Ci vuole un fiore…

Essere sempre d’umor nero è faticoso, e se c’è qualcosa su cui sono abbastanza coerente è la mia pigrizia.
Così è da un paio di giorni che, ogni tanto, mi sorprendo a cantare quella vecchia canzone di Sergio Endrigo (il cui testo è di Gianni Rodari, in verità): Ci vuole un fiore
 
Non so se lo ricordate, ma inizia con un breve parlato:
 
Le cose d’ogni giorno
Raccontano segreti
A chi le sa guardare
Ed ascoltare.
 
Io non lo so se so guardare ed ascoltare, però mi sforzo di prestare attenzione alle piccole cose: un raggio di sole che segna una pausa nelle giornate di pioggia, l’inattesa visita di un amico, una lunga passeggiata miracolosamente “asciutta” e una rosa rossa giunta per equivoco tra fiore e colore (le macchine “intelligenti” non lo sono poi tanto, dopotutto).
 
Sono piccole cose: forse non sono segreti, ma fanno sorridere.
E se “per fare tutto ci vuole un fiore”, per migliorare l’umore si inizia con un sorriso.
 
Poi, il resto verrà.
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6 risposte a Ci vuole un fiore…

  1. Petarda ha detto:

    queste piccole cose per me sono segni. di cosa, non l’ho ancora ben capito. però ti racconto una roba.
    anni fa, la mattina del mio compleanno, ero infelicissima. avevo il cuore spezzato. (poi scoprii che si poteva stare ancor peggio di così, ma insomma, in quel momento era una sofferenza insopportabile). mi misi a guardare fuori, la terrazza era piena di neve (ero dai miei). subito arrivò un pettirosso, proprio davanti alla portafinestra. zampettando mi guardò un poco e poi volò via.
    era la prima volta che ne vedevo uno. non son più riuscita a sentirmi così triste.

  2. Petarda ha detto:

    uh dimenticavo: di quella canzone ho fatto recentemente il pieno (e anche della pimpa :)))
    baci!

  3. anonimo ha detto:

    Concordo con Petarda: quando le cose vanno male, non bisogna lamentarsi, perchè possono andare molto peggio.

    E’ il periodo, cara Riccio. E, per quanto mi riguarda, la crisi economica non c’entra un fico secco.

    (io, invece, ieri pomeriggio mi sono messo a canticchiare: “ma come è bello andare in giro/per i colli bolognesi/ se hai una vespa special che/ti toglie i problemi…”. Stamattina l’han passata in radio, mentre portavo con l’auto la Meraviglia alla scuola materna. Ha ragione, sono piccoli regali del cielo, che alleviano la sofferenza)

    Saluti !
    Lot

  4. riccionascosto ha detto:

    Sono segni, infatti, Pet. Di cosa? Probabilmente che cchiu’ scuru ‘i menzannotti un pò ffari, e che prima o poi le cose cambieranno. Oppure che la vita continua e ha comunque delle cose belle da portarci.

    Nel mio caso, Lot, la crisi c’entra per l’aspetto lavorativo, ma non è solo questo. E’ un senso di inutilità e di “trasparenza” che per ora riguarda diversi ambiti della mia vita. Ma fino a che rimane la voglia di cantare… (ecco, ora mi viene in mente Pino Daniele: “Ma basta ‘na jurnata ‘e sole
    e quaccheduno ca te vene a
    piglia’
    “… e non so neanche perché 😉 )

  5. varasca ha detto:

    … e se una passeggiata miracolosamente asciutta e piacevole si protrae poi per un totale di otto, nove ore (la milonga conta), il sorriso lo si porta fino a casa per posarlo sul cuscino 🙂

  6. riccionascosto ha detto:

    … che è un buon posto dove portare i sorrisi (almeno, così, si rischia meno di fare brutti sogni!) 😉

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