Equilibri precari

La mattina il traffico non è mai scorrevole. Rispetto a quando il mio ufficio era in periferia, il percorso casa-ufficio prevede, in media, due chilometri in meno e più del doppio del tempo.
Ma questo è già nel conto dei semafori (35 – anzi, ora, 32 perché tre ho trovato il modo di evitarli – contro i vecchi 8-10).

Stamattina, però, da un certo punto in poi il traffico era superiore al normale. A un tratto eravamo praticamente fermi, malgrado il semaforo fosse verde; tutti incolonnati dove di solito la strada è già sgombra, prima del semaforo successivo.
Sento una donna dire: "ci sono due incidenti, due", e un’altra far segno verso il lato opposto del viale. Seguo la direzione del suo sguardo e nella carreggiata opposta – è la Circonvallazione Gianicolense, due vie a senso unico e doppia corsia, in mezzo una doppia corsia di tram – vedo, quasi al semaforo, uno scooterone di traverso, a terra, davanti a una macchina. Dev’essere successo un po’ di tempo prima, perché non c’è nessuno a terra. E il secondo?

Continuiamo ad andare a passo d’uomo, più avanti addirittura il traffico è deviato, dei birilli, un segnale di deviazione, freccia a sinistra. Poco prima del semaforo, una utilitaria (una Ka, forse un’Aygo) sopra altri due scooter, di uno si vede il baluetto che sporge da sotto l’auto. Ci sono auto della polizia municipale, i vigili fanno segno di passare ma si procede lentamente, sfilando accanto ai mezzi che stanno lì, uno sull’altro. Nel curvone lì davanti (siamo alla stazione di Trastevere) una ragazza su un Liberty passa sui binari del tram, perde l’equilibrio e cade. Non si è fatta granché, per fortuna. L’aiutano a rialzarsi e risale in motorino; al semaforo successivo le chiedo come va e lei sorride, incerta.
 
Resta un nodo alla bocca dello stomaco, che è difficile da sciogliere.
 
Stare su due ruote – in città, ma anche fuori – è sempre un rischio. Lo sappiamo ogni volta che ci saliamo, e un po’ di paura aiuta ad essere più prudenti. Ma lasciarsene sopraffare significherebbe non salire più su  una moto (scooter, bici, quello che volete). C’è poi chi, al contrario, pensa che tutto ciò a lui non può capitare, che usa il casco ma lo porta slacciato – che fa più fico – o fa sorpassi sul filo del millimetro per guadagnare pochi metri anche davanti a un semaforo rosso. Ma prima o poi l’imprudenza si paga (no, non è un malaugurio, solo una constatazione).
Nel caso di cui sopra, non so quale sia stata la dinamica, ma in qualsiasi incidente la colpa non è mai – o quasi mai – da una parte sola; può variarne la percentuale. Ma certo, per fare arrivare l’auto sopra gli scooter, l’impatto dev’essere stato veloce. E speriamo che le conseguenze non siano state troppo gravi.
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8 risposte a Equilibri precari

  1. varasca ha detto:

    lo scooter, le moto, permettono di fare cose azzardate nel traffico. vanno forte come le auto, senza offrirne l’involucro protettivo.
    quando giro nel traffico in bici, senza casco, so di dipendere solo dalla mia attenzione. posso contare solo su quella, e lo faccio, ché altrimenti mi passerebbe presto la voglia usare il velocipede come un vero mezzo di trasporto…

  2. anonimo ha detto:

    Mentre tu guardi un punto incollocabile nel mezzo d’un tramonto, mentre pensi a certe assenze che ti camminano così vicino, sulla pietra lavica, che puoi sentirne i passi.
    Lei sa, lei scrive, lei ti fa trovare sotto una copertina e un titolo esattamente quello che volevi trovare.
    “Elogio della menzogna”, “Un difetto impercettibile”, “Il vero giardiniere non si arrende”, “La lampada resterà accesa”. Ogni titolo mi diceva qualcosa, mi indicava qualcosa di mio. Magari un desiderio messo un po’ storto, che non sapevo riconoscere, visto così.
    Abbiamo speso una cifra non calcolabile, nella Libreria del Desiderio, a Lipari. E siamo usciti, come sempre, ubriachi ed enormemente più ricchi.

    Cozzaandthecity

  3. riccionascosto ha detto:

    Varasca, quello che dici è verissimo, soprattutto nella parte in cui parli della tua attenzione. (Un mesetto fa ho ripreso la bici dopo anni che non la prendevo e arrivata su una strada un po’ trafficata mi è quasi venuto un attacco di panico, sono dovuta tornare indietro e ho pure litigato col consorte). Ma l’azzardo è possibile, non è obbligatorio.
    Oggi, ad esempio, un motorino è passato tra me e un autobus, spostandomi lo specchietto. Io al suo posto non l’avrei fatto, e mi metto raramente nelle condizioni di dover frenare di colpo.
    Alla fine, anche portare una moto – o uno scooter come il mio – è questione di testa.
    Sarà per questo che gli unici incidenti in 8 anni sono stati da ferma? (Due furgoni che hanno innescato improvvisamente la marcia indietro, senza darmi il tempo di spostarmi).
    Il consorte dice che sono l’unico caso che conosce in cui in un incidente, anziché farti cadere, ti mettono la moto sul cavalletto…

  4. metallicafisica ha detto:

    Tutto vero, Sab ma, digiamolo, molti dueruotisti spesso e volentieri fanno tutto ber beccarsi una maledizione dal 4ruotista!
    ps: O era una Ka o un’Aygo, vuoi mettere?:)***

  5. riccionascosto ha detto:

    Vabbuò, sorellona e io che ho scritto? La colpa non sta quasi mai solo da una parte…
    Ma per salire sopra uno scooter (non dico metterlo sotto con le ruote davanti, dico proprio salirci su con tutta la macchina) la velocità doveva essere tale che la frenata non è stata sufficiente. E la macchina non ho avuto il tempo di vederla bene (dico Ka o Aygo perché l’impressione è quella di una macchina piccola che si allarga di sotto, come sono entrambe). Che fai, cerchi il pelo nell’uovo? :PPP
    Elloso che l’Aygo è meglio… ;))

  6. metallicafisica ha detto:

    Macchina piccola… tzè…. pfui….:))))

  7. anonimo ha detto:

    Da un po’ di tempo combatto (si fa per dire) contro le categorizzazioni: “l’automobilista”, “il pedone”, “il ciclista”, “il motociclista”, “lo scooterista”, “il guidatore di furgone”.

    In realtà, capita di essere l’uno o l’altro, a seconda del momento e dei casi della vita.

    Un minimo di attenzione, ricordandosi quello che non si sopportava in un’altra veste…

    Per cui: in macchina mi fermo alle strisce pedonali, suscitando odio e disprezzo in chi mi segue (mai stato “pedone”, evidentemente).

    In bici evito di approfittare della fortunata condizione di poter scorazzare sui marciapiedi, e, se capita, lo faccio in modo prudente e non invadente.

    A piedi, cerco di non utilizzare le strisce come se fossero protette da mura di cinta, chè non è vero.

    Ma non sono un santo, Dio mi scampi: cerco solo di applicare il principio “non fare ad altri quel che non vuoi sia fatto a te”.

    Non funziona, comunque.

    L’exblog

  8. riccionascosto ha detto:

    Ah, lo so, lo so.
    Che io tento di fare l’istessa cosa, signor mio.
    E non funziona proprio.

    (Saluti, l’ex).

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