Di solito ho da far cose più serie…

…costruir su macerie, o mantenermi vivo.
 
Non lo dico io, lo dice – lo canta (certo, a suo modo) – Guccini ne “L’Avvelenata”. Lo riprende un commentatore lì da Donna Flounder, a proposito di … piattaforme, direi.
 
Guccini lo dice a proposito dello scrivere “frugando dentro alle nostre miserie”, quando è d’umor nero.
 
L’umor nero aiuta a scrivere, dunque? Non lo so; forse scrivere aiuta a fugare l’umor nero (così è ancor meno “una cosa seria”, direi). Il mio umore, al momento, è nero di seppia, eppure non riesco a scrivere più di tanto. Se invece fosse grigio antracite, magari scriverei.
 
Una volta scrissi del colore dei silenzi, anzi, delle loro sfumature. Ne vivo uno color canna di fucile, ad esempio, e un altro grigio fumo che nasconde il futuro.
Un’altra volta, nei commenti di un post di parole e silenzi e ruote,  con l’amichelata ® E.l.e.n.a. si parlava del colore di lettere e parole.
 
Queste mie, per ora, le trovo trasparenti, prive di colore e di sapore, eppure pesanti come catene che non riesco a sciogliere.
 
Non lo dico per piangermi addosso – di solito ho da far cose più serie, appunto – ma solo perché è una fase “un po’ così”, in cui i cambiamenti, purtroppo, non dipendono solo da me e in cui i silenzi sono più densi delle parole.
 
Passerà anche questa, e mi troverò a danzare la haka in mezzo a loro.
 
(Sì, lo so, è un post pieno di autocitazioni; ma in fondo è già stato tutto scritto, e tutto ritorna. O no?)
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5 risposte a Di solito ho da far cose più serie…

  1. varasca ha detto:

    curioso fenomeno cromatico, che l’umor nero produca parole trasparenti 🙂
    eppure traspare qualcosa, sai, e non sembra né nero né grigio né antracite né topo metallizzato. prima o poi condensa, e precipita qui dentro..

  2. riccionascosto ha detto:

    Varasca, trasparenti perché prive di sostanza, benché pesanti. Forse “incolori” sarebbe stato un termine più esatto: incolori, inodori, insapori. Come l’acqua. Stagnante, però (nel senso che non scorrono).
    E chissà cos’è che, invece, traspare…

  3. Petarda ha detto:

    a quanto pare il 2009 è un copione: molto poco originale replicare l’anno precedente, specie se è stato così di cacca.
    coraggio sab: le tue parole non son mai trasparenti. né pesanti, ma quando mai, ma che ti viene in mente!
    sursum corda, my dear
    un bacio

  4. sabrinamanca ha detto:

    Mi sembra che ci sia umor nero e umor nero (ci sono sfumature per il nero?), quello che ti viene voglia di raccontare, analizzare, comprendere, e quello che ti (mi) fa abbrutire davanti a una puntata di un qualsiasi orrido programma pomeridiano, con un’Enorme quantità di pop corn da sgranocchiare fra una lacrima e l’altra.
    Il primo mi pare più salutare, il secondo, a volte inevitabile.

    Un saluto

  5. riccionascosto ha detto:

    Pet, più che una replica, mi sembra un’appendice: in realtà sono i problemi del vecchio anno che si trascinano ancora. Si vede che il 2008, oltre che bisesto, è anche un po’ molesto. Uno stalker, insomma. Ma ho deciso di non lasciarmi intimorire 😉

    Ci sono diverse sfumature di nero, Sabrina. C’è il nero giaietto (lucido e brillante), il nero fumo (opaco e cupo), il nero seppia (un po’ sfocato e che tende a sbavare), il nero carbone (con qualche riflesso), il nero corvino (che riluce di blu) e potrei continuare. In questa scala di colori, di “neri” ce ne sono almeno sei. Non ti è mai capitato di cambiarti perché due capi neri non stavano bene l’uno accanto all’altro? A me sì, spesso (sarà che il nero è uno dei miei colori di abbigliamento preferiti; si sa che sfina, no?)
    Diciamo che per ora io sono in un nero intermedio (o che sto passando al grigio ardesia); ho analizzato, raccontato, compreso e sono stata pure un bel po’ davanti alla tv (no, niente programmi pomeridiani; un po’ di telefilm scaricati via mulo, così faccio pure esercizio d’inglese). Forse è il momento di scuotersi.
    Un saluto a te (e perdona il pippone).

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