(ri)Suoni

Confesso: anche io sono stata tentata di mandare qualcosa per Blog & Nuvole, anche se alla fine ho preferito rinunciare. La fase attuale di “resistenza”, infatti, si è estesa anche oltre ottobre – e mi sa che arriverà a fine 2008 – portando con sé anche l’immaginazione e l’operazione “tagli & ritagli” su alcuni vecchi racconti non mi convinceva del tutto, almeno riguardo ai temi del concorso. Anche se, forse, il risultato non è tutto da buttare.
Giudicate voi (qui, se volete, l’originale). Io torno a “resistere”.

Dalla finestra aperta saliva, non filtrato, il suono di una fisarmonica.
Le note di Oblivion illanguidivano la controra, lente all’inizio e poi vive d’improvviso, come i ricordi che, fattasi strada in silenzio, ti colpiscono a tradimento e poi si lasciano chiudere in un angolo della mente.

Fino alla prossima volta.

Il suo orizzonte quadrato – tegole rosse, uno spicchio di cielo – non comprendeva strada e suonatore, ma non le importava. Persa nei suoi pensieri, si stiracchiò pigra mentre le note si allargavano nella stanza, alzandosi poi per seguire la musica in un abbozzo di passi svagati. Spense la sigaretta con una cura imparata a sue spese dai tanti, troppi cerchi scuri su tavoli e lenzuola, ai quali era comunque sopravvissuta.

Soppesò l’ultima parola, ripetendola ancora e ancora fino ad avere sulla lingua una scia di polvere e vecchiaia. Troppi silenzi cui sopravvivere: furie trattenute, desideri rimandati a tempi migliori, rinunce infiocchettate.
Ora salivano alla gola in una nota di tango e in due parole, che pronunciò con voce non sua. Si spaventò a quel suono, negò di averlo prodotto ma esse erano lì, senza un motivo apparente, a galleggiare nell’aria.

Era stanchezza, si disse sedendosi, e subito si rialzò inquieta,

Le sue certezze in fuga l’avevano lasciata sola e col bisogno di bere, come se farlo fosse servito a lavare i pensieri, rinfrescando mente e gola.

O solo a rendere l’attesa più sopportabile mentre il suo sguardo si spingeva sempre più verso la finestra e in basso, ignorando i suoi tentativi di dirottarlo sulle stesse righe di un libro che non leggeva più.

Far finta di niente? Inutile come negare le parole di prima.
Cercava una risposta, ed eccola davanti a lei. Una finestra aperta e le note di un tango che salivano come un richiamo.

Decise dopo uno sguardo all’orologio.
Un foglio, due parole.
Le scrisse e sorrise, di quei sorrisi tristi che annunciano un addio, pensando che il loro senso era lo stesso, diverso il suono.

“Non verrà” era il pensiero negato, la condanna di prima.
“Vado via” suonava invece come una liberazione.

Ciò che voleva fare non era logico e neanche giusto, ma sembrava stranamente sensato.
Allungò un braccio oltre il davanzale, lasciò cadere il biglietto e il peso dell’attesa le parve scivolare in basso, fin dove l’occhio non lo seguiva più.

I ricordi, prima o poi, avrebbero preso la stessa strada.
La sua, invece…

 

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4 risposte a (ri)Suoni

  1. metallicafisica ha detto:

    “Rinunce infiocchettate”… non mi si staccano più gli occhi da queste due parole.
    E dai puntini di sospensione, alla fine…

    Continua sister, dopo “l’invece”!

  2. varasca ha detto:

    il gesto illogico, ma sensato: ha qualcosa di magico, e per questo rimane misterioso. un rito inventato, ma personale. perciò giusto, a modo suo 🙂

  3. e.l.e.n.a. ha detto:

    sono giorni strani.
    fuori dal contesto, anche io spesso oscillo tra un “non verrà” e un “vado via”.

    poi rimango lì.
    non è resistenza.
    è vaghezza. ché talvolta si preferisce non scegliere. e aspettare.

    (anche io, poi alla fine, e con rimpianto, non ho mandato nulla.
    ne ho letti alcuni che mi piacciono e attendo che vengano illustrati).

  4. riccionascosto ha detto:

    Sorellona, la sua, invece, continua. In che modo, non lo so.
    Ho scoperto che tra quando ho scritto la prima versione (“La sua, invece, continua oltre la porta”, o qualcosa del genere), un po’ di cose sono cambiate. Anche io (o forse, dovrei dire, soprattutto). Per esempio, penso che questa versione, un po’ più “asciutta” e sospesa, mi si addica di più.

    Varasca, i gesti magici lo sono forse perché non sono razionali, appunto. Ma se funzionano, infine, perché curarsi del perché? Un amico diceva “sono le cose che ci chiamano, non i perché” e tendo ad essere d’accordo con lui (mi sembra che abbia un senso, questa cosa, ma non so dirti perché. 😉 )

    E.l.e.n.a., a volte vorrei avere il coraggio di dirlo, “vado via”, e poi resto sospesa, un po’ perché tendo sempre a dare un’altra possibilità, un po’ perché non mi piace arrendermi. O forse sono solo pigra, chissà. Però aspetto. Non è non scegliere. Forse è scegliere di aspettare (E’ tutta una cosa strana, non solo questi giorni; ma anche questi passeranno)

    Sui racconti di “Blog & Nuvole”, sono d’accordo; finora li ho letti tutti e di molti mi piacerebbe vedere le immagini. (Pure i tuoi, però, ci avrei visto bene)

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