Le parole che ci siam detti

Potrei iniziare questo post come Donna Flo’, con le parole (“E non si muore così, non all’improvviso”) che Zu ha riportato sul suo Cut’n’Paste.

Potrei dire, come l’amico che mi ha comunicato la notizia per mail, che mi mancano le parole, e che comunque non ce ne sono di giuste.

Potrei dirlo perché le parole non vengono facilmente, né credo siano quelle giuste, però ci sono cose che voglio scrivere per fissarle, anche se non credo che le dimenticherei comunque. E ci sono cose che voglio recuperare perché potrebbero andar perse, e mi dispiacerebbe.

Credo che la scomparsa di Mauro Gasparini abbia colto di sorpresa tutti (a leggere questo, è stata davvero improvvisa) e che abbia lasciato un vuoto in molti. In me certamente, anche se, come altri, non avevo sue notizie da un po’.

In questi giorni ho passato molto tempo a rileggere le mail che ci siamo scambiati negli ultimi anni, da quando – sembra una vita fa, ma era “solo” maggio 2007 – ci siamo conosciuti al LitCamp di Torino. L’avevo letto, sì, anche all’epoca di Polenta&Cammelli, ma non avevamo avuto mai contatti.

Di Mauro ti colpiva l’entusiasmo verso la parola (scritta, parlata, immaginata; viva, comunque, in lui). Ne sono un esempio questi spezzoni del suo intervento al Litcamp, ripresi dal Bardo, che metto qui per tenerne traccia:

LitCamp 2007 – dalla rete, al reading, alla messa in scena, alla rete (1)

LitCamp 2007 – dalla rete, al reading, alla messa in scena, alla rete (2)

Un vulcano, davvero, che già la sera parlava di laboratori di blog-scrittura mentre, come scrive Flo’, faceva da cuscinetto tra lei e Luigi Carrino.
Ne discutemmo a lungo per mail prima di abbandonare il progetto, ma fu un ottimo inizio per un’amicizia che mi ha dato molto.

E qualche giorno dopo, nella posta trovai anche un’altra chicca, anche se ne ero solo il tramite.
La lettura, in podcast, di un racconto di Effe pubblicato su Herzog.
Purtroppo il blog non esiste più, ma ho conservato sia il file mp3, sia il racconto. Eccoli:

Mauro Gasparini raccontaSalone di Bellezza per cani” di Effe

Negli anni poi ci sono state altre cose che conservo e conserverò come un bene prezioso, che mi fanno sorridere e mi fanno pensare.
Ci sono stati i miei “grazie” per i consigli e gli incoraggiamenti, per il tempo passato a scherzare e per le discussioni serie, e i confronti e… per aver saputo guardare sotto gli aculei del riccio. Ci sono stati gli abbracci e i suoi reading, e le serate a parlare di tutto e di niente (l’ultima dopo la presentazione di “Dammi un bacio” qui a Roma, insieme alla sua compagna e al mio sponsor, in cui lo vidi finalmente sereno) .

Ma tutto è partito da lì.

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2 risposte a Le parole che ci siam detti

  1. e.l.e.n.a. ha detto:

    nel caso passassi di qua …
    auguri in ritardo, ma a.u.g.u.r.i. !!!

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