No, non dimentichiamo

falcone-borsellino - lenzuoli

Nel messaggio letto nell’aula bunker e riportato dai giornali, il Presidente Napolitano scrive «L’impegno e la partecipazione di allora non possono subire flessioni», e così dovrebbe essere.

Ma ricordiamo ancora come invece l’attenzione fosse ridotta, lo scorso luglio, quando le lettere in cui Salvatore Borsellino chiedeva risposte passarono quasi sotto silenzio. Quasi, dico, perché ci fu un tam tam di blogger che sopperì in parte al silenzio dei giornali. (qui il post di allora, con i link ad altri post sull’argomento).

La "partecipazione di allora" (a Palermo, almeno) la ricordo nei racconti degli amici, nelle immagini – la fiaccolata in cui ricordo un Paolo Borsellino con un sorriso tirato, la chiesa stracolma di persone tra le quali riconoscevo volti amici – nelle parole di coraggio, nei lenzuoli appesi nei balconi. A Roma fummo in molti a finire davanti a Montecitorio, chiedendo a gran voce l’elezione di un nuovo Presidente della Repubblica, in quel momento di "vuoto" in cui pensavamo necessario dare un volto a rappresentare lo Stato.

Due anni dopo, quando a Palermo ritornai a lavorare – il 23 maggio fu proprio il primo giorno in cui presi servizio giù, e uscita dall’ufficio i passi mi portarono senza quasi lo volessi all’Albero Falcone – la partecipazione era ancora alta, ma la vidi a poco a poco affievolirsi (credo di averlo scritto, a più riprese, anche su questo blog).

Forse non siamo abbastanza per cambiare le cose, forse non ci crediamo che possano essere "veramente" cambiate, perché la mafia non è solo il  «fenomeno pervasivo, pronto ad attuare le strategie più sofisticate per insinuarsi nella società minandone la vita democratica, la coesione e il progresso» di cui parla Napolitano, ma di certe parti della società è malta e cemento, e si respira nell’aria come le polveri sottili. Forse ne siamo avvelenati anche noi, ché la mentalità mafiosa passa dai piccoli soprusi, dalla prepotenza stupida, dalle cose fatte  "per amicizia" (multe tolte, file saltate, favoritismi vari) e dalle scorciatoie che talvolta si è "costretti" a prendere, finendone invischiati.

Però no, noi non dimentichiamo.

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4 risposte a No, non dimentichiamo

  1. e.l.e.n.a. ha detto:

    c’è chi non dimentica e chi ci mette del suo per far sì che il ricordo venga ricacciato giù, nel cuori di pochi e perda sempre più voce e consistenza.
    non sempre è ciò che noi “riconosciamo” come mafia.
    talvolta sono atti apparentemente innocui, magari incomprensibili, ma che potremmo annoverare tra le “stranezze”.
    io non so dire cosa sia stato aver eliminato rita borsellino a favore di angela finocchiaro con tutto il disastro elettorale che ne è conseguito.
    so che è stato un modo di far tacere una voce chiara, forte e pulita che avrebbe saputo attrarre altre voci, altre parole e altri gesti.
    questa non la chiamiamo mafia ma il senso di impotenza che genera è solo mitigato dal fatto della apparente incruenza dell’atto.
    non c’è sangue versato.
    ma c’è un respiro prosciugato e la speranza di molti che viene in qualche modo spenta. o ridotta al minimo.
    paradossalmente solo un altro fatto eclatante “servirebbe” a ridestare attenzione e, forse, a muovere qualcosa. ma è ben triste tutto ciò.

  2. riccionascosto ha detto:

    Sono d’accordo con te sul fatto che apparentemente sono le cose più innocue, quelle meno “riconoscibili” che minano i ricordi e la volontà di lottare.
    Non so però se la scelta di Anna Finocchiaro come candidato presidente della Regione sia tra queste.
    Ho apprezzato molto, avendo avuto contatti diretti, il lavoro dei comitati che Rita Borsellino ha istituito due anni fa. Ma a dispetto del buon risultato elettorale 2006, le liste direttamente legate a lei non sono riuscite, allora, a mandare deputati al parlamento regionale (potrei sbagliarmi, ma se non è così, lei è stata la sola).
    E non sgancerei l’insuccesso della sinistra in Sicilia dal risultato nazionale.
    In più, una candidatura femminile in Sicilia è un doppio rischio.
    Ho sentito, con le mie orecchie, gente parlare positivamente della Finocchiaro ma affermare che mai avrebbero votato una donna… (hai visto – Lombardo a parte – come sull’altro versante sparì quasi subito l’ipotesi Prestigiacomo?)
    L’attenzione non è del tutto spenta, però. Ci sono delle cose che si muovono. Magari fanno poco rumore, specie a livello nazionale, ma si muovono.
    Associazioni come Addiopizzo, per esempio. O Libera.
    Ed è importante, che ci siano.

  3. e.l.e.n.a. ha detto:

    lo so ma io intendevo il confronto a capo di una coalizione. due anni prima contro cuffaro, quella guidata dalla borsellino prese, mi pare, circa dodici punti percentuali in più rispetto alla finocchiaro.
    su quest’ultima poi, ho, davvero la massima disistima.
    bastano come ultima espressione le dichiarazioni in merito al caso “schifani/travaglio”: “trovo inaccettabile che possano essere lanciate accuse così gravi, come quella di collusione mafiosa, nei confronti del presidente del senato, in diretta tv su una rete pubblica, senza possibilità di contraddittorio”.
    (e sulla questione del contraddittorio non mi pronuncio se non per dire che è assolutamente pretestuosa e fasulla come motivazione.)

    poi sono d’accordo con te, che abbia contato anche il pessimo e generale risultato della sinistra a livello nazionale.

    sì, le conosco queste iniziative. e sono ben più che una speranza. sono importanti. sono uno di quegli elementi che “rompono” la monodimensionalità di cui parlavamo.
    e che possono innescare un meccanismo in grado di incrinarne altre.

  4. riccionascosto ha detto:

    Lo so che intendevi quello, e.l.e.n.a., e appunto in merito a questo ciò che intendevo dire io era che probabilmente quest’anno qualunque altro candidato, la stessa Borsellino, forse non avrebbe fatto molto meglio.
    Chissà.
    Ora quello che c’è da fare in Sicilia non è diverso da quello che si deve fare altrove. Costruire e ricostruire una sinistra credibile sul fronte politico.
    Su quello sociale, è dalle piccole cose che, ancora una volta, si può cominciare. Ma occorre la percezione che lo Stato non sia distratto, occupato da un’altra parte. E quella è difficile da ottenere.

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