Airbag

Immagine di Airbag

Trovarlo è stata un’impresa:  feltrinelli.it, presso cui doveva essere in distribuzione, mi ha risposto dopo circa un mese dall’ordine che non riusciva a trovarlo presso i propri fornitori, ma poi ne ho trovato una copia proprio in una libreria Feltrinelli (il che mi fa dubitare delle sinergie all’interno del gruppo, ma questa è un’altra storia).

Leggerlo non è stato neanche facile, perché – ma l’ho già detto altre volte – le storie di Hotel Messico non sono mai una passeggiata; piuttosto, un pugno nello stomaco. E questa non fa eccezione.

Pure dargli un’etichetta, nell’inserire il libro sulla mia libreria di anobii, mi ha creato delle difficoltà. A parte un generico "blogosfera" (in cui ho inserito i testi scritti da autori che hanno/avevano anche un blog o che di blog parlano), non sapevo che mettere.

Noir? Forse, perché certo GianniSolla/Hotel Messico non vede la vita in rosa, almeno nei suoi scritti.
E poi i suoi personaggi hanno sempre più ombre che luci, anche se ombre non sono. Hanno peso e consistenza, li vedi muovere nello spazio, ne segui i gesti, ne odori la presenza.
Spesso tutto è filtrato dagli occhi del protagonista (sono quasi sempre in prima persona, i suoi racconti, e nel romanzo è Maurizio a parlare), dalle sue percezioni forse deviate ma nette e quasi mai asettiche. Non tanto volti e corpi, ma sensazioni.
Un eccesso di dolcezza ingerita (mangia quasi solo dolciumi, Maurizio) cui fanno da contrappeso una durezza e una violenza necessarie, ormai, a "scaricare" l’organismo: anche la sessualità è vissuta attraverso di loro.

Poi c’è l’Airbag del titolo, di cui non capisci il motivo fin quasi alla fine; ma quando lo trovi comprendi che non poteva essere che così.

Noir sarà forse riduttivo; ma se non solo nero, di certo è un romanzo a tinte forti. 
 
E non rimpiango certo di aver penato un po’ per trovarlo. 
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10 risposte a Airbag

  1. metallicafisica ha detto:

    mh… Mi attira, sorellò…***

  2. riccionascosto ha detto:

    Lasciati tentare, che secondo me ne vale la pena (è un po’ difficile trovarlo, ma dove l’ho preso io ce n’erano ancora due copie).

  3. Petarda ha detto:

    sai di cosa mi son resa conto?
    che, avendo letto poco entrambi, confondo HM e 30mrlbr…
    non saprei dire adesso se come template o come robe che scrivono…
    ehm!
    non mi potrò mai diplomare in blogosfericità.

  4. riccionascosto ha detto:

    Be’, anche le HM una volta erano sigarette (non fumo da sette anni, magari non essistono più) ;)))
    Quindi qualcosa in comune ce l’hanno… belli (?) e dannati.
    30Marlboro non l’ho mai visto, quindi non so.

  5. metallicafisica ha detto:

    OT:30 marlboro è un bel ragazzo (giovane, petardì!:)*

  6. anonimo ha detto:

    Da come l’hai descritto mi interessa.

    Solo che scelgo di interpellare le fide bibliotecarie che, a parte le sinergie di gruppo, m’ hanno procurato libercoli assolutamente fuori commercio.

    Un saluto

    Otto

  7. manginobrioches ha detto:

    HM per me è troppo. Lo trovo insostenibile, come i film di Fassbinder o il Nero d’Avola. E’ davvero troppo efficace, e la scrittura è sempre imperdonabile, quando lo è.
    un abbraccio

  8. e.l.e.n.a. ha detto:

    eccome se vale la scrittura livida di hm. ti scarta come una merendina e alla fine ti mette a nudo senza che tu sappia bene come e quando, lasciandoti addosso qualche souvenir.
    lo consiglio anche io.
    (che lo trovai dall’ottima e fida libreria massena 28)

  9. riccionascosto ha detto:

    Sorellò ma qui si parlava di scritture… ;)))

    Otto, io te lo consiglio comunque (se ti fidi). Non è che la sua diffusione sia capillare, magari le bibliotecarie non lo conoscono.

    Brioche, sì, anche io penso che HM vada preso a piccole dosi. Ma in questo senso, forse il romanzo è un po’ più “diluito”, e quindi sostenibile.

    E.l.e.n.a., merendine e souvenir, sì. Come nella macchina di Maurizio…

  10. metallicafisica ha detto:

    sono per la fusione tra “arte e vita”:)*

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