a Roma, non ce l’avrei fatta a prendere l’aereo.
    Alla fine mi veniva da ridere perché, per accorciare, ho tagliato da via Montenapoleone, ma andavo così di fretta che mica le ho viste, le vetrine (a parte una scritta “Rolex” con tanto di corona, davanti all’omonimo negozio, e a una borsa verde-mela nel negozio di Versace, si può dire che non ho “registrato” niente di particolare). Invece sul bus alcune signore parlavano di un posto in “Ventidue marzo” dove si trovano scarpe di marca a 10 euro. Certo, devi avere il piede 37… (io ho 37 1/2, che faccio, mi taglio l’alluce?) 😉
    Comunque la prossima volta “pausa lavoro” più lunga, ok?

  3. metallicafisica ha detto:

    Non sapevo che il blogger in pausa fosse un EX:))))))))

    Grazie dell’abbraccio INTER-posto (ahimè:)))

    oh, io incrocio X Ares ma son due volte che questi incroci, almeno per me non valgono, speriamo bene!

    ps: Scusa ma conosci tuo marito?:)))***

    In bocca al lupo per il post colloquio;)

  4. riccionascosto ha detto:

    Eh, sorellona, il mio ex capo mi ha detto che non dovevo svelarlo subito, che il tipo di cui mi si chiedeva era mio marito. Prima (secondo lui) dovevo indagare un poco… Vabbè, si vede che mi fido :))

    Non vorrei essere ottimista, ma l’incrocio sembra che funzioni. E’ presto per dirlo con certezza, ma se funziona davvero, ti dico tutto.

  5. metallicafisica ha detto:

    allora continuo a incrociare, visto che i MIEI funzionano MEGLIO dei TUOI:)))))****

  6. varasca ha detto:

    ah, ma allora per mangiar pesce con una dirottatrice naïve a mailand bisogna prima chiudere il blog?!?
    (e presentarsi con un ombrellone?)
    😉

  7. riccionascosto ha detto:

    Vogliamo contare tutte le volte che I MIEI hanno funzionato, MF? ;))))
    Si vede che devi recuperare; ma comunque sono certamente io, in vantaggio. (e poi, se complichi le cose, io non c’entro) 😛

    Ah, naive mica tanto (le umlaut non le trovo), Varasca. :)Quantomeno mi sono tenuta le chiavi, del cavo (così, è inutilizzabile anche per loro). Mi sono vista per un attimo, chissà se la parte che ha la serratura poteva essere utilizzata in stile bolas. Forse una minaccia più efficace (a proposito di dirottamenti) che quella di strangolare qualche hostess. O no?
    (l’ombrellone sarebbe servito. Quanto al mio ex capo – con il quale ho pranzato – dubito che un blog l’abbia mai avuto, se mai l’ha chiuso. Ma ora che ci penso, tifa Inter anche lui…) 😉

  8. metallicafisica ha detto:

    Mica ha funzionato l’incrocio! è che 1/5 dovrà pure andar bene… si chiama casistica?:))))
    ot: mail

  9. Petarda ha detto:

    accidenti, in bocca al lupetto di peluche per ares e per il posto, sabri! :)))

  10. riccionascosto ha detto:

    Oh, vabbè, allora dillo (che non incrocio più) 😉 (mail letta e risposta)

    Pet, per fortuna non rischio il licenziamento, quello no; però mi piacerebbe lavorare serena, sapendo che se espongo un problema al mio capo non si limita ad alzare le braccia e dire che ho ragione… ma (come si dice a Palermo) me la mangio squarata. Poi il problema me lo risolvo da me, se posso – come peraltro è mia abitudine da sempre.
    Ares sembra stare un po’ meglio, grazie 🙂

  11. manginobrioches ha detto:

    beh si sa che è sempre meglio non conoscerlo del tutto, chi ci vive accanto. Non conoscersi interamente è una risorsa. Non conoscersi affatto, a volte, una salvezza.
    (no, non dite la parola ex-blogger, che mi viene da piangere…)

  12. riccionascosto ha detto:

    Brioche, lo credo anch’io, questo. Non conoscersi del tutto aiuta a scoprirsi – e stupirsi – sempre un po’ di più. E’ come rileggere un libro e scoprire che ogni volta ne sai qualcosa in più, ma c’è sempre qualcosa che potrai scoprire. (E le persone, al contrario dei libri, non hanno una fine definita).

  13. metallicafisica ha detto:

    nonoono!!! l’incrocio oramai è sacro, anzi, comincia da subito:)***

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