In levare

È tutto nei tempi: pause, battute, lentezze, accelerazioni.
Il ritmo, una volta preso, è quasi automatico; eppure la mente non può distrarsi troppo.
Calcoli al millimetro: se rallento ci passo, altrimenti mi devo fermare o sbatto contro.
È così il percorso del mattino da casa all’ufficio (con il trìspito i movimenti sono più veloci, i tempi ristretti ma non troppo), così il ritorno a casa, ma non solo.
Incastri, scioglimenti, un giorno ritardi e arrivi al solito incrocio quando già sulla macchia d’olio è stata gettata della terra, e non è tuo il motorino che giace di traverso sulla strada; un altro sei in anticipo e riesci a passare prima che le transenne dei lavori in corso ti blocchino il cammino.
Ad azzeccarli sempre, i tempi, tutto sarebbe più facile. Niente ingorghi, niente soste improvvise.
Un giro in meno del dado, ed eviti pure la prigione.
Non è così, e lo sai.
“Dio non gioca a dadi con l’Universo” diceva Einstein; e se invece giocasse a scacchi?
Giocare a scacchi è questione di tempi, superato il tempo massimo hai perso, non si può andare avanti. Chissà se anche l’Universo ha una data di scadenza e se le nostre mosse, spesso frettolose, abbrevieranno la partita. E poi anche lì: tu puoi fare il piano migliore del mondo, ma non conosci le mosse dell’avversario (che nella vita è il destino, ma questo non lo dico io: lo dice Schopenhauer.)
La vita è addirittura più complicata, perché gli avversari possono essere uno e centomila.
Ma nessuno, mai.
C’è sempre qualcuno che rema contro e qualche volta, se non sono gli altri, questo ruolo lo ricopriamo noi stessi.
Pessimista? Forse, il fatto è che mi sembra di nuotare controcorrente da un po’ di tempo, e questo stanca.
Poi ci sono le cose cui pensi troppo prima di farle e quando finalmente hai deciso è troppo tardi; quelle che fai e subito dopo – a volte è una frazione di secondo – ti tireresti indietro.
Troppo cervello a volte, oppure troppa pancia (e non è una questione estetica).
Battere, levare.
Ci sono anche i momenti in cui il soufflé non si sgonfia quando lo tiri fuori dal forno (per chi lo sa fare; mi viene in mente perché penso ad Audrey Hepburn in “Sabrina”), in cui il tuo sorriso incontra quello degli altri nell’esatto momento in cui alzi gli occhi, in cui il vento accelera la tua pedalata o soffia via il fumo, anziché buttartelo negli occhi.
E ci sono i momenti in cui, anziché nuotare, puoi lasciarti trascinare un poco dalla corrente, come quando al mare fai il morto e senti l’acqua chiuderti le orecchie, ma lo stesso sei pronto a scattare se sentissi pericolo.
Ci sono i momenti in cui senti che puoi rallentare proprio quando gli altri accelerano, quando puoi trovare silenzio e pace essendo altrove.
O, dove gli altri trovano debolezza, porre il tuo segno.
In levare.
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8 risposte a In levare

  1. metallicafisica ha detto:

    Un post preautunnale (con tanto di colonna sonora di fine estate) perfettamente in linea con il mio stato d’animo di questi giorni. Ti va di gestire il blog di mf, fino a che l’autunno schopenauriano passi, sister?*

  2. maurogasparini ha detto:

    ma che bello, scritto bene, una foglia che scende sul fiume.
    un abbraccio

  3. riccionascosto ha detto:

    Sorellò, ma se gestisco appena il mio, di blog!

    MauroG, troppo buono.
    (sei un amico e si vede 😉 )
    Un abbraccio a te

  4. varasca ha detto:

    … a metà strada (circa) fra testa e pancia, ci sarebbe il cuore. generalmente è uno che di ritmo se ne intende 🙂

  5. E’ un ragionare-sentire…
    Mi piace molto.

  6. manginobrioches ha detto:

    uhm, che invidia. voi ce li avete, i preautunni. noi qui no: solo scirocco africano e una malavoglia di tutto.
    ciao riccio, la Sicilia è come l’hai lasciata. immobile nella calura, con gli occhi chiusi.

  7. giuba47 ha detto:

    Davvero molto bello e concordo: a volte nuotare controcorrente stanca, ma nuotare lasciandoci spingere dalla corrente dove ci porta? Io credo che non ci sono molte alternative, Giulia

  8. riccionascosto ha detto:

    Sì, c’è anche il cuore, Varasca. E forse, ci lasciassimo guidare da lui – che del ritmo ha fatto la sua vita – staremmo meglio. Ma non sempre ci si riesce…

    Grazie, Col.
    Ragionare-sentire (è un po’ mediare tra testa e pancia, no? Forse, far parlare il cuore) 🙂

    Ciao, Brioche.
    Lo scirocco l’ho sentito anche io (sono stata a Palermo, in questa settimana). Ma domenica la Sicilia – e non solo – ha aperto gli occhi, mi sa, per piangere un poco. Alle cinque già pioveva; assuppaviddanu, silenziosa e costante (almeno per un poco). Ma l’hai visto – e scritto – anche tu.

    No, non ci sono molte alternative, Giulia. Forse siamo noi che dovremmo dosare l’una e l’altra, senza farcene dominare. Che poi mi sembra la cosa più difficile.

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